Balogun rompe il silenzio sulla grazia ai Mondiali: “All’inizio ero felice, poi ho capito”
Per la prima volta parla l'attaccante degli Stati Uniti e racconta la sua versione sulla squalifica cancellata dopo la telefonata del presidente americano al numero uno della FIFA.

SANTA CLARA, CALIFORNIA - JULY 01: Folarin Balogun #20 of the United States celebrates scoring his team's first goal during the FIFA World Cup 2026 Round of 32 match between USA and Bosnia and Herzegovina at San Francisco Bay Area Stadium on July 01, 2026 in Santa Clara, California. Jamie Squire/Getty Images/AFP (Photo by JAMIE SQUIRE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)
A distanza di giorni, la polemica sul rosso “sospeso” a Folarin Balogun non si è ancora spenta. E ora, per la prima volta, a parlare è il diretto interessato: ospite del programma mattutino della CBS, l’attaccante statunitense ha raccontato come ha vissuto la decisione che gli ha permesso di giocare l’ottavo di finale — e l’impatto che ha avuto su di lui e su tutta la squadra.
Il caso in breve
Espulso contro la Bosnia, Balogun avrebbe dovuto saltare l’ottavo con il Belgio. Poi l’intervento senza precedenti: Donald Trump ha telefonato al presidente FIFA Gianni Infantino per chiedere una revisione del cartellino, la commissione disciplinare ha sospeso la squalifica e l’attaccante è tornato in campo. Un fatto mai visto, tanto che a lungo la FIFA non ha voluto dire chi lo avesse “graziato”, prima che lo stesso Infantino confermasse la telefonata rivendicando l’indipendenza della federazione.
Folarin Balogun tells CBS Mornings what was going through his mind when he received a red card at the U.S. men’s #WorldCup game against Bosnia and Herzegovina: “I was definitely in shock.”
He said he was “happy to be back on the team” after President Trump spoke to FIFA… pic.twitter.com/zY6Y46Tmjc
— CBS Mornings (@CBSMornings) July 14, 2026
La UEFA ha parlato di una “linea rossa” superata, con la credibilità dei Mondiali a rischio, mentre non sono mancati né i paragoni storici rilanciati dal Financial Times né gli attacchi degli allenatori, come quello durissimo di Rudi Garcia. Gli Stati Uniti, alla fine, hanno perso 4-1 contro il Belgio.
La versione di Balogun: dalla gioia alla consapevolezza
Il giocatore ha ammesso di essere passato in fretta da un sentimento all’altro. “Quando ho preso il rosso ero completamente sotto shock, penso si potesse vedere dalla mia reazione, ma ho accettato la decisione”, ha raccontato. “La mia prima reazione, quando sono rientrato in squadra, è stata di gioia. Ma appena ho iniziato a ragionarci ho capito che avrebbe scatenato molte polemiche.” Una lucidità arrivata quasi subito, mentre attorno al suo nome montava un caso internazionale.

Il peso sulla squadra
Perché la vicenda, ammette Balogun, non ha pesato solo su di lui. “Percepivo il nervosismo nei miei compagni, perché è una situazione davvero fuori dal comune. Era difficile concentrarsi, c’erano tantissime distrazioni esterne”, ha spiegato. Un rumore di fondo che, per molti osservatori, ha inciso anche sulla prestazione nel netto ko con il Belgio. Di sicuro il caso ha lasciato strascichi profondi, perché mai prima d’ora un capo di Stato era intervenuto così apertamente su una decisione arbitrale. E le parole del protagonista confermano la sensazione di questi giorni: quello di Balogun è stato molto più di un episodio di campo.