“Non è calcio”, “ti soffocano come un pitone”: il (surreale) dibattito inglese sul gioco dell’Arsenal

The Athletic traccia una linea nei giudizi positivi e negativi sulla squadra di Arteta. Gli analisti sono ammirati, gli avversari un po' meno

Arsenal Arteta psicologia

Mg Milano 06/11/2024 - Champions League / Inter-Arsenal / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Mikel Arteta

Al netto del Guardian, che l’altro giorno ha provato a rimettere la bilancia del dibattito in equilibrio, in Inghilterra c’è per l’appunto gran fermento per i giudizi sul gioco dell’Arsenal. Che fa un po’ schifo quasi a tutti (tranne a quanto pare al Guardian, appunto). The Athletic allora ha provato un po’ a riassumere il tutto.

Arsenal, continuano le polemiche sul suo non gioco

“Negli ultimi mesi – scrive il giornale – le solite prese in giro sulla loro mentalità (“Deboli”, “Faranno una figuraccia”) hanno gradualmente lasciato il posto alle critiche sul loro stile di gioco e su molto altro. Se non sono le ex icone del Manchester United a dichiarare che la squadra di Mikel Arteta sarebbe “la peggiore squadra ad aver vinto il campionato”, è l’allenatore del Brighton & Hove Albion, Fabian Hurzeler, a criticare l’approccio dell’Arsenal: “Quello che ha fatto l’Arsenal non è calcio”, ha detto Hurzeler ai giornalisti dopo la vittoria per 1-0 a Brighton la scorsa settimana, citando il numero di volte in cui il portiere David Raya è caduto a terra chiedendo cure e il tempo in cui i giocatori di Arteta hanno controllato i calci piazzati e le riprese di gioco”.

The Athletic ha approfondito il tema parlando “con diverse fonti interne alla Premier League: due dirigenti di club, un responsabile del reclutamento di alto livello, un allenatore del settore giovanile, un giocatore, uno scout e un analista dei calci piazzati, i quali hanno tutti accettato di parlare liberamente a condizione di anonimato per tutelare la propria posizione”.

E poi non contenti hanno “analizzato diverse interviste degli ultimi due anni per cercare di delineare un quadro più chiaro di come la percezione dell’Arsenal sia cambiata tra alcuni dei suoi rivali: come il rispetto sia cresciuto o, in alcuni casi, diminuito man mano che la squadra di Arteta è diventata più intransigente nella ricerca del successo”.

Gli schemi dei Gunners: una gioia per gli analisti

Insomma hanno provato a mettere giù il dibattito in maniera più scientifica.

“Li analizzi in anticipo e cerchi i punti deboli”, dice l’analista. “Sul punteggio di 0-0 si ha la sensazione di poterli mettere in difficoltà. Ma una volta andati in svantaggio, la storia cambia. Gli spazi che si pensava ci fossero non ci sono più”. 

Un dirigente di un altro club offre un’opinione simile: “Sono come un pitone”, dice. “Ti soffocano. Giocano un calcio molto asfissiante e incredibilmente efficace”.

L’analista è ammirato: “I loro schemi di gioco sono di altissimo livello. Tre cose: 1) la loro capacità di analizzare i propri punti di forza, le debolezze degli avversari e come sfruttarle, 2) i cross di (Bukayo) Saka e (Declan) Rice, 3) il numero di giocatori pericolosi di testa, i loro movimenti e il modo in cui Gabriel in particolare attacca la palla.”

L’analista afferma che la sua squadra ha cercato di replicare alcuni elementi dell’approccio dell’Arsenal: non solo il modo in cui si accalcano nell’area piccola e battono i calci d’angolo, ma anche piccoli dettagli come “la lentezza e la precisione con cui i loro difensori avanzano dalla linea di centrocampo”, una mossa studiata per creare tensione tra gli avversari.

“Gli analisti e gli esperti di dati adorano questo aspetto del gioco: l’analisi, la cura dei dettagli, la ripetizione, vedere le routine provate in precedenza funzionare in una situazione di gioco. Se poi agli allenatori piaccia altrettanto, probabilmente dipende da chi lo si chiede.”

Un Premier League che torna indietro?

Un allenatore del settore giovanile di un club di Premier League sostiene che il calcio che stiamo vedendo in questa stagione nella massima serie – più fisico, più logorante, più orientato verso calci piazzati e schemi prestabiliti, con un netto calo del numero di gol segnati su azione – sia motivo di preoccupazione e che l’Arsenal sia diventato il “simbolo” di questo approccio.

“Ci sono voluti anni al calcio inglese per allontanarsi da questa mentalità che voleva giocatori grandi, forti e potenti, e per capire che avevamo bisogno di produrre giocatori tecnicamente dotati, capaci di fare le stesse cose che facevano i giocatori tedeschi, spagnoli e francesi”, afferma l’allenatore.

“Guardo ai giocatori tecnicamente dotati che le nostre accademie hanno prodotto negli ultimi 10 anni ed è stato un enorme vantaggio per il calcio inglese. Quando vedo come gioca l’Arsenal, che ovviamente è molto efficace, temo che ci riporterà a quello stile ultra-fisico da cui stavamo cercando di allontanarci.”

Anche uno scout di un importante club di Premier League non è rimasto impressionato. Anche lui fa paragoni poco lusinghieri tra le recenti squadre vincitrici del titolo come il Manchester City (“una gioia da guardare, complesse, fluide”) e il Liverpool (“caotiche, emozionanti, molto offensive”) e questo Arsenal (“efficiente, pragmatico, niente di nuovo”). “Ma per loro funziona”, aggiunge.

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