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I Mondiali di calcio femminile nell’Italia maschile che ancora sbava per un’arbitra che si spoglia

È una grande occasione ma dai commenti che leggiamo e anche dal sentimento di molte donne, emerge una povertà di spirito che fa cadere le braccia

I Mondiali di calcio femminile nell’Italia maschile che ancora sbava per un’arbitra che si spoglia

I Mondiali di calcio femminile sono iniziati ieri. Domani ci sarà l’esordio dell’Italia. È una cosa che mi emoziona. Non solo perché sono donna, ma perché trovo una conquista di civiltà che il calcio giocato da donne vada in tv. Qualcosa di cui bisognerebbe andare fieri.

Da amante del calcio, sono anche curiosa di vedere che differenza c’è nel tipo di gioco. Se le donne sono più fallose o meno, se sono più veloci. Mi va di conoscere le storie delle ragazze della Nazionale e il loro modo di essere donne e calciatrici in un mondo ad uso e consumo esclusivo degli uomini.

Il calcio femminile trasmesso in tv (parlo dell’Italia ovviamente; altrove, avviene da un po’) è un’opportunità: di educazione, non solo di spettacolo.

In un mondo in cui il femminicidio ci angustia e in cui le donne continuano ad essere considerate inferiori, ad essere bistrattate e annientate sin dal linguaggio di uso quotidiano, è un’opportunità per insegnare alle nuove generazioni che è possibile un nuovo modo di pensare. Che la correttezza di pensiero, la pari opportunità, la battaglia per la dignità delle femmine è possibile, è da coltivare, deve diventare un’aspirazione sociale. Dovrebbe essere insegnata nelle scuole.

Certo, non sono così sprovveduta da non immaginare che la Figc pensi anche ai propri interessi – anche economici – nello spingere così il calcio femminile. Ma il fine può giustificare il mezzo, in questo caso.

Lo stesso entusiasmo e la stessa curiosità, però, non lo vedo attorno a me. Nemmeno nelle esponenti del mio stesso sesso. Che pure, per la maggioranza, pensano, tra l’altro, che il calcio sia un mondo solo al maschile. Nonostante ciò, se ne fregano allegramente di scoprire che un altro modo di concepire il pallone è possibile. Il calcio al femminile, a partire da loro, forse, è considerato niente più che un divertissement, un’esposizione di animali allo zoo, un’esibizione di foche monache.

Ma l’atteggiamento indifferente delle donne non può mai essere peggio di quello degli uomini.

Stamattina abbiamo pubblicato un articolo su un episodio accaduto proprio tra quei giovani che vorremmo educare.

Un arbitro donna è stata filmata negli spogliatoi, mentre si cambiava, ad una partita di under 14. Un episodio disgustoso, l’ennesima donna vista come oggetto sessuale, tanto per cambiare. Episodio che, tra l’altro, arriva a distanza di poche settimane dal caso di Giulia Nicastro arbitro donna che, a Mestre, è stata prima insultata dai genitori dei ragazzini e poi offesa da uno dei piccoli calciatori con mosse oscene chiaramente ispirate ad atti sessuali.

Roba di cui indignarsi. Notizie che dovrebbero provocare il vomito, anche tra gli uomini. E invece, quando abbiamo pubblicato il pezzo sulla nostra pagina Facebook, sono spuntati i commenti di alcuni lettori che… chiedono di vedere il video in questione.

Come se non bastasse, pensano anche di essere divertenti. Convinzione che viene consolidata da altri uomini che lasciano alle loro parole reazioni divertite. Un piccolo branco che sbava di fronte all’immagine di una donna che si spoglia in uno spogliatoio.  Nientedimeno. Bavosi come se una donna non la vedessero da mesi.

Uomini che non saranno mai uomini, per i quali basta un video di una arbitro donna che si spoglia per eccitarsi. Uomini guardoni, che qualsiasi cosa pur di vedere il video in cui una femmina si spoglia. Che depressione, ragazzi miei. Che povertà.

Ci sarebbero pagine e pagine da scrivere, su questa mancanza totale di cervello, dignità, spiragli di vita e di umanità. Di virilità maschile, di appeal. Pagine e pagine di psicologi da scomodare, trattati di antropologia da chiamare in causa.

Il nodo, tuttavia, può essere ridotto ad una banalissima considerazione che riporta al discorso da cui sono partita. Guarderemo in tv le ragazze della nazionale, va bene, la curiosità, l’interesse, blablabla, ma ancora una volta l’occasione andrà persa.

Parliamo di Mondiali, di calcio femminile sotto i riflettori, di donne che potrebbero cambiare il mondo del calcio. Ma in Italia siamo fermi all’età della pietra. Qua non si tratta nemmeno di non toccare le donne con un fiore. Siamo ancora all’uso della clava.

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