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Renica: “Sogno di regalare ai napoletani la mia maglia del goal alla Juventus”

L’ex azzurro racconta il suo Napoli in un’intervista. “Eravamo fortissimi, ancora oggi uno come Carnevale è difficile trovarlo”

Renica: “Sogno di regalare ai napoletani la mia maglia del goal alla Juventus”

Dalla lite con Bersellini all’approdo al Napoli, ai giorni nostri passando per lo spogliatoio condiviso con Diego. Alessandro Renica si racconta. Uomo serio e preparato mai banale, risponde con schiettezza e serenità.

Eravamo davvero forti, tutti pensano solo a Diego ma avevamo gente come Andrea Carnevale, trovatemelo ora uno come Carnevale! Un attaccante fenomenale, ho riso quando facevano vedere il salto di Ronaldo in tv, Andrea aveva un’elevazione due volte maggiore!”

Già Carnevale, Bagni, Diego i due scudetti, la coppa Italia, la supercoppa e la Coppa Uefa.

“Solo Careca poteva mettermi quel cross, solo lui, ho ancora quella maglia ma voglio regalarla ai napoletani”

Il suo goal al centoventesimo minuto è ancora emozione nei cuori azzurri

“Perdemmo a Torino e durante la settimana che ci avvicinava al ritorno sapevamo di potercela fare. Erano quasi centomila al San Paolo, io non l’ho mai visto uno stadio cosi.”

Il Napoli lo acquistò dalla Sampdoria per farlo giocare libero mentre a Genova era relegato terzino poiché il ruolo di regista difensivo era di Pietro Vierchowod.

” Non ho mai esitato. Giocare a Napoli era un’aspettativa pazzesca, una piazza che vive di calcio. Non potevo mai rifiutare”

E cosi Bianchi, il bergamasco freddo e distaccato, lo mise al centro del progetto, lo mise in condizione tale che il suo mancino potesse pescare Diego tra le linee o l’attaccante.

“Bianchi era un maestro, sapeva esattamente cosa voleva. Lui aveva giocato a Napoli e conosceva i problemi di dover gestire una piazza umorale e passionale. Se non era con noi a festeggiare nello spogliatoio è semplicemente perché voleva che fossimo noi i protagonisti e nessun altro.”

Renica conosce il calcio, ora è allenatore e resta tifoso del Napoli

“In estate si sono commessi degli errori. Manolas è forte ma non è compatibile con Koulibaly come lo era Albiol, il vero perno difensivo. Avete visto Gattuso? Uomo preparato! Con Demme ha svoltato la stagione. Un centrocampista davanti alla difesa, io lo dicevo da Giugno!”

In effetti, chi lo segue sui social non può non ricordarsi le sue osservazioni a riguardo.

Il Napoli il top-player lo ha e si chiama Insigne. Non comprendo le critiche. Lorenzo è fortissimo! Dove lo trovate un altro cosi? E’ napoletano, ha tecnica, visione di gioco, ci mette sempre la faccia! E’ uno dei migliori nel suo ruolo in Europa, non a caso è un punto fermo di Mancini!”

Si salta da un argomento all’altro, da un periodo storico all’altro, alla partita al Bernabeu a porte chiuse che riporta allo scenario attuale possibile

“Si resta concentrati, certo senza tifosi è brutto ma non è impossibile giocare, anche se è meglio fermarsi, troppi morti”

Il suo rapporto con il Napoli attuale resta forte sentimentalmente ma la società di De Laurentiis a cui va “dato il merito di aver compiuto delle imprese. Non parliamo di sceicchi, di proprietà miliardarie, ma di un uomo solo che ha fatto cose enormi. L’unico neo è che dimentica il passato e non concede il giusto tributo a chi ha fatto la storia del Napoli. Per questo, se un giorno ci fosse un museo azzurro, un luogo per i tifosi e la storia della loro maglia, regalerò la mia numero sei di Napoli-Juventus, perché è vostra e della vostra storia, della vostra gente”

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