Miccoli: “Anche Conte mi consigliò di firmare per il figlio di Moggi”

Alla Gazzetta: "Non so come sarebbe andata la mia carriera. Ma so che quando ero in carcere, Moggi chiamava per sapere come stavo. Al di là di tutto, credo che sia una persona vera. Del carcere ricordo i cancelli chiusi a chiave, la mancanza di aria, le notti a piangere."

Miccoli

Ga Torino 28/02/2010 - campionato di calcio serie A / Juventus-Palermo / foto Gianluigi Arcaini/Image Sport nella foto: esultanza Fabrizio Miccoli

È il giorno di Fabrizio Miccoli. Due interviste. Una al Corriere della Sera e l’altra alla Gazzetta dello Sport.

Miccoli nel 2017 è stato condannato dal tribunale di Palermo a 3 anni e 6 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per estorsione aggravata dal metodo mafioso, condanna confermata in appello a gennaio 2020.

Alla Gazzetta (intervista di Sebastiano Vernazza) parla anche di Moggi, di quanto gli sia costato non aver scelto il figlio di Moggi come suo procuratore.

È vero che Moggi le fece pagare il fatto di aver rifiutato la procura al figlio Alessandro?
«A Torino, molti mi consigliarono di firmare per la Gea di Alessandro Moggi. Me lo suggerì anche Antonio Conte, leccese come me. Il procuratore però ce l‘avevo, era Caliandro e non volevo tradirlo. Non lo so, se ciò che successe dopo avvenne per ripicca».

Che cosa accadde?
«Moggi padre mi punzecchiava sui tatuaggi, sull’orecchino, sui capelli, e quando ritornai dal prestito alla Fiorentina, ci fu l’episodio del pullman. Loro avevano vinto lo scudetto (poi revocato per Calciopoli, ndr) e un giorno ci portarono in Comune per una premiazione. Io venni lasciato solo a bordo, ad aspettare, una situazione umiliante. Mi cedettero al Benfica».

Rimpiange di aver detto no ad AlessandroMoggi?
«Non sono pentito, però mi chiedo come sarebbe andata la mia carriera se avessi accettato di cambiare agente. Che poi… Sono sempre stato fedele a Caliandro e oggi con Caliandro non ci parliamo più. Quando ero in carcere, mi dicevano che Moggi, il padre, telefonasse per sapere come stavo e questo mi ha fatto riflettere. Al di là di tutto, oggi penso che Moggi sia una persona vera». 

Il Corriere della Sera (l’intervista è di Monica Scozzafava) ricorda che

In un’intercettazione telefonica col figlio del boss Salvatore Lauricella aveva oltraggiato la memoria di Giovanni Falcone, chiamandolo «quel fango». La storia è nota, e viene raccontata per la prima volta nel libro di Lorenzo Avola e Carolina Orlandi, «Gloria e peccato di un campione» edito da «66thand2nd». 

Miccoli è stato sette mesi in carcere.

Ricordi dal carcere?
«I cancelli chiusi a chiave, la mancanza di aria, le notti a piangere. Ma anche mia moglie che mi viene a prendere quando sono uscito».

Qual è la cosa che più si rimprovera?
«Sono stato superficiale. Quella frase dell’intercettazione… Questo libro dovrà servire ai ragazzi, che non commettano i miei errori».

Lo presenta a Palermo.
«Alla Fondazione Falcone. Ho chiesto scusa, la famiglia mi ha capito, accolto e dato amicizia. Li ringrazierò sempre».

Si dimentica una esperienza come la sua?
«Impossibile, un segno che c’è e rimane».

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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