Avevate mai sentito parlare di step on foot? Fino a due anni fa nemmeno esisteva

Repubblica scrive che è sì rigore ma è un rigore contemporaneo, figlio del regolamento: ora è un'epidemia di piedi sugli scarpini altrui

step on foot

Db Milano 11/01/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: gol Hakan Calhanoglu

Step on foot. Repubblica – con Emanuele Gamba – giustamente scrive che a Milano l’arbitro Doveri (anzi il Var Di Bello) fischia un rigore che per regolamento esiste ma che possiamo archiviare alla voce “rigore contemporaneo”, figlio di un regolamento assurdo scritto da chi in vita sua a calcio non ha mai giocato nemmeno per sbaglio. Al di là dell’episodio ieri, sarebbe il caso di tornare a un regolamento serio di calcio, che sia all’altezza di questo sport, senza snaturarlo.

In ogni caso Repubblica scrive così:

Atto finale della recita bollente di cui Antonio Conte, il più focoso degli allenatori nostri, era stato protagonista. Stavolta è andato oltre, urlando per quattro volte «vergognatevi» in faccia al quarto uomo Colombo e poi ancora mentre scendeva le scale verso gli spogliatoi (ma il plurale intendeva coinvolgere tutti, probabilmente da Rocchi in giù), dopo aver scagliato una bottiglietta e calciato di rabbia un pallone che a momenti finiva in curva, meritandosi il rosso dell’arbitro Doveri e, in prospettiva, una squalifica non lieve. Nel frattempo, Chivu fomentava con ampi gesti il tifo di San Siro, già incandescente di suo.

Tutto era nato da un pestone in area di Rrahmani a Mkhitaryan, diventato rigore dopo l’analisi alla moviola: è un genere di fallo che fino a un paio d’anni fa non esisteva (avevate mai sentito parlare di step on foot, quando il calcio era arbitrato in maniera meno cervellotica?), mentre adesso è un’epidemia di piedi sugli scarpini altrui.

 

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