A El Pais: «Il calcio è una questione di tempo, l’ho imparato da Kroos e da Modric. Ci sono piccole cose che in campo non devi forzare»

Nella settimana che porta alla finale di Champions League si dà più spazio ai protagonisti della competizione. Nei giorni scorsi hanno parlato Ancelotti, Fullkrug, Kroos e tanti altri. El Pais ha scelto di intervistare Camavinga, il giovane centrocampista del Real Madrid a cui sarà affidato il centrocampo dopo l’addio di Kroos. Di seguito un estratto dell’intervista:
Camavinga: «Sono un po’ più maturo, ho più barba»
La seconda finale di Champion in tre stagioni a Madrid. In cosa è cambiato Camavinga?
«Sono un po’ più maturo, ho più barba (ride) e il mio gioco è cambiato un po’. Sono più tranquillo e gioco anche un po’ di più».
In che senso sei più tranquillo?
«Quando guardi Toni Kroos o Luka Modric, devi solo fare come loro, che mantengono la calma in ogni zona del campo. Anche la qualità dei passaggi di Toni. E ho imparato a parlare meno, come lui, perché è una persona che non parla molto, ma quando lo fa, lascia il segno. E questo mi piace molto».
In questo passaggio generazionale, Ancelotti ha sempre chiesto la comprensione ai veterani e la pazienza ai giovani. Come l’hai gestita?
«Non sono molto paziente. Perché nella mia vita le cose sono arrivate molto velocemente, ma ho imparato anche essere paziente. A volte, è la chiave, anche se noi giovani siamo abituati ad avere tutto e subito. Nel calcio è diverso, bisogna avere pazienza».
Una sorta di lezione di vita?
«Il calcio è una questione di tempo. Ci sono piccole cose che non devi forzare perché quando lo fai potrebbero non andare bene. E se non si è pazienti, si possono fare danni. Io non ho pazienza, ma è la chiave della vita, credo. Nella vita, in generale, non ho avuto pazienza, ma nel calcio devo averla».
In cosa devi migliorare?
«Nella concentrazione quando non abbiamo la palla. A volte guardo le partite e mi chiedo perché non sono andato lì, perché non l’ho fatto».
«Da bambino ero un dieci. Mi divertivo a dribblare. Ma a Rennes, non capisco perché, mi hanno messo a difendere. Non capisco perché. Quando ero più giovane, ero più attaccante e segnavo più gol. Ma nelle giovanili ho iniziato in mezzo al campo. Ho dovuto difendere di più, recuperare più palle. Non mi piaceva difendere, ora sì», ha concluso Camavinga.