Rocchi con chi avrebbe apparecchiato la frode sportiva? Da solo?

Nessun dirigente indagato, a oggi l'inchiesta frena. L'Ansa scrive che la Procura di Milano deve ancora identificare le persone della riunione di San Siro. La richiesta di togliere l'inchiesta a Milano. I rumors da stadio sul capo della Procura Marcello Viola e il precedente del pm Santoriello

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Db Milano 11/01/2023 - presentazione introduzione fuorigioco semiautomatico S.A.O.T / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi

Segue un andamento sinusoidale l’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano sugli arbitri della Serie A. Sabato partenza in quarta con il designatore Rocchi indagato assieme al responsabile Var Gervasoni. Sotto accusa la riunione di San Siro (emersa dalle carte della Procura) in cui sarebbero stati individuati arbitri graditi all’Inter. Rocchi indagato per concorso in frode sportiva. Oggi però dalla Procura è filtrato che non ci sono dirigenti indagati. Certamente una frenata, anche brusca. È giusto dire, oggi, che l’inchiesta si sgonfia. Resta però una domanda legata alle carte della Procura: concorso di frode sportiva con chi? Al momento non si sa, lo stesso avvocato di Rocchi ha evidenziato la stranezza. Con chi l’avrebbe apparecchiata Rocchi questa eventuale frode sportiva? Da solo?

L’Ansa informa che in Procura precisano che al momento nessun dirigente di club è nel registro degli indagati. E aggiunge:

In relazione, all’espressione “più persone” – riportata nella contestazione a carico di Rocchi su un presunto accordo allo stadio di San Siro del 2 aprile 2025 per una designazione arbitrale gradita all’Inter, secondo il pm, e per escludere, in sostanza, Daniele Doveri, arbitro “poco gradito” ai nerazzurri – pare di capire che gli inquirenti farebbero riferimento a persona ancora “da identificare”. Molti i testi, tra cui gli arbitri e addetti Var, sentiti dai pm negli ultimi mesi.

La stessa agenzia Ansa poi scrive che:

Uno dei temi dell’inchiesta, tra l’altro, sarà la competenza territoriale, perché la sala Var si trova a Lissone, che ricade sotto la competenza della Procura di Monza.  

In giornata la stessa Ansa ha scritto di forti tensioni in Procura. Francamente ci rifiutiamo di credere che tutto possa essere riconducibile al capo della Procura di Milano – Marcello Viola – che è sfegatato tifoso dell’Inter. Nei mesi scorsi c’è stata polemica per il suo telefonino con lo stemma dell’Inter e ci sono anche interviste video in cui nella sua sua stanza di lavoro sono appese le maglie dei calciatori dell’Inter. Sicuramente è inopportuno e lo stesso Viola non ci fa una bella figura (polemiche simili ci furono per il pm Santoriello e l’inchiesta Prisma che riguardava la Juventus). Ma sono due piani diversi, come dimostra la stessa inchiesta sugli ultras e i rapporti tra l’Inter e la criminalità organizzata. Una cosa è il tifo e un’altra è l’amministrazione della giustizia e il perseguimento dei reati. Non scherziamo. La tensione è certamente  dovuta ad altro. L’Ansa faceva riferimento alla carenza di comunicazioni probabilmente da parte del pm Ascione titolare dell’inchiesta. Ricordiamo anche che un paio di giorni fa il quotidiano La Verità ha scritto che proprio per l’interismo spinto del numero uno della Procura milanese, alcuni club vorrebbero lo spostamento dell’inchiesta a Roma.

Inoltre Gianluca Rocchi giovedì prossimo in Procura potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.

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