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La figlia di Clay Regazzoni: «In “Rush” Favino lo ha intepretato come se papà fosse uno scaricatore di porto»

L’intervista al Corsera: «A Lugano nessuno si interessava a lui, in Italia era un eroe. Ci rimase male quando la Ferrari non gli disse che sarebbe andato via»

La figlia di Clay Regazzoni: «In “Rush” Favino lo ha intepretato come se papà fosse uno scaricatore di porto»
Swiss F-1 driver Clay Regazzoni speeds his Ferrari 312 T on the track during the Swiss Grand Prix in Dijon 24 August 1975. AFP PHOTO (Photo by AFP)

Alessia Regazzoni, la figlia di Clay pilota di Formula Uno (anche Ferrari) degli anni 70 e 80, intervistata dal Corriere della Sera.

Regazzoni eroe in Italia, semisconosciuto in Svizzera.

«Da noi era ed è così per tutti i personaggi famosi. A Lugano nessuno mi faceva sentire la figlia di un campione».

Quando capì che suo padre era qualcuno?

«Appena arrivavamo alla frontiera con l’italia. Era come entrare in un altro mondo. I doganieri lo riconoscevano e gli chiedevano foto e autografi. E lo tempestavano di domande sulla Ferrari».

Le corse, allora, erano uno sport pericoloso.

«Una volta Jacky Ickx (anche lui pilota Ferrari, ndr) disse che quando i piloti si vedevano al giovedì prima della corsa si guardavano e pensavano: magari lunedì qualcuno di noi non ci sarà più. Mio padre non ci pensava alla morte. Quando deve arrivare il tuo momento non puoi farci nulla. Infatti è morto mentre viaggiava a 80 all’ora».

Portò Niki Lauda alla Ferrari dalla Brm. Però il campione austriaco non fu troppo riconoscente.

«Erano amici. Niki veniva spesso a Lugano. Mia mamma aveva legato con la fidanzata di Niki, Mariella von Reininghaus».

Però in Ferrari trattavano meglio Niki?

«È vero. Un meccanico disse a mio padre che la Goodyear dava a Lauda le gomme migliori e la Ferrari il motore più fresco».

Ha visto il film Rush?

«Sì».

Le è piaciuto?

«Favino è bravissimo, ma ha interpretato mio padre come fosse uno scaricatore di porto. L’attore che ha fatto Lauda è stato più aderente al vero. E anche James Hunt è venuto una macchietta. Sembrava un donnaiolo tossicomane».

Viveur, danseur e a tempo perso pilota: così Enzo Ferrari accolse suo padre dopo un tango a Canzonissima con la Carrà.

«E papà ci restò male. Perché lui viveva per le corse. Poi con il Commendatore si chiarirono. Non erano uomini che lasciavano le cose in sospeso. E non portavano rancore.si stimavano molto».

Correre per la Ferrari.

«Il sogno di ogni pilota. L’anno che lasciò la Rossa rimase sorpreso. Si aspettava che qualcuno glielo dicesse prima visto che Carlos Reutemann aveva già firmato a settembre».

A quarant’anni la rivincita. Portò la Williams al primo successo. I nuovi sponsor erano la famiglia di bin Laden.

«Erano tanti fratelli, più di 40 ma non c’era il futuro capo di al Qaeda».

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