Caso Rocchi, il giornalista della lettera di Rocca smonta tutto: “Non c’entrano i club, non illudete i lettori”
Caso Rocchi, Russiello (La Sicilia) smonta l'inchiesta: beghe tra arbitri, i club non c'entrano. Senza il 416 niente intercettazioni

Db Milano 28/02/2024 - campionato di calcio serie A / Inter-Atalanta / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: tabellone var
Fabio Russiello de La Sicilia è il giornalista che ha pubblicato per primo la lettera integrale di Domenico Rocca, l’esposto da cui è partita l’intera inchiesta della Procura di Milano su Gianluca Rocchi. Conosce le carte, conosce i protagonisti. E in una serie di tweet ha offerto una lettura del caso Rocchi radicalmente diversa da quella che sta dominando il dibattito pubblico: secondo Russiello, non succederà quasi nulla.
Caso Rocchi, Russiello: “Sono beghe interne, i club non c’entrano”
Il primo punto di Russiello è netto: “Non c’entrano i club, non illudete i vostri lettori, non disinformate: l’inchiesta su Rocchi riguarda solo il mondo arbitrale, Napoli, Inter, Milan, Juve non c’entrano. Sono beghe interne per modificare i voti e decidere carriere. Non illudete i vostri lettori”.
Non c’entrano i club, non illudete i vostri lettori, non disinformate: l’inchiesta su #Rocchi riguarda solo il mondo arbitrale, #Napoli, #Inter, #Milan, #Juve non c’entrano. Sono beghe interne per modificare i voti e decidere carriere.
Non illudete i vostri lettori.— FabioRussello (@FabioRussello) April 25, 2026
È una posizione forte. Russiello riduce il caso Rocchi a una questione interna all’Aia: amicizie, favoritismi, carriere arbitrali pilotate. Non frode sportiva nel senso di alterazione dei risultati a favore di un club, ma “amichettismo” tra fischietti. “Dall’inchiesta della Procura di Milano, senza manco bisogno di fare il processo, emerge un dato lampante: gli arbitri italiani sono scarsi e l’amichettismo ha solo peggiorato la situazione”.
Il paradosso delle designazioni: “Ottima scelta, direi”
Russiello affonda con un argomento che ha il sapore della beffa: “Nel capo di imputazione c’è scritto che Rocchi avrebbe scelto arbitri graditi per Bologna-Inter (partita persa) e per la semifinale di Coppa Italia (eliminati). Ottima scelta direi“.
Il ragionamento è semplice: se Rocchi avesse davvero pilotato le designazioni per favorire l’Inter, il risultato è stato catastrofico — l’Inter ha perso la partita di campionato ed è stata eliminata dalla Coppa Italia. Come abbiamo scritto riportando le parole di Condò a Sky Sport, il reato è nel tentativo e non nel risultato — “se metti una bomba e non esplode, vieni comunque perseguito”. Ma Russiello ribalta la prospettiva: se la bomba non solo non è esplosa ma ti è scoppiata in mano, quanto era davvero pericolosa?
Caso Rocchi, il nodo giuridico: senza il 416 niente intercettazioni
Il tweet forse più tecnico è quello sulle intercettazioni: “Se il reato è concorso in frode sportiva, le intercettazioni non erano possibili, a meno di una contestazione di associazione per delinquere. Ma da quello che sappiamo non c’è il 416″.
È un punto rilevante. La frode sportiva (legge 401/1989) prevede pene che non raggiungono la soglia necessaria per autorizzare le intercettazioni telefoniche, a meno che non venga contestata l’associazione per delinquere (articolo 416 del codice penale). Se la Procura di Milano non ha il 416, l’impianto probatorio si regge su testimonianze e documenti, non su intercettazioni. È una differenza enorme rispetto a Calciopoli, dove furono proprio le intercettazioni a far crollare il sistema.
La giornalista dello scoop e il libro con Gavillucci
Russiello solleva anche un elemento che definisce di contesto: “La collega che ha fatto lo scoop su Rocchi indagato, Manuela D’Alessandro, è la stessa che ha scritto il libro sugli scandali arbitrali insieme a Gavillucci”. Si riferisce a “L’uomo nero. Le verità di un arbitro scomodo“, pubblicato nel 2020 da Chiarelettere, scritto da Claudio Gavillucci con D’Alessandro e Antonietta Ferrante. Gavillucci è l’arbitro che interruppe Sampdoria-Napoli per cori razzisti e fu poi dismesso dall’Aia. Il sottinteso di Russiello è che la giornalista dell’Agi non sia una cronista neutrale ma una persona con una storia di denuncia del sistema arbitrale. Un’osservazione che non invalida lo scoop ma che aggiunge un livello di lettura.
“Il designatore orienta le designazioni? È borderline”
L’ultimo tweet è forse il più provocatorio: “Anche la teoria secondo cui il designatore orienta una designazione è un po’ borderline”. Russiello mette in discussione la base stessa dell’accusa: il designatore, per definizione, designa. Scegliere un arbitro piuttosto che un altro è il suo lavoro. Dove finisce la discrezionalità legittima e dove inizia la frode?
È la domanda che i pm di Milano dovranno chiarire. Ma è anche la domanda che, su queste pagine, abbiamo sollevato in modo diverso: se la Figc archiviò l’esposto di Rocca ma poi mandò gli ispettori a controllare, evidentemente qualcuno dentro il sistema sapeva che la linea tra discrezionalità e abuso era stata superata. Russiello ha le sue ragioni. Ma il fatto che Chinè stesso abbia chiesto gli atti a Milano per valutare la riapertura suggerisce che anche la giustizia sportiva non è così tranquilla come Russiello vorrebbe far credere.