Bove: «La mia diagnosi preferisco che rimanga privata. Il defibrillatore è come un telefono, tra le costole e la pelle»

Al Corsera: «Una seconda chance con la vita, non solo col calcio. Quando fai il calciatore non ti chiedi mai perché fai questo mestiere»

Bove watford

Firenze 27/09/2024 - campionato di calcio serie A / Fiorentina-Roma / foto Image Sport nella foto: esultanza gol Edoardo Bove

Edoardo Bove si è trasferito al Watford: è la sua prima esperienza dopo l’arresto cardiaco e sta letteralmente ricominciando da zero. In conferenza stampa con il club inglese, ha raccontato le sue emozioni, i progressi con il nuovo corpo e la determinazione a tornare a giocare. Ne scrive il Corriere della Sera.

Le parole di Bove

Come sta imparando a conoscere il suo nuovo corpo?

«All’inizio, quando ho cominciato a correre sei-sette mesi fa, sentivo il cuore battere veloce e me ne rendevo conto. E c’è anche l’aspetto psicologico. È chiaro che dopo un evento del genere hai pensieri diversi, ma devi abituarti».

Sembra una persona molto forte. Cosa l’ha aiutata?

«Devo ringraziare la mia famiglia e la mia ragazza, che è stata molto importante in questo periodo. È stato un anno difficile, ma siamo contenti di come lo abbiamo superato. A volte nella vita arrivano prove che superi e ti fanno sentire meglio. Se tenti di attraversare le difficoltà da solo è complicato. I miei problemi sono stati un evento pubblico, tutti hanno visto cosa mi è successo, ma ognuno di noi ha delle difficoltà. Io le ho superate grazie alle persone che ho attorno».

Ha parlato con altri giocatori che hanno avuto esperienze simili alla sua, come Eriksen?

«Sì, ci siamo scambiati vari messaggi. Il defibrillatore ora ha un nome… È come un telefono, un po’ più piccolo, tra le costole e la pelle. Si sente al tocco, senza la maglietta si vede, ma non mi dà alcun problema. Il primo mese, dopo l’intervento, ho dovuto abituarmi. Credo sarebbe peggio avere un problema al ginocchio».

Qual è la diagnosi?

«C’è, ma preferisco che rimanga privata».

E’ una seconda chance?

«Una seconda chance con la vita, non solo col calcio. Quando fai il calciatore non ti chiedi mai perché fai questo mestiere; da piccolo sai che stai facendo la cosa più bella al mondo. Quando per un periodo sei costretto a fermarti ti rendi conto che è una vera passione. Continuerò a cercare di riempire la mia vita di cose che mi piace fare».

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