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L’Europa League è vissuta come una nube tossica e chi non lo dice è ipocrita

Cosa sarebbe Insigne lontano dalla sua mattonella. Prima dell’intervallo, si è avvicinato all’arbitro dandogli il cinque, probabilmente per ringraziarlo di non aver fischiato alcun rigore

L’Europa League è vissuta come una nube tossica e chi non lo dice è ipocrita
Napoli 21/10/2021 - Europa League / Napoli-Legia Varsavia / foto Insidefoto/Image Sport nella foto: esultanza gol Lorenzo Insigne

Il mio Napoli – Legia 3-0

  • “Ma mo’ il Napoli gioca in Europa Ligg?”
  • È la domanda che ci si fa alla domenica, a fine partita, di cui conosci già la risposta, ma speri di esserti sbagliato.
  • Già in condizioni normali, si maledice questo sport lontanamente simile al campionato o alla CL. Ciò accade, salvo non si vada a beccare proprio il Leicester o malauguratamente si arrivi ai quarti o oltre.
  • Se poi ti stai giocando lo scudetto, la si vive come una vera e propria intrusione o addirittura una nube tossica che contamina il cammino principale.
  • Non si può dire, ma è il pensiero comune del 98% di coloro che hanno a che farci. E chi non lo dice o dice il contrario, mente. I presidenti la odiano perché non regala carrette di euri e costringe viaggi infrasettimanali in luoghi dimenticati anche dalle cartine geografiche; gli allenatori, perché si rischiano infortuni, non ci si allena e si torna giusto in tempo per far arrestare il falconiere, mettere piede in campo e perdere la prossima di campionato; i giocatori, perché non è una vetrina e perché chi ha giocato poco vorrebbe sfondare ma poi si ritrova accanto compagni mummificati con 10 minuti di autonomia e i giornalisti perché spesso devono raccontare partite con un tasso tecnico inferiore alla recita dei figli a scuola in cui magari la squadra per la quale scrivono perde contro pescatori di salmoni o halibut.
  • E i tifosi perché si presentano in 7mila, nonostante ci sia la promozione paghi 1 e vedi 2.
  • Il dramma di chi non arriva quarto in campionato non è la mancata Champions, ma è l’approdo in Europa League.
  • Ma tutto questo, ripeto, non si può dire.
  • Anni fa ero un sostenitore di tutte le competizioni e che bisognava giocarle fino in fondo. Col tempo, proprio coloro che la giocano mi hanno fatto cambiare idea.
  • La EL assume importanza solo quando si perde, magari contro uno Young Boys, un Granada o uno Spartak Mosca. Perché a nessuno interessa, ma la vergogna spesso oltrepassa gli alibi del turnover, del ragazzino della primavera, dell’infortunato, dell’esperimento o del menefreghismo.
  • Una volta il Napoli di Mazzarri perse andata e ritorno contro una specie di squadra ceca in cui giocava un 10 che già indossava le camicie col difetto come quelle dell’allenatore del Legia.
  • Tra il Napoli e il Legia ci sono effettivamente 5 palloni di differenza ma, essendo Europa League, non è mai facile dimostrarlo.
  • Spalletti di certo non voleva il remake della figurella fatta con lo Spartak e la squadra si è impegnata oltre ogni ragionevole dubbio, ma per imporsi è stato necessario superarsi e togliersi dalla testa quella marea di alibi che i gironi di EL ha connaturati in sé.
  • La vera difficoltà non era rappresentata dal Legia che pure avrà dato le stesse motivazioni di un saggio di danza e che alla fine ha giocato con mezza Polonia accanto al portiere, ma stava nel trovare la mentalità e l’assetto giusto con calciatori che non sono riusciti a giocare insieme nemmeno al biliardino: Jesus negli ultimi 2 anni ha giocato più partite a padel che a calcio;  Elmas e Meret da tempo non erano titolari; Demme e Mertens rientravano da infortuni e Manolas assente da tempo aveva dimenticato pure come ci si infortuna. Ma poi gli è tornata la memoria.
  • Non è stato semplice scardinare il fortino polacco, seppur Mertens e Lozano siano andati più volte vicini al gol e in un paio di occasioni è parso sospetto un braccio aperto che ha fatto urlare.
  • Una immagine che mi ha fatto tenerezza è quando Insigne, prima dell’intervallo, si è avvicinato all’arbitro dandogli il cinque, probabilmente per ringraziarlo di non aver fischiato alcun rigore.
  • Nella seconda frazione, lo spartito non è mutato. I 5 palloni sono sembrati sempre più una chimera, specie dopo un palo polacco.
  • Poi, un altro chilo di occasioni sfumate e i cambi che hanno rivitalizzato la squadra.
  • A 15 dal termine, la svolta: Politano ha crossato poco dentro l’area e Insigne si è avventato come un rapace calciando di controbalzo.
  • Fabio Avallone in difesa del capitano dopo la partita col Toro ha giustamente chiarito che non ci si può aspettare nulla di diverso da un calciatore che gioca sempre alla stessa maniera e sempre nella stessa posizione da millenni.
  • Dalla sua mattonella, non potrà mai essere imprevedibile, anche se Compagnoni ha continuato a ripetere “ora inventa” a ogni suo tocco di palla.
  • La verità è che lui, in posizioni lontane dalle solite, ha già dimostrato di essere illeggibile e, forse, un altro giocatore. Gli avversari non sanno come si comporterà trovandosi dietro a un compagno o al centro dell’area, a differenza delle tre opzioni quando invece rientra dal suo fazzolettino preferito: tiraggiro, crossaggiro sul secondo palo o passaggioaggiro dietro per Kuli.
  • Ed è proprio così che è nato un tiro di controbalzo forte, preciso e bellissimo che ha finalmente aperto le danze del gol. E il divario con il Legia.
  • Poco dopo si è esibito in un assist al bacio di esterno sempre da una posizione centrale per il fulmine nigeriano che ha beffato il portiere sul suo palo.
  • Al momento della sostituzione ha meritato tutti gli applausi dei pochi intervenuti al Maradona.
  • Il terzo gol invece è tutto di Politano che ha realizzato con uno dei suoi movimenti standard: rientro sul sinistro e tiro all’angolo lontano.
  • Se ci fossero stati altri pochi scampoli, credo che si sarebbe giunti ai logici 5 palloni di differenza che invece l’Europa League distorce.
  • Al termine, mi sono chiesto se, per chi vive lassù in classifica, ci sia qualcosa di più avvilente dell’Europa Ligg. La risposta è stata del Minao: sì, c’è il Fotballklubben Bodø/Glimt che nella terra del salmone e dell’halibut in Conference League ti dà 6 palloni. Ma probabilmente nemmeno questo si può dire né, soprattutto, sentire.
  • Forza Napoli Sempre
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