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Napoli, analisi di un disastro: com’è stato possibile distruggere una macchina perfetta in pochi mesi?

Il tonfo ha molti padri. La possibilità di rimediare passa per De Laurentiis: chi lo convince che il Napoli ha bisogno di top leader e non di mezze tacche?

Napoli, analisi di un disastro: com’è stato possibile distruggere una macchina perfetta in pochi mesi?
Ci Napoli 19/12/2023 - Coppa Italia / Napoli-Frosinone / foto Carmelo Imbesi/Image Sport nella foto: Napoli

ANALISI DI UN DISASTRO
Il tonfo epocale, clamoroso e vergognoso nella storia del Napoli, ha molti padri e assegna precise responsabilità. Come è stato possibile, chiede il tifoso, distruggere una macchina perfetta che si era imposta, per risultati e qualità di gioco in tutta l’Europa, con la conquista di uno scudetto vinto con un vantaggio di sedici punti sulla seconda classificata e che ora appare in frantumi?

Un disastroso avvio nel nuovo campionato, certificato indelebilmente dal Frosinone, che è venuto a trionfare al Maradona, ha molte cause che non è difficile individuare ma è difficile qualificare per peso ed importanza. Proviamo ad elencarle, lasciando però ai tifosi il compito di valutarle.

Il Napoli, dopo avere festeggiato giustamente uno scudetto conquistato dopo trentatré anni, si è ritrovato privo di guida per l’abbandono, forse anche stimolato, di un allenatore come Spalletti e di un direttore sportivo come Giuntoli. A queste perdite ha ritenuto possibile rimediare il presidente De Laurentiis, che ha peccato di presunzione e ha assunto un ruolo monocratico, alimentando polemiche sia all’interno del Club sia con le Autorità federali.

A questa responsabilità, che è propria di tutti i capi, bisogna aggiungere quella di giocatori che, fieri dei risultati raggiunti, hanno perso vigore morale e hanno concentrato la loro attenzione sulla migliore “monetizzazione” delle loro prestazioni. Anche in questo caso, dunque, un atteggiamento arrogante nei confronti della Società. La storia di rinnovi promessi e non concessi, il difficile equilibrio da creare tra i componenti della squadra hanno certamente contribuito ad una caduta di morale avvertita in questo campionato.

Ai giocatori si può però imputare solo in parte il calo fisico, dovuto ad una preparazione atletica molto discutibile visto l’attuale rendimento di giocatori che camminano in campo mentre gli avversari corrono.

A queste notazioni di carattere tecnico non si può non aggiungere quello di contingenze sfortunate dovute non solo ad errori arbitrali (o del Var) macroscopici ma anche ad errori clamorosi dei nostri campioni in tutte le partite di cartello. Basta ripercorrere la storia recente degli incontri con la Lazio, l’Inter e la Juventus. Gol presi da trenta metri, sbagli davanti ad un portiere in difficoltà, incapacità di difendersi sulle palle inattive hanno rappresentato il bilancio di questo nuovo anno. Non vanno, poi, dimenticati i gol annullati e i rigori non concessi.

Quello che nel complesso appare chiaro è che spesso il successo, più che essere difficile da raggiungere è molto arduo da gestire. Con questo vogliamo sottolineare che sembra inappropriato attribuire alla sfortuna o a qualche evento contrario quelli che rimangono sostanzialmente frutto di errori umani, tra i quali peso non irrilevante deve attribuirsi ad una campagna acquisti del tutto sbagliata.

Come in ogni analisi che si rispetti, importante è la conclusione da proporre alla luce delle considerazioni fatte, e che riguardano il senso da dare alla stagione calcistica e gli obiettivi che appaiono ancora raggiungibili.

Cancellata l’ambizione scudetto, usciti velocemente e ignominiosamente dalla Coppa Italia, con un avversario difficile nella Champions attuale, resterebbe soltanto l’obiettivo di qualificarsi per quella futura e di incidere, ma in prevalenza da spettatori, nella lotta scudetto. Ma anche questi risultati minimali sono legati a un rafforzamento della squadra (almeno un difensore centrale e un centrocampista) con scelte oculate: per il Napoli occorrono giocatori “top leader” e non mezze tacche utili in compagini di media o bassa classifica. Per chiudere in modo coerente, bisognerebbe rispondere ad un ultimo quesito: chi farà queste scelte e chi convincerà il Presidente a investire le risorse necessarie?

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