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Stefano Cusin: «La realtà e diversa da quello che si racconta. La Palestina è sicura»

Il Messaggero intervista Stefano Cusin, il ct delle Comore, che da vent’anni fa il giro del mondo con un pallone in valigia per allenare.

Stefano Cusin: «La realtà e diversa da quello che si racconta. La Palestina è sicura»

Il Messaggero intervista oggi Stefano Cusin, un allenatore di calcio molto particolare che da vent’anni fa il giro del mondo con un pallone in valigia per allenare. Oggi è il ct delle Comore e ha portato la selezione ad una storica seconda qualificazione per la Coppa d’Africa del 2025. Cusin nasce a Montréal, ma ha origini aretine ed ha sempre allenato in territori difficili.

Si è mai sentito in pericolo?

«Spesso le rappresentazioni che vengono date non sono la realtà e sono ingigantite. In Palestina, nella Striscia di Gaza e in Iran ho trovato rispetto, considerazione e anche protezione. la Palestina è sicura, a Hebron giravo tranquillamente per le strade perché nessuno mi avrebbe fatto del male. Anzi m’invitavano a prendere il tè. In Sud Sudan invece avevo le guardie del corpo dicendomi di non muovermi di notte»

Non ha mai allenato in Italia, ma qualche contatto c’è stato

«Solo cose superficiali e piazze senza un progetto adeguato. Vedono in me un giramondo nei Paesi esotici e non sanno cosa c’è dietro. All’inizio mi dispiaceva e volevo dimostrare, poi nel tempo questo mi ha permesso di viaggiare e conoscere nuovi mondi».

I primi passi alle Comore non sono stati facili: «All’inizio c’era molto scetticismo per i risultati e la posizione nel ranking. Con il Madagascar c’è una forte rivalità: loro hanno oltre 30 milioni di abitanti, sono un continente rispetto a noi e i loro tifosi ci sfottevano. Ci dovevano: cosa ne sapere voi del calcio? Abbiamo vinto il derby, sono stato il primo a riuscirci dopo 46 anni»

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