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È ora che De Laurentiis si svegli e si renda conto degli errori dei suoi costosi dirigenti (Corbo)

Lasciato solo da una dirigenza che non compare mai. Osimhen da Istanbul sarebbe arrivato prima a nuoto o anche a piedi.

È ora che De Laurentiis si svegli e si renda conto degli errori dei suoi costosi dirigenti (Corbo)
Aurelio De Laurentiis (Ciambelli)

È ora che De Laurentiis si svegli e si renda conto degli errori dei suoi dirigenti. A scriverlo è Antonio Corbo che sull’edizione napoletana di Repubblica quasi assolve Adl e attacca il cerchio magico del presidente del Napoli.

La prima analisi divide le responsabilità tra una squadra demotivata finora sdraiata sugli alibi e una società che non incide, resa debole da un presidente che si sente molto forte, ma lasciato solo da una dirigenza che non compare mai. Un figlio vicepresidente ed un vertice che pesa abbastanza sul bilancio, con amministratore delegato, due direttori sportivi, un capo dello Scouting. Un gruppo di lavoro che ha gestito due mercati non fortunati, se Mazzarri schiera come ieri 9 titolari su 11 dello scorso anno.

De Laurentiis le ha provate tutte. Esponendosi in soffocanti vigilanze ai tempi di Rudi Garcia. Ma la società si rivela fragile.
Osimhen sarebbe arrivato prima a nuoto o anche a piedi. Ricondurre Osimhen ad un minimo di disciplina è urgente. Mancava il disguido all’aeroporto di Istanbul.

Strano pure che nessuno dei tanti dirigenti non si sia mosso. Noleggiare un executive o proteggere il ritorno su un altro volo. Milano Malpensa e Linate, Parma, Bergamo, Roma. Da Istanbul all’Italia ci sono più voli che bus da Mergellina a Posillipo. È ora che anche il criticatissimo presidente dia una sveglia alla squadra e al suo cerchio magico.

De Laurentiis furibondo, è sceso due volte negli spogliatoi (ormai è un’abitudine).

A dare la notizia della sua discesa per due volte negli spogliatoi è il Corriere dello Sport con Fabio Mandarini.

Adl, ieri, è andato due volte negli spogliatoi: alla fine del primo tempo e poi prima del 90’. Il pareggio di Ngonge lo ha guardato in televisione, in una delle salette del ventre dello stadio, e a seguire ha visto sfilare la squadra e Mazzarri.

Era ovviamente molto teso – facciamo furibondo – ma ha mantenuto un aplomb: inevitabile una chiacchierata e un confronto con il capitano Di Lorenzo e con l’allenatore, ci mancherebbe, ma lo sguardo è già rivolto a mercoledì. Tre giorni. Tre giorni per capire come salvare la stagione in tre mesi. Oggi, intanto, a Castel Volturno sono in agenda il faccia a faccia tecnico-squadra e il primo allenamento verso il Barça. Il bivio: una notte di gala Champions che potrebbe anche trasformarsi in un’andata degli ottavi senza ritorno. Un remake di quanto accadde con Ancelotti dopo il Genk nel 2019.

Il Genoa, però, ha lasciato una scia profondissima di strascichi che non può passare inosservata esattamente come le ombre che si allungano sulla panchina e sul futuro di Mazzarri: Marco Giampaolo è il primo candidato, in questa fase il più autorevole e accreditato; il ct della Slovacchia, Francesco Calzona, è invece l’outsider (con Hamsik vice).

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