Siamo italiani, pratici, concreti. Giochisti per i social, risultatisti nell’anima

Gattuso è riuscito a stringere a coorte una nazionale operaia. Sandro Tonali è il suo Scipio: guida silenziosa, piedi e testa

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Italy's headcoach Gennaro Gattuso hugs Italy's forward #15 Francesco Pio Esposito and Italy's midfielder #14 Niccolo Pisilli after winning the play-off FIFA World Cup 2026 European qualification semi-final football match between Italy and North Ireland at the Gewiss stadium in Bergamo, on March 26, 2026. Stefano RELLANDINI / AFP

Siamo italiani, pratici, concreti. Giochisti per i social, risultatisti nell’anima

L’Italia è in finale playoff. E già qui bisognerebbe fermarsi un attimo, perché non era scontato. Gennaro Gattuso è riuscito a stringere a coorte una nazionale operaia, di quelle che non fanno poesia ma sanno stare dentro la partita. E Sandro Tonali è il suo Scipio: guida silenziosa, piedi e testa. Superiamo una Irlanda del Nord modestissima, ma lo facciamo con quella tensione addosso che conosciamo bene. Per capirci, più tesi della maggioranza di Governo un’ora dopo l’esito del Referendum. Il primo tempo, infatti, è tutto loro nel ritmo: bassi, ordinati, capaci di perdere tempo fin dal fischio d’inizio. E noi dietro, a inseguire una partita che non riusciamo a prendere. Siamo macchinosi, però a tratti minacciamo. E quasi la sblocchiamo con Di Marco. In avanti Retegui non gioca da mesi e si vede nei tempi e nelle scelte. Moise Kean si sbatte, lotta, prova a dare un senso ai palloni sporchi. L’unico a provarci davvero con continuità è Matteo Politano, il nostro Matteo: almeno punta l’uomo, insiste, non si accontenta. Accumuliamo angoli, loro tentativi sbilenchi. Una partita che resta chiusa ma fortunatamente non nervosa. Nella ripresa entriamo più convinti. Qualcuno deve aver ricordato che non si può chiedere agli italiani un altro Mondiale da spettatori. E che c’è anche un pezzo d’Italia lontano, quello d’America, che aspetta. Ci sarebbe da scriverci sopra, davvero. Ma restiamo al campo.

La verità è semplice: ci accorgiamo che davanti abbiamo onesti calciatori da Championship. E per quanto spocchiosi a parole, noi siamo pur sempre l’Italia. Basta poco: alzare il ritmo, buttare qualche pallone in area, costringerli a giocare sotto pressione. Loro spazzano, si disuniscono. Ed infatti, il gol arriva così, senza bisogno di costruirlo troppo. Cross di Politano, respinta corta, e sui piedi di Sandro Tonali finisce la palla giusta. Controllo, scelta rapida, rete. Uno a zero. Un ex Brescia che fa esultare Bergamo. C’è tutta la prosa del pallone: niente fronzoli, solo sostanza. Solo appartenenza. Poco dopo è ancora Tonali – chi sennò – a pescare MoiseKean, tutto d’un fiato. Due a zero. Entrano Palestra e Pisilli. E insieme a Pio Esposito danno l’idea di qualcosa che può venire, più che di qualcosa che già è. Ed è una buona notizia. Facce giovani e gioiose ma di talento, puro talento. Vinciamo.

Gattuso ha preso l’anima del gruppo. E questo, in nazionale, vale più di tante altre cose. Non ci è mai importato davvero di giocare bene, e probabilmente non ci importerà neanche stavolta. Siamo italiani, pratici, concreti, pallonari da sempre. Giochisti per i social, ma risultatisti di vocazione. Conta arrivarci al mondiale, puntando tutto su empatia e cazzimma, e Rino, questo, lo ha capito subito. E se servirà, ci porterà negli States anche sulle spalle.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

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