C’era una volta il Manchester City di Guardiola. Ma nessuno scrive epitaffi di Pep (non allena il Fenerbahce)

Due sconfitte nelle prime tre giornate di Premier (oggi contro il Brighton). La crisi non finisce, eppure Pep resta un santone intoccabile (nonostante le campagne acquisti da urlo)

Guardiola

Manchester City's Spanish manager Pep Guardiola gestures on the touchline during the English FA Cup final football match between Crystal Palace and Manchester City at Wembley stadium in London, on May 17, 2025. (Photo by Glyn KIRK / AFP)

C’era una volta il Manchester City di Guardiola. Ma nessuno scrive epitaffi di Pep (non allena il Fenerbahce)

Il Manchester City non si riprende più. I tifosi del Napoli toccheranno ferro, in attesa del 18 settembre giorno di City-Napoli in Champions League. Fatto sta che i Citizen sono entrati in una crisi che al momento sembra senza via d’uscita. Dopo la mediocre stagione scorsa, i Citizen non si sono ancora ripresi. Prime tre giornate di Premier League: una vittoria e due sconfitte. Contro il Tottenham e oggi in casa del Brighton che ha rimontato da 0-1 a 2-1.

Il City non riesce a tornare la squadra che era. Ha improvvise amnesie e si assenta dal campo. Non è più la formazione spietata che è stata. Guardiola fatica a trovare il bandolo della matassa. Resta al suo posto, forte anche di un contratto milionario.

Scrive il Guardian:

Quando una squadra perde l’aura dei campioni… Gli avversari improvvisamente li guardano e si chiedono che cosa un tempo faceva sembrare imbattibile un gruppo di giocatori con le magliette celesti. A fine primo tempi, il Manchester City era in testa e sembrava a proprio agio in un match che stavano conducendo senza preoccupazioni.

Poi, però, è cambiato tutto. E nemmeno le parate di Trafford hanno salvato il team di Guardiola.

Guardiola resta un intoccabile nonostante le dispendiose campagne acquisti

Scrive il Guardian che la partita è cambiata anche grazie al quadruplo cambio operato all’ora di gioco da Fabian Hürzeler 32enne tecnico del Brighton.

Deve prendersi il merito della quadrupla sostituzione che ha stravolto la partita. Ma altrettanto sorprendente è stato il modo in cui il City è diventato vulnerabile sulle palle giocate dietro la linea difensiva. Quella struttura che una volta dava loro un controllo soffocante, è scomparsa quasi del tutto.

Nemmeno il rientro di Rodri dal primo minuto è servito a infondere la sicurezza e la tranquillità necessarie.

Il Brighton fin qui aveva fatto registrare prestazioni migliori dei risultati. Oggi, invece, ha ripetuto la vittoria della scorsa stagione.

Conclude il Guardian:

Ciò che è stato sconcertante è vedere incapace sembrasse il City a fermare gli attacchi del Brighton. Trafford ha effettuato parate su parate prima di capitolare al minuto 89.

Pep non si tocca, non è Mourinho

Quel che sorprende, è che nessuno scrive epitaffi di Pep nonostante le continue campagne acquisti principesche del City. Ne abbiamo letti bizzeffe a proposito di Mourinho esonerato dal Fenerbahce, come se il portoghese avesse fallito l’ingresso in Champions col Bayern di Monaco. È meraviglioso il compiacimento del giornalismo a maramaldeggiare e a piegare la realtà ai propri desideri.

Ci piace riportare quel che ha scritto oggi Ivan Zazzaroni direttore del Corriere dello Sport:

Licenziato di nuovo? Tiriamogli addosso, daje, demoliamo il monumento. Perché José non è stato capace di imporsi nemmeno col Fenerbahçe di Koç, il presidente miliardario che negli ultimi 7 anni ha esonerato 13 allenatori vincendo una beneamata cippa. Mou è peraltro quello che ha retto di più, 424 giorni. Prima di lui erano stati bruciati Kartal, silurato – come Murat Göle – in due momenti distinti, Jorge Jesus, Vitor Pereira, Emre Belözoğlu, Erol Bulut, Tahir Karapinar, Ersun Yanal, Erwin Koeman e Phillip Cocu.
Quattro gli esoneri subiti negli ultimi sette anni. Da Man United, Tottenham, Roma e appunto Fenerbahçe.
Stabilito che, avendo lavorato in passato con Barcellona (vice), Benfica, Real, Inter, Chelsea, Manchester Utd, Tottenham e Roma, 26 titoli in totale, gli erano rimasti solo Psg (l’ha cercato quand’era sotto contratto), Bayern e City, occupato da un secolo da Pep; fatta la premessa, trovo normale che abbia potuto o dovuto accettare quel che rimaneva.
Ma cos’hanno vinto le stesse squadre dopo l’addio a Mou? Lo United una coppa Carabao perché sei morto e il Tottenham un’Europa League. Non si contano gli esoneri di allenatori registrati nelle cinque squadre in oggetto dal 2018 a oggi.
Mou bollito pur avendo 5 anni meno di Gasperini e 4 meno di Ancelotti, entrambi in grande spolvero. Alimentazione sbagliata? Quando sento parlare di mancanza di aggiornamento mi rendo conto che nessuno ha mai parlato con lui di calcio o l’ha visto lavorare. Ma tanto io sono di parte. Quella giusta.

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