Infantino rompe il silenzio sul caso Balogun e conferma la telefonata di Trump: “La FIFA è indipendente, è così che funziona”
Con una nota ufficiale il presidente FIFA difende la decisione degli organi disciplinari e ammette la chiamata del presidente Usa, ma assicura di aver risposto che il caso sarebbe stato deciso solo dagli organi competenti.

FIFA president Gianni Infantino gives a thumbs up ahead of the 2026 World Cup Group D football match between USA and Paraguay at the Los Angeles Stadium in Inglewood on June 12, 2026. (Photo by Patrick T. Fallon / AFP)
Nel pieno della bufera, Infantino interviene sul caso Balogun. Il presidente della FIFA ha diffuso una nota ufficiale per difendere la sospensione della squalifica dell’attaccante statunitense e, soprattutto, per gestire le polemiche dopo la telefonata ricevuta da Donald Trump — un episodio che aveva già trasformato la vicenda in un caso politico. Il punto di partenza è un principio: “Gli organi giudiziari della FIFA sono indipendenti. Operano in autonomia, applicano il Codice Disciplinare e decidono i casi in base ai fatti. La loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio”.
FIFA President Gianni Infantino:
“I have seen the public comments regarding the decision of the independent FIFA Disciplinary Committee related to the suspension of Folarin Balogun, and I would like to reiterate a fundamental principle of FIFA’s governance.
“FIFA’s judicial… pic.twitter.com/FzeWuMQIXf
— FIFA Media (@fifamedia) July 6, 2026
Infantino e il caso Balogun: cosa dice della telefonata di Trump
Il cuore della nota è la conferma del colloquio con la Casa Bianca, subito ridimensionato. “Sì, discuto regolarmente di questioni relative alla Coppa del Mondo con il presidente degli Stati Uniti, e su questa materia ho ricevuto una telefonata dal presidente Trump, così come ricevo telefonate da capi di stato e dirigenti di tutto il mondo”, scrive Infantino, come riporta anche ESPN. “Durante la conversazione ho spiegato che c’era in corso un processo legale che coinvolgeva gli organi giudiziari indipendenti della FIFA e che il caso sarebbe stato deciso dagli organi competenti. È così che funziona il sistema della FIFA”. Un modo per negare che l’intervento del tycoon — che pubblicamente aveva parlato di un “arbitro sospetto” e di una revisione richiesta — abbia influito sul verdetto.

L’ammissione: “A volte quelle decisioni sorprendono anche me”
Il passaggio più sorprendente riguarda però il rapporto tra Infantino e il Comitato di Disciplina. “Leggo le decisioni quando vengono emesse. A volte mi sorprendono. A volte sono d’accordo, a volte no”, ammette il presidente. “Ma quello che faccio sempre è rispettare quelle decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che una decisione ci piaccia o no è irrilevante”. Una difesa d’ufficio dell’indipendenza degli organi, che però non spegne le critiche: la sospensione era arrivata in virtù dell’articolo 27 del Codice, norma che consente di sospendere un provvedimento disciplinare ma non specifica in quali casi, lasciando un margine amplissimo. Non a caso il fronte contrario resta compatto, dalla UEFA che parla di “precedente pericolosissimo” e linea rossa superata alle stoccate del ct del Belgio Rudi Garcia, che l’ha bollata come un “pesce d’aprile”.

Ricorso del Belgio respinto, e ora la Francia reclama Olise
Sul piano formale, intanto, la FIFA ha chiuso ogni spiraglio: il ricorso presentato dal Belgio — che nella notte affronta gli Stati Uniti negli ottavi — è stato respinto dalla Commissione d’Appello perché “inammissibile, in quanto la Federcalcio belga non è parte nel procedimento e non ha legittimazione a impugnare la decisione”. Una motivazione che i belgi, che avevano attaccato la FIFA ricordando che “il regolamento dice altro”, giudicano un cortocircuito. E il precedente rischia di aprire la strada ad altri: la Francia ora chiede che venga “graziato” anche Olise, sulla scia della sanatoria concessa a Balogun — lo stesso corto circuito che c’è chi ha provato a giustificare tirando in ballo, surreale, i Mondiali del 1934. La FIFA dice di difendere la propria indipendenza. Il resto del calcio, per ora, non ci crede.