Calciopoli: “Moggi creò uno strapotere, e l’Inter fu archiviata per prescrizione”

Vernazza sulla Gazzetta ricostruisce quanto accaduto dal 1974 fino al 2011, oggi torna d'attualità col caso Rocchi

Moggi juventus Sarri Conte caso Rocchi Calciopoli

An Milano 03/06/2014 - conferenza stampa di presentazione libro 'Il pallone lo porto io' / foto Andrea Ninni/Image nella foto: Luciano Moggi

A vent’anni esatti dallo scandalo che scosse il calcio italiano, e nel pieno dell’inchiesta sulla frode sportiva contestata a Gianluca Rocchi, Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta dello Sport pubblica una lunga ricostruzione di Calciopoli, lo scandalo degli scandali. Un viaggio nei rapporti tra arbitri e potere nel calcio italiano che parte dal 1974 e arriva al 2011, passando per Rolex, schede estere e archiviazioni discutibili.

Dai Rolex di Sensi al sistema Moggi: la corruzione come prassi

Vernazza parte da lontano. Nel 1974 l’arbitro fiorentino Gino Menicucci denunciò un tentativo di corruzione del Foggia, che gli avrebbe offerto orologi di valore per favorirlo contro il Milan. Il Foggia fu penalizzato e retrocesso. Ma era solo l’inizio. Vernazza ricorda come a inizio millennio Franco Sensi, presidente della Roma, inviasse orologi di lusso agli arbitri e ai designatori come regali natalizi: modelli d’oro per i designatori, d’acciaio per i direttori di gara. Roma e Sensi furono prosciolti in ogni sede, perché i regali natalizi agli arbitri — scrive Vernazza — erano una prassi praticata da molte squadre. Non esattamente il panettone con lo spumante.

E poi c’è Moggi. Prima ancora di Calciopoli, ai tempi del Torino in Coppa Uefa nei primi anni Novanta, emersero voci su presunte escort messe a disposizione delle terne arbitrali designate per le partite casalinghe. Moggi si difese parlando prima di “interpreti”, poi di “hostess”. L’Uefa archiviò.

Calciopoli: le parole della Cassazione sullo strapotere di Moggi

Nel 2006, scrive Vernazza, deflagrò lo scandalo vero. Moggi aveva costruito un sistema capillare: interagiva con i designatori Bergamo e Pairetto per condizionare le designazioni, distribuiva sim straniere per eludere le intercettazioni, controllava una porzione dei media. La Juventus fu retrocessa in Serie B con la revoca di due scudetti. Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina e Arezzo subirono penalizzazioni.

Vernazza cita ampiamente le motivazioni della Cassazione, che dipinsero un quadro devastante: un mondo sommerso che aveva sconvolto l’intero sistema calcio, con Moggi al centro di uno “strapotere” esteso anche ai media. I giudici scrissero di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, strutturata e capillarmente diffusa, con il sistema delle schede estere ideato proprio da Moggi per comunicare in modo impenetrabile con arbitri e tesserati.

Sul piano penale, però, la Cassazione annullò per prescrizione la condanna per associazione a delinquere. Due condanne per frode sportiva furono cancellate per insussistenza del reato, altre caddero in prescrizione. Una conclusione giudiziaria che lasciò un sapore amaro, come ha ricordato proprio ieri il giudice De Gregorio a Repubblica: nel 2006 si è persa un’occasione per cambiare il sistema.

L’Inter e l’archiviazione per prescrizione nel 2011

Ma il passaggio più significativo dell’articolo di Vernazza, alla luce dell’inchiesta attuale, riguarda l’Inter. Il giornalista della Gazzetta ricorda che nel 2011 il procuratore federale Stefano Palazzi archiviò per prescrizione il procedimento sull’Inter, accusata di illecito sportivo, sulla base di intercettazioni fornite dallo stesso Moggi e dal suo staff legale. Intercettazioni che nel 2006 erano state considerate non rilevanti.

In particolare, da una telefonata del 17 maggio 2005, emergeva che l’allora presidente nerazzurro Giacinto Facchetti — scomparso nel settembre 2006 — cercasse di condizionare designazioni e arbitraggi parlando con il designatore Bergamo. Un elemento che oggi, con l’indagine su Rocchi che ipotizza favoritismi proprio verso l’Inter attraverso la manipolazione delle designazioni e le pressioni sulla sala VAR, acquista un significato nuovo.

Il filo rosso tra il 2006 e il 2026

La ricostruzione di Vernazza è preziosa perché mostra una continuità inquietante. Nel 2006 il problema era il sistema Moggi: designatori sotto pressione, comunicazioni riservate, un potere capace di orientare le carriere degli arbitri. Nel 2026 il problema — secondo la Procura di Milano — è analogo: Rocchi avrebbe designato arbitri graditi all’Inter, avrebbe bussato al vetro della sala VAR durante Udinese-Parma, avrebbe gestito le carriere degli arbitri in base alla loro disponibilità. L’unica differenza è che al posto delle schede svizzere c’è un vetro a Lissone.

Il parallelo con Calciopoli, che anche Tuttosport aveva evocato nei giorni scorsi, è ormai patrimonio comune. Come lo è la domanda centrale di questa vicenda: se nel 2006 l’Inter fu archiviata per prescrizione nonostante le intercettazioni, e nel 2026 l’indagine ipotizza favoritismi verso la stessa squadra, cosa rischia davvero il club nerazzurro? Dipende, come sempre, da cosa ha in mano la Procura

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata