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Il problema del gol di Mbappé è che la regola è da rivedere

Gli arbitri applicano le disposizioni vigenti, ma che finiscono per dare vantaggio al giocatore che dovrebbe essere sfavorito dalla situazione di gioco

Il problema del gol di Mbappé è che la regola è da rivedere

Siamo effettivamente in Italia ma le polemiche arbitrali stavolta non ci riguardano affatto. La Spagna lancia grida di protesta per la rete che ha permesso alla Francia di batterla e aggiudicarsi la Nations League, nella cornice offerta dallo stadio Meazza di Milano.

Succede tutto a dieci minuti dalla fine. Theo Hernandez propone un filtrante da sinistra per Mbappé, che è oltre l’ultimo difensore spagnolo. Tuttavia Eric Garcia segue la traiettoria del pallone e si lancia in scivolata per intercettarlo. Il suo tocco però non impedisce all’avversario di arrivare comunque sul pallone e, anzi, lo rimette clamorosamente in gioco. L’attaccante del Psg si è così trovato solo davanti a Unai Simon ed è riuscito ad infilarlo per il gol che ha deciso la gara.

L’arbitro, l’inglese Anthony Taylor, ha convalidato il gol, decisione poi confermata dopo un check dei VAR Attwell, Kavanagh, Betts e Van Boekel, il tutto sotto gli occhi di Roberto Rosetti presente in tribuna in veste di osservatore. Scelta corretta, perché il regolamento da questo punto di vista è molto chiaro: “Un calciatore in posizione di fuorigioco che riceve il pallone da un avversario, il quale lo gioca intenzionalmente, compreso con mano/braccio, non è considerato aver tratto vantaggio, a meno che non fosse un salvataggio intenzionale di un avversario”.

È chiaro che la giocata di Eric Garcia è intenzionale: si muove verso la palla, si lancia per colpirla. È altrettanto chiaro che non ci troviamo nell’ambito della deviazione, quindi un impatto accidentale o da distanza talmente ravvicinata da intenderla come tentativo di contrastare chi calcia e non di evitare che la palla arrivi a chi deve riceverla.

Dunque l’operato arbitrale nella fattispecie è stato impeccabile, l’applicazione della regola è stata corretta. Ciò che effettivamente fa discutere è il contenuto della stessa. Si presuppone innanzitutto che la giocata che rimette in gioco l’avversario non sia riuscita, perché in caso contrario sarebbe stata interrotta efficacemente l’azione avversaria. Ne risulta quindi che l’unica discriminante nel qualificare un gesto come una giocata rientra nella volontarietà di intercettare il pallone. Concetto probabilmente troppo ampio, proprio come nel caso in esame, dove un intervento così approssimativo ha permesso a Mbappé di segnare e decidere una finale. In pratica finisce per dare vantaggio al giocatore che dovrebbe essere sfavorito prima dallo spirito della regola del fuorigioco e poi dalla giocata errata del difensore. Una situazione che dovrebbe suggerire qualche spunto di riflessione.

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