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Milano Finanza: il fair play finanziario ha fatto crescere il rapporto ricavi-costi

In un convegno alla Bocconi i dati Uefa. E la denuncia: dopo il mercato dei record, diversi club sono sotto indagine per lo sforamento del deficit

Milano Finanza: il fair play finanziario ha fatto crescere il rapporto ricavi-costi

Diversi club europei sarebbero sotto indagine per il fair-play finanziario relativo all’ultima sessione di calciomercato. La denuncia arriva da Andrea Traverso, manager director financial sustainability & research dell’Uefa. Milano Finanza spiega che sono dichiarazioni rese ieri in occasione di un convegno tenutosi all’Università Bocconi di Milano.

L’indagine riguarderebbe in particolare un deficit nel saldo acquisti-cessioni sopra i 100 milioni.

Traverso ha dichiarato che quest’anno molte squadre hanno sforato il deficit massimo. Ha parlato anche delle plusvalenze: Ha espresso una certa preoccupazione ricordando che “vanno monitorate”, anche se “in generale sono sotto controllo”.

Le attuali norme contabili prevedono che la spesa per i giocatori venga spalmata per la durata del contratto. Invece il risultato delle vendite viene contabilizzato subito. Traverso ha spiegato che questo sistema può portare ad aumentare i prezzi dei giocatori, perché le società vogliono realizzare una plusvalenza.

A essere penalizzati sono soprattutto i giovani calciatori, spesso scambiati per generare plusvalenze fittizie.

Durante il convegno sono stati riportati i risultati del fair play finanziario, meccanismo introdotto dalla Uefa nel 2011 per disciplinare i club che evidenziavano importanti perdite nei loro bilanci.

L’obbligo principale del fair-play finanziario è il pareggio di bilancio, calcolato sulla base di una serie di parametri che sono stati rivisti nel 2018 anche per garantire maggiore trasparenza.

Dai dati emerge che la differenza tra ricavi e costo del lavoro è aumentata in modo considerevole (del 40%) e che il 75% di questa crescita non sarebbe stata possibile senza il fair-play finanziario. Cosa che dimostra, dice Traverso, che

“Le regole non sono fatte per punire i club, ma per convincerli ad adottare una politica di business più sostenibile”.

 

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