La vita dell’allenatore: deve essere teatrale, gli importa vincere ma conta sempre meno dei giocatori

Da L'Equipe. "È una professione strana, dove i riconoscimenti possono ricadere su ragazzi che fanno ben poco per meritarseli, mentre altri aspettano un'eternità"

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Marseille's newly recruited Italian head coach Roberto De Zerbi directs his first training session of the 2024-2025 season at the Commanderie Robert-Louis-Dreyfus training center in Marseille, southern France, on July 8, 2024. (Photo by CLEMENT MAHOUDEAU / AFP)

L’analisi de L’Equipe un po’ generica un po’ specifica sul ruolo degli allenatori in Francia. Il Marsiglia ha perso malamente contro il Brest nonostante il cambio di allenatore e la rescissione consensuale da uno come De Zerbi, rinomato e ambizioso. Beye poteva fare poco, è stato chiamato con poco preavviso e ha preparato la partita con pochi allenamenti. Lo stesso ha fatto Haise a Rennes. In queste situazioni, l’allenatore non conta niente e (forse in generale) l’andamento di una partita dipende dai calciatori.

Che ruolo strano, l’allenatore: deve essere teatrale, gli importa vincere ma conta comunque meno dei giocatori (Equipe)

Ne scrive così il quotidiano francese:

“Essendo l’unica figura del calcio obbligata a parlare prima e dopo le partite, su tutti gli argomenti, compresi quelli non necessariamente legati alla sua squadra, l’allenatore è il personaggio centrale del dramma continuo che tiene in piedi una squadra tra una partita e l’altra. Il pubblico si aspetta da lui risposte perspicaci a domande non sempre così interessanti e che adotti un atteggiamento stimolante, anche se inevitabilmente diventa di routine. Ma il suo lavoro non è del tutto teatrale: si tratta principalmente di vincere. […] 

Ingaggiando Roberto De Zerbi nel giugno 2024, l’Olympique Marsiglia ha acquisito una vetrina europea al prezzo di un ampio staff tecnico, comunque più economico rispetto all’acquisizione di giocatori irraggiungibili. Un allenatore rinomato è un ottimo modo per dimostrare una grande ambizione senza aspettare di costruire una grande squadra. […] Accolto nella bolla dei piani a lungo termine, De Zerbi ovviamente non aveva più margine di manovra di chiunque altro: era soggetto ai risultati, come la stragrande maggioranza dei suoi colleghi.

[…] Vedere il nuovo allenatore del Marsiglia togliersi la giacca sotto la pioggia a Brest (0-2, venerdì), come per dimostrare ai suoi giocatori che erano tutti sulla stessa barca, è stato allettante […] Quando prendono in mano le squadre con poco preavviso, con solo uno o pochi allenamenti per preparare una partita, come hanno fatto Beye questa settimana a Marsiglia e Franck Haise a Rennes , riconoscono anche che il loro compito può essere futile, puramente estetico, e che l’esito di una partita appartiene in ultima analisi ai giocatori.

È una professione strana, dove i riconoscimenti possono ricadere su ragazzi che fanno ben poco per meritarseli, mentre altri aspettano un’eternità per avere finalmente una squadra in grado di dare vita alle loro idee. È meglio sentirsi a proprio agio in uno spogliatoio quanto lo si è davanti ai microfoni, ma è anche necessario essere nel posto giusto al momento giusto. Ed essere nel posto giusto al momento giusto potrebbe non essere Marsiglia nel febbraio 2026″

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