Caso Rocchi, “L’Inter e i suoi dirigenti non sono indagati”. Marotta: “Abbiamo sempre operato con correttezza”
Sportmediaset: Fonti qualificate della Procura di Milano: l'Inter e i suoi dirigenti non sono nel fascicolo. Gli indagati sono tutti del mondo arbitrale. Marotta: "Siamo tranquilli"

Cm Verona 23/11/2024 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Inter / foto Cristiano Mazzi/Image Sport
“L’Inter e i suoi dirigenti non sono indagati” nell’ambito dell’inchiesta per frode sportiva sul caso Rocchi. Lo si apprende da fonti qualificate della Procura di Milano, come riporta Sportmediaset. Le persone iscritte nel fascicolo d’indagine sono tutte legate al mondo arbitrale e le partite finite nel mirino del pm Maurizio Ascione sono quattro o cinque, nessuna di questo campionato. L’inchiesta è iniziata oltre un anno fa.
Marotta: “Non abbiamo arbitri graditi, siamo tranquilli”
Prima di Inter-Torino il presidente nerazzurro Beppe Marotta aveva già provato a chiudere la questione ai microfoni di Sky Sport: “L’Inter non ha arbitri graditi o arbitri non graditi: l’Inter ha sempre operato con la massima correttezza e sempre lo farà, per questo siamo tranquilli relativamente a quanto sinora appreso solo a mezzo stampa”. E aveva aggiunto: “Sappiamo di aver agito sempre nella massima correttezza e questo deve tranquillizzare tutti. Questo è il dato più importante”.
La formula “arbitri graditi” non è casuale. Marotta risponde direttamente a ciò che è scritto nei capi di imputazione di Rocchi: il designatore avrebbe “combinato” la designazione di Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 proprio perché era “arbitro gradito alla squadra ospite, l’Inter”. Marotta ribalta quell’espressione: non esistono, per l’Inter, arbitri graditi.
Era già intervenuto nei giorni scorsi con la stessa linea: “Siamo meravigliati da quanto è successo, l’Inter è estranea ai fatti”.
Le partite nel mirino e la riunione al Meazza
La precisazione della Procura stabilisce un fatto: al momento l’Inter come società non è nel fascicolo. Ma il contesto dell’inchiesta continua a ruotare intorno ai nerazzurri. Le partite su cui indaga Ascione — Bologna-Inter, Milan-Inter in Coppa Italia, Udinese-Parma e Inter-Verona — vedono l’Inter come beneficiaria diretta o indiretta delle presunte manipolazioni contestate a Rocchi. Le accuse parlano di designazioni pilotate a vantaggio del club nerazzurro e di designazioni “schermate” per togliere arbitri non graditi dalle partite dell’Inter.
Resta poi aperta la questione della riunione al Meazza. Come aveva riportato il Fatto Quotidiano, e come avevamo scritto, Rocchi partecipò a un incontro a San Siro il 2 aprile 2025, durante una gara di Coppa Italia, in cui secondo l’accusa fu “combinata o schermata” la designazione di Doveri. A quell’incontro Rocchi non era solo: la Procura contesta un concorso “con più persone” ancora non identificate. Chi fossero gli altri presenti è uno dei nodi dell’indagine.
Un’inchiesta ancora in corso
La precisazione sullo stato attuale dell’indagine non chiude il discorso. Come avevamo già analizzato, cosa rischia l’Inter dipende da cosa ha in mano la Procura. E come ha ricordato più di un osservatore, in Calciopoli l’Inter fu archiviata per prescrizione, non per estraneità ai fatti.
Il dato di oggi è chiaro: l’Inter non è indagata. Ma l’inchiesta del pm Ascione — che ha già interrogato almeno 30 arbitri per cinque-sei ore ciascuno — non è conclusa. L’interrogatorio di Rocchi è fissato per giovedì, e non è escluso che si avvalga della facoltà di non rispondere. A febbraio, ben prima che scoppiasse il caso, il Napolista aveva scritto di quella che appariva come una battaglia politica di Marotta e Gravina per difendere Rocchi. A fine anno, aveva scritto Ordine, si sarebbe capito. Ci siamo.