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Juliano: «Ovunque parlavano male di Napoli e dei napoletani. Ho sempre reagito senza vittimismo»

Il ricordo della Gazzetta: «Una volta a Torino la tv cercava i napoletani per un servizio di colore. Io dissi: “Lasciate stare il folclore”»

Juliano: «Ovunque parlavano male di Napoli e dei napoletani. Ho sempre reagito senza vittimismo»

La morte di Juliano. La Gazzetta ne scrive con un lungo pezzo di Germano Bovolenta, pezzo che si chiude così:

«Una volta a Torino la tv cercava i napoletani che non c’erano, credo per un servizio di colore. Io dissi: “Lasciate stare i Pulcinella e il folclore e guardate noi, i napoletani in campo». La sua “napoletanità”. «Ho girato il mondo, sono stato in tutta Europa e nelle Americhe. Ho sentito parlare male di Napoli e dei napoletani. Ci sfottevano, tiravano in ballo l’immondizia, il colera. Io soffrivo e m’incazzavo, piangevo per la rabbia. Ma poi reagivo. Ho sempre reagito, senza la retorica e il vittimismo. Non so se sono napoletano verace. Sono solo Anto’». Ma era il grande Totonno.

IL RICORDO DI CARRATELLI

I ricordi sono tanti. Il titolo di campione europeo con la nazionale del 1968. I tre Mondiali cui ha partecipato (1966, 1970, 1974). In Messico giocò gli ultimi 17 minuti della finale contro il Brasile sostituendo Bertini. Nel 1974 in Germania rimase in panchina dopo avere rischiato l’espulsione dai ranghi azzurri per una violenta sparata a Coverciano, né la prima, né l’ultima, sui giocatori del Sud penalizzati nei confronti dei colleghi che militavano negli squadroni del Nord. “Era così – dice. – A me dicevano: vieni all’Inter, ti difenderanno tutti e giocherai sempre in nazionale. Zoff divenne titolare in nazionale dopo che passò alla Juventus pur avendo debuttato quand’era nel Napoli. Giocava sempre Albertosi. Cannavaro e Ferrara hanno avuto fortuna lontano da Napoli”.

Col Napoli, Juliano vinse la Coppa Italia del 1976. “All’Olimpico di Roma battemmo in finale il Verona allenato da Valcareggi. Vincemmo nell’ultimo quarto d’ora dopo avere dominato. Sugli spalti fu un trionfo di bandiere azzurre. Ricordo l’Autostrada del Sole al ritorno. Noi sul pullman della società e centinaia di auto di tifosi che ci scortavano. L’ingresso in via Marina, dove c’era una gran folla di tifosi che ci aspettava, fu un autentico trionfo”.

Ricorda ancora: “Gli anni più belli del Napoli furono quelli con Vinicio allenatore. Andammo a sfidare la Juventus per lo scudetto. Ferlaino aveva ceduto Zoff e Altafini al club bianconero. Ci castigarono proprio loro due. Fu l’occasione in cui avrei potuto segnare due gol e sarebbe stato scudetto. Battei Zoff con un tiro di esterno destro da fuori area che finì nell’angolino. Pareggiammo così il gol di Causio. Poi un tiro all’incrocio dei pali ancora da fuori area che Dino volò a parare. Altafini a due minuti dalla fine ci condannò”.

 

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