Sentenza storica a Barcellona: gli abbonati possono vendere i loro posti partita per partita senza passare per il club
Solo il Barcellona poteva rivendere i posti e trattenere una percentuale per il cambio nominativo. Ha perso la causa e ora gli abbonati possono chiedere il risarcimento. E vendere ma senza sovrapprezzo

Db Barcellona (Spagna) 17/02/2022 - Europa League / Barcellona-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport Nella foto: Camp Nou
I soci del Barcellona potranno tornare a cedere, anche personalmente e dietro corrispettivo economico (senza sovrapprezzo), il loro posto al Nou Camp qualora non riescano a recarsi allo stadio. Lo stabilisce la sentenza del Tribunale che ha annullato un articolo dello statuto del Barcelona approvato nell’ottobre 2018 che impediva ai soci di cedere i propri posti a sedere in cambio di un corrispettivo economico. Avvenne – scrive El Pais – dopo lo scandalo legato alla rivendita dei biglietti in occasione del Clásico tra Barça e Real Madrid.
La riforma statutaria voluta da Bertomeu prevedeva sanzioni per qualsiasi tipo di cessione che comportasse un vantaggio economico. Di fatto obbligava i soci che non potevano assistere alle partite al Camp Nou, a cedere il proprio posto al club attraverso il “seient lliure”. In pratica, il socio comunica l’assenza al club che rimette in vendita il seggiolino; se viene acquistato, una parte dell’incasso torna al titolare dell’abbonamento. E la società trattiene una percentuale.
“Di qui la ribellione di 26 degli oltre 2.800 soci ai quali era stato vietato l’accesso allo stadio per una stagione. Sotto accusa una presunta cessione irregolare degli abbonamenti durante il Clásico del maggio 2018. In quell’occasione il club denunciò l’esistenza di una rete fraudolenta dedita alla rivendita di biglietti. Solo nella partita contro il Real Madrid, avrebbe causato un danno di 1,5 milioni di euro. Nell’ottobre 2018 l’Assemblea Generale Ordinaria approvò la modifica dell’articolo 73 dello statuto, ampliando il concetto di “cessione onerosa”. Fino ad allora era considerata infrazione solo la cessione dell’abbonamento a un prezzo superiore a quello ufficiale fissato dal club per ogni incontro. Con la modifica, divenne sanzionabile qualsiasi cessione che comportasse un corrispettivo economico, indipendentemente dall’importo”.
Dopo la sentenza del Tribunale, torna quindi valido il testo precedente all’ottobre 2018: “potrà essere sanzionato soltanto il socio che venda il proprio abbonamento a un prezzo superiore a quello ufficiale stabilito per quella partita. Se la vendita avviene allo stesso prezzo o a uno inferiore, non dovrebbe essere punibile”.
“Secondo il legale dei 26 soci, la sentenza «può aprire una dimensione retroattiva» potenzialmente in grado di coinvolgere migliaia di soci, che potrebbero reclamare quanto non incassato negli ultimi sette anni. E ciò aprirebbe a risarcimenti”.











