Kalulu: “Ho cercato di dimenticare tutto e staccare, ho spento il telefono per non alimentare la rabbia”
Sul rosso contro l’Inter: “Tante persone si sono espresse, ma a me non hanno cambiato la squalifica. Contro il Galatasaray abbiamo fatto male, questa storia non può essere una scusa”.

Db Milano 14/02/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pierre Kalulu espulsione
Pierre Kalulu si racconta all’Equipe: il difensore francese della Juventus, espulso recentemente contro l’Inter, parla della sua stagione, della polivalenza in campo e della sua visione del ruolo. Ecco le sue parole.
L’intervista a Pierre Kalulu
Sulla pressione di una squadra titolata come la Juventus
Quando il club più titolato d’Italia attraversa un periodo del genere, quanto è alta la pressione?
“È una stagione intensa, come possono viverla i club di questo calibro. Ci sono grandi aspettative, perché bisogna fare bene in ogni partita. Ma fin da piccoli sogniamo di avere questo tipo di pressione intorno a noi. Il calcio va molto veloce: chi lavora in questo settore deve rimanere concentrato sugli obiettivi e valutare tutto a fine stagione”.
Critiche e social network
Come vivete collettivamente le critiche attuali sulla squadra?
“Le più forti arrivano dai social network. Io stesso sono stato tifoso, so come funziona: è frustrazione del momento, scrivi quello che vuoi e poi vai a dormire. Da giocatore, ti critichano personalmente, quindi pesa, ma non bisogna prenderla sul personale. Io dico: ‘Se non vuoi leggere certe cose, non andare sui social, anche quando va tutto bene’. Non devi aspettare che ‘Username38’ (a caso) ti dica se sei bravo o no”.
Espulsione contro l’Inter
In questa serie negativa c’è stata la tua espulsione ingiusta contro l’Inter (2-3), che ha generato enorme polemica fino alla sospensione dell’arbitro Federico La Penna. Come hai vissuto il post-partita?
“Molta frustrazione. Ho staccato il telefono per un giorno, altrimenti si sarebbe alimentata solo la rabbia. Tante persone si sono già espresse, ma a me non hanno cambiato la squalifica. Ho preferito lasciarmi tutto alle spalle”.
Le conseguenze post-espulsione hanno influito sulla preparazione della partita successiva, a Galatasaray?
“No, non credo. Sarebbe una scusa. Abbiamo fatto male comunque”.
Difendere come agli scacchi
“Si dice che ti piaccia entrare nella testa dell’avversario come negli scacchi… Parti dal presupposto che l’avversario ha il pallone e decide cosa farne. Il difensore reagisce. Ogni giocatore segue linee di connessione: l’attaccante farà il gesto che funziona per lui. Se reagisci abbastanza veloce, lo spingi a fare ciò che conosce meno, aumentando le possibilità che sbagli. Devi sapere se ama la profondità o preferisce il passaggio interno. Chi pensa due-tre mosse avanti vince. È un po’ come gli scacchi”.
Ritorno in Nazionale
“Mi sento pronto. Ho fatto tutto il necessario, sono idoneo e tranquillo. Ho avuto la fortuna di indossare questa maglia. Essere nella nazionale francese è il top, ma è un sogno che coltiviamo da piccoli”.











