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“L’Atalanta ha fame di vittoria. Tifosi e squadra sono una cosa sola”

Intervista a Elisa Maggiorini, 17enne tifosa dell’Atalanta: “Tutti i giocatori sono da applaudire, ma Ilicic più di tutti. Ha una forza assurda: dopo l’infortunio è tornato e ha cambiato la squadra”

“L’Atalanta ha fame di vittoria. Tifosi e squadra sono una cosa sola”

Alla vigilia della partita di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta, particolarmente sentita qui a Bergamo, dove vivo, ho approfittato per intervistare una mia compagna di classe tifosa atalantina, Elisa Maggiorini. Ha 17 anni e una passione fortissima per i colori della squadra.

Da quanto tempo sei tifosa? Come è nata questa passione?

«Sono tifosa dell’Atalanta dalla nascita, infatti quando sono nata all’ospedale di Bergamo 17 anni fa la prima cosa che ho indossato è stato il pigiamino dell’Atalanta. La passione per questa squadra è aumentata crescendo, ma tutto è nato frequentando lo stadio. Da bambina andavo in tribuna Ubi con mio nonno, poi ho iniziato ad andare in curva Nord e da lì nessuno più mi ha mosso. Penso che lo stadio di Bergamo ti lasci qualcosa di unico, senti il tifo, la carica e anche quando si perde magari, vai a casa felice perché hai questa carica addosso, questa adrenalina che ti trasmette tutto l’ambiente. I giocatori sono molto coinvolti e spesso è proprio il pubblico che spinge la squadra».

Che rapporto c’è tra tifosi e squadra e quanto influenza le squadre avversarie? 

«Penso sia un fattore essenziale. Ad esempio, durante la partita giocata contro la Fiorentina vedevi i giocatori viola spaesati in campo, ci guardavano, erano confusi, sembravano non capissero più nulla. Poi è bello sapere che c’è tanta gente che spende tempo durante la settimana, per fare bandiere, striscioni per sostenere la squadra».

La tua è una passione in eredità…

«Di solito vado allo stadio con mio nonno ed è anche grazie a questa passione che il nostro rapporto è diventato davvero unico. Mio nonno è atalantino dalla nascita come me, quando era più piccolo scappava di casa per andare a vedere l’Atalanta e nonostante ora abbia 81 anni segue ancora tutte le partite insieme a me allo stadio ogni domenica, comprese le trasferte. E per merito di mio nonno, anche mia mamma ha questa passione e anche lei non se ne fa scappare una».

Qual è stata la partita che ti ha emozionato di più quest’anno?

«Quella contro la Fiorentina, perché abbiamo questa rivalità molto forte con loro, però sicuramente la partita in Coppa Italia contro la Juventus (3-0) è stata un’emozione che per me tutt’ora è difficile da spiegare a parole. Poi vincere al San Paolo non è da tutti, e anche questa vittoria devo dire che mi ha lasciato tanta soddisfazione, sono state ripagate le dodici ore di pullman. E vincere in trasferta è ancora più bello. Aver visto quasi tutti gli stadi d’Italia a soli 17 anni spiega quanto possa amare questa squadra. Mi piace molto fare le trasferte, viaggio principalmente in pullman con i tifosi della curva Nord, sicuramente il divertimento è assicurato e non senti il peso delle ore di viaggio. Non mancano i cori, anche sul pullman, che ci danno tanta carica prima della partita e al ritorno, con la vittoria in tasca, è ancora più bello cantare e festeggiare».

Un’esperienza simpatica durante queste trasferte?

«Ho sconosciuto una signora di 80 anni, che vive da sola, vedova, chiaro esempio di una vera tifosa; ha una forza impressionante e una vitalità che ti fa capire veramente cosa voglia dire amare l’Atalanta e sostenere sempre questa fede. Un episodio particolare legato a questa signora, che mi fa ancora ridere, è accaduto in trasferta a Milano, per la partita Inter-Atalanta. Durante i controlli prima di accedere allo stadio, ovviamente perquisiti dalla testa ai piedi, gli stewards hanno trovato nella borsa della signora un coltello di grosse dimensioni. Lei, in modo del tutto disinvolto e in dialetto bergamasco, si è giustificata dicendo che si era portata un salame per fare i panini nello stadio per gli ultras e le serviva semplicemente un coltello per tagliarlo. Alla fine i panini però li abbiamo mangiati lo stesso».

Tu che frequenti lo stadio e hai visto molte partite giocate contro il Napoli, sai descrivere questa rivalità?

«Di solito questa rivalità si trasforma in sfottò da stadio, con qualche coro tipo “noi non siamo napoletani”, il clima in queste partite è comunque molto teso, perché i napoletani da noi non sono ben visti, ma diciamo che in questi anni questo astio tra le due tifoserie si è un po’ placato; anche perché l’anno scorso abbiamo preso la multa, dato che il “vostro“ capitano è venuto sotto la curva nord a esultare. Non nascondo che volano insulti anche da parte mia piuttosto pesanti, ma non mi definisco razzista contro nessuno e penso che gli anni abbiamo cambiato la mentalità anche dei tifosi stessi dato che il bomber dell’Atalanta oggi è Zapata. Ma naturalmente la vita normale non è come quella da stadio, mi trasformo radicalmente e divento un’altra persona, questo mi serve anche nella vita quotidiana perché è come se fosse una valvola di sfogo, infatti per me andare allo stadio a vedere l’Atalanta è un bisogno, una necessità».

Adesso state lottando per Champions e Coppa Italia, cosa ne pensi di questi due traguardi?

«Io ci spero, e penso che la speranza alimenti il nostro tifo, ma penso sia una motivazione anche per i giocatori stessi, perché ad esempio rimontare 1-0 al San Paolo non è una cosa da tutti e i ragazzi ce la mettono sempre tutta. Penso che siamo una delle poche squadre in serie A ad essere spinti proprio da questa forza di volontà e da questa fame di vittoria. L’Atalanta è una famiglia, i giocatori sono molto uniti fra loro ed è come se noi tifosi e squadra fossimo un’unica cosa. Infatti dopo la vittoria al San Paolo, i giocatori sono stati aspettati all’aeroporto e Gollini addirittura è sceso dal pullman a festeggiare nella folla, quindi è come se loro stessi fossero tifosi. Tutti i giocatori per me sono da applaudire e da lodare, ma uno in particolare per me è da sottolineare: Ilicic. Un giocatore con una forza assurda, dopo un infortunio abbastanza pesante è tornato e ha cambiato la squadra, è essenziale ed è il migliore dell’Atalanta, infatti è stato inventato un coro solo per lui. Questo tifo ci accompagnerà anche per la finale di Coppa Italia a Roma, non è una partita come le altre, non voglio sbilanciarmi più di tanto essendo molto scaramantica, ma devo dire che io ci credo».

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