Il Mondiale vale la pena, il sesso del calcio vince sempre. Abbandonatevi a Haaland e al diritto di perdere la testa

Godiamo del calcio, senza perdere troppo tempo sul Mondiale a 64 o 128 squadre. Senza scrivere di politica quando pulsa il sesso del gioco.

Il Mondiale vale la pena, il sesso del calcio vince sempre. Abbandonatevi a Haaland e al diritto di perdere la testa

Mg New York (Stati Uniti) 05/07/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Brasile-Norvegia / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: gol Erling Haaland

Il Mondiale visto dall’uomo delle stelle

Pianeta terra, c’è un uomo delle stelle in cielo, orbita e guarda il mondiale di calcio, dice che va preso un po’ alla volta per evitare di smarrire il controllo, ma ne vale la pena.

Dice che, da lassù, è il mondiale delle stelle, il più vasto dal 1986, di Azteca in Azteca. Brillano tutte, in sequenza e al richiamo. Bellingham vola per la doppietta che lo riporti a casa. Mbappé si insinua regale e sorride ai posti di blocco che chiedono passaporto e diritti di soggiorno, che quelle carte possono arrotolarle e custodirle in un qualunque intestino bianco suprematista disponibile.

L’uomo delle stelle dice di non perdere troppo tempo sugli antichi ricami degli allenatori – non vale la candela. Haaland o c’è o non c’è e questa è tutta la differenza che conta da lassù, dove non esiste finale ma solo una breve e temporanea euforia, che è solo ciò che chiediamo, visto che saremo sempre in ritardo per chiese, moschee o sinagoghe.

Ps Seattle (Stati Uniti) 01/07/2026 – Mondiali di Calcio 2026 / Belgio-Senegal / foto Psnewz/Image Sport
nella foto: Romelu Lukaku

Non perdiamo troppo tempo coi centrali del Napoli

L’uomo delle stelle consiglia di non investire troppo sul calcio mercato, sui centrali che il Napoli potrebbe o meno iscrivere al campionato. Farlo mentre il pianeta ruggisce di piaceri promiscui intorno ad un unico pallone, è come fare la figura di quelli che vendono le medagliette di padre pio smarrite dai turisti nei miracolosi luoghi del convento.

L’uomo delle stelle vede Messi lievitare a mentre sgombra con una dieci indosso che era una maglia contro tutti i mascalzoni della terra ed ora qualche mascalzone lo blandisce – ma dice di evitare di fare i parrucconi perché il letame lo tocchiamo tutti, poi solo alcuni ci fanno crescere le rose (non prendete i cantautori troppi alla lettera perché anche loro devono alla Siae).

Mondiale per Club, Fifa

Niente politica quando pulsa il sesso del gioco

L’uomo delle stelle canta delle squadre africane maestosamente agli ottavi, a segnare le pagine di noi umani che scorrono, secoli di schiavitù che tramontano in paesi a ridosso dell’Europa che più di tutte lucrò sulla schiavitù (che tutto il mondo però praticava, con buona pace di Socrate, Gesù, Maometto, Confucio e seguaci che mai se ne dolsero), la stessa Europa che diede i natali al primo gruppo di esseri umani che iniziarono a usare il cervello, attorno a una enciclopedia, scrivendo per primi che quella tratta era un abominio, lanciando la lunga rincorsa di Ounahi.

Insomma l’uomo delle stelle canta dell’unico diritto inalienabile – quello di perdere la testa senza motivo, senza identità, senza storia. Senza chiedersi se ci siamo o non ci siamo. Senza chiederci se ci rimarremo. Senza usare troppo tempo per disaminare il modello a sessantaquattro o centoventotto squadre. Senza scrivere di politica quando pulsa il sesso del gioco. La palla continuerà a girare, mai sporca. Nonostante le sporcure. Questa è la sua magia.

Lasciate che ragazze e ragazzi si scatenino.
Lasciate che ragazze e ragazzi lo sfruttino.
Lasciate che ragazze e ragazzi ballino il boogie.