Yassine Bounou, il figlio pararigori che tutte le madri del Marocco vorrebbero avere
E' una persona sobria, che non eccede mai, ma di un’affidabilità straordinaria e che va avanti senza fare rumore (Le Parisien)

Morocco's goalkeeper #01 Yassine Bounou deflects a penalty kick from Spain's midfielder #19 Carlos Soler during the Qatar 2022 World Cup round of 16 football match between Morocco and Spain at the Education City Stadium in Al-Rayyan, west of Doha on December 6, 2022. (Photo by JACK GUEZ / AFP)
Eroe silenzioso, Yassine Bounou ha trascinato il Marocco in finale di Coppa d’Africa con la calma di chi sa aspettare il momento giusto. Due rigori parati, uno stadio in apnea e un Paese intero aggrappato alle sue mani. E’ il figlio che tutte le mamme marocchine vorrebbero avere, il fratello che tutti vorrebbero presentare ai loro amici. Leader, modesto, bravo ragazzo, “Bono” è diventato molto più di un portiere. E sulle sue spalle e nelle sue mani che i Leoni dell’Atlante hanno costruito un sogno. Il racconto è di le Parisien
Mercoledì sera, in quella soffocante serie di rigori che lo ha visto respingere due tentativi nigeriani, Yassine Bounou ha dato a tanti suoi connazionali, la forza di godersi senza freni una lunga serata di felicità prima di affrontare una dura giornata di lavoro. I Leoni dell’Atlante sono in finale di Coppa d’Africa per la prima volta dopo ventidue anni e tutto il Paese sa a chi deve dirlo. A questo eroe molto discreto che la Spagna ha soprannominato “Bono” per comodità di pronuncia e che i suoi connazionali chiamano con ancora più naturalezza con questo nomignolo, visto che ormai è quello stampato sul retro della sua maglia.
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Mercoledì, in uno stadio Prince Moulay Abdellah in ebollizione, il migliore in campo ha però, ancora una volta, mostrato grande modestia. «I rigori, sapete cosa sono, un po’ di intuito, un po’ di fortuna», ha sorriso al microfono di Bein Sports. «Oggi è andata bene. Ma voglio prima ringraziare i ragazzi per gli sforzi. Hanno fatto una grandissima partita». Poi ha aggiunto: «E non bisogna dimenticare il lavoro di Walid (Regragui), di cui non si parla abbastanza. Ha preparato benissimo questa partita, noi abbiamo fatto esattamente quello che voleva. Chapeau a Walid e chapeau ai giocatori».
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Hervé Renard, che ha guidato i Leoni dell’Atlante (2016-2019) e lo ha promosso titolare in nazionale racconta. «Nella vita è l’immagine di ciò che è in campo. E’ una persona sobria, che non eccede mai, ma di un’affidabilità straordinaria e che va avanti senza fare rumore». In uno stadio in preda alla frenesia, sotto gli occhi di un pubblico i cui battiti cardiaci avrebbero quasi potuto essere misurati sulla scala Richter, “Bono” ha invece dato l’impressione di attraversare con calma olimpica il momento più ansiogeno del torneo.
Discreto, quasi in ombra fuori dal campo, Yassine Bounou non ha mai cercato la luce dei riflettori. Un tratto caratteriale che, al di là delle sue prestazioni, lo rende ancora più simpatico agli occhi dei tifosi della nazionale. Riservato nella vita privata, ha dovuto attendere una maturazione tardiva nei club, a Girona e poi a Siviglia, e soprattutto il Mondiale 2022 per rivelarsi davvero al mondo intero.
Oggi è non solo colui che rassicura, che mantiene l’equilibrio quando tutto vacilla, ma anche quello che non trema quando un intero stadio è sul punto di esplodere. Al suo fianco, sua madre Rachida, 70 anni, va ancora oltre, con una tenerezza quasi materna: «Con il suo volto angelico è il figlio di tutte le mamme marocchine, il tipo di persona che si ama subito». E probabilmente per l’eternità, se domenica tutto continuerà ad andare come in un sogno.










