«All’estero noi napoletani sappiamo costruire, a Napoli non facciamo rete»

Intervista a Pasquale Ranieri della Ranieri Impiantistica. Finanzia il San Carlo (e non solo): «In città non sappiamo fare rete, come dimostra il rapporto tra il Napoli e il Comune»

«All’estero noi napoletani sappiamo costruire, a Napoli non facciamo rete»

La funzione sociale dell’impresa

L’impresa come bilancio, ma non solo. Il pensiero di Pasquale Ranieri, amministratore unico della Ranieri Impiantistica, uno degli imprenditori coinvolti nel progetto “Concerto d’imprese”, il fondo d’investimento triennale per sostenere il teatro San Carlo.

«Credo nella funzione sociale dell’impresa da quando avevo avevo vent’anni. Allora avevo squadre di tennis e calcetto e anche una di pallacanestro a Ottaviano. Credo nelle attività che danno la possibilità di migliorarsi, come lo sport e la musica»

Un’operazione legata al mondo della musica che però mira a dare un segno forte per tutta la città.

«L’obiettivo principale è dare un segnale, non è possibile solo criticare e restare passivi. Napoli e i napoletani hanno bisogno di credere che si può fare. Che è possibile costruire. Come impresa abbiamo il dovere sociale di dare speranza a chi non la ha. La politica non capisce che le imprese possono essere basilari da questo punto di vista. Il progetto del San Carlo non risolve tutti i problemi, ma se riusciamo a dare un segnale, se qualcuno comincia a ragionarci e a percepire la volontà di fare, magari si smetterà di essere passivi e avremmo raggiunto il nostro obiettivo»

“Concerto d’impresa” è l’ultima delle attività che vede protagonista la Ranieri, dopo la mostra dei supereroi al MANN, il recupero degli strumenti musicali di Donizetti a Pollena Trocchia, e dei pastori del 700 a Ottaviano. Attività che denotano un’attenzione e un’apertura costanti verso ciò che circonda l’azienda e il territorio. Uno dei punti della filosofia della sua azienda è proprio la gestione responsabile delle risorse, possiamo dire che è ciò che manca a Napoli?

«Certo. La gestione responsabile è uno di quegli argomenti di cui tanto si parla a Napoli. Noi siamo abbastanza attenti, ad esempio, al rapporto con tutti i nostri collaboratori, per fare in modo che possano lavorare in modo sereno, perché per crescere e migliorarsi occorrono lavoro di squadra e formazione. Non basta avere risorse e territorio, bisogna saperle gestire. Napoli ha una forza vulcanica e unica che si disperde, e purtroppo perché non siamo capaci di gestirla e migliorarla. Se andiamo fuori, la forza dei napoletani è aggregante, ma se siamo a casa nostra no. Pensiamo di vivere di rendita del golfo e del sole. Non c’è possibilità di fare rete e costruire insieme ad altri. Basta guardarsi intorno, basta vedere da quanti anni abbiamo cantieri aperti. Basta guardarsi intorno e fotografare quello che c’è: la possibilità di usufruire dei servizi pubblici e di strade che non siano dissestate, ad esempio. Poi tutto il mondo è paese. Abbiamo una natura eccezionale che ci invidiano tutti, ma non siamo capaci di migliorarla e di costruire partendo da quello e dalla nostra storia culturale».

A Napoli si dovrebbe fare

Quindi Napoli ha grandi potenzialità inespresse che potrebbero venir fuori con una diversa gestione, ma anche con un diverso spirito degli stessi napoletani?

«Il napoletano è strano, all’estero ha una capacità unica di costruire, ma a Napoli non abbiamo la forza e la capacità di organizzarci, di fare rete. Non si riesce ad esempio a realizzare strutture sportive a livello, in questo anche l’amministrazione ha le sue responsabilità. Per le Universiadi ad esempio si sono dovute utilizzare le navi, ma le strutture sportive sono la base sia di un recupero sociale sia di una riorganizzazione strutturale, e poi servono per creare un circuito virtuoso, partendo dai posti di lavoro. Non solo non si realizzano strutture sportive, ma si nega ai privati la possibilità di farlo; il che è persino peggio, perché si nega a una città la possibilità di costruire e rinnovarsi».

Anche lo sport è cultura

Non solo arte, ma squadre di tennis, calcetto, pallacanestro e adesso anche una di calcio a 5 femminile, la Fulgor Octaviano Woman. Sono alcune delle attività seguite e promosse da Ranieri e la sua impresa, un impegno che spazia dallo sport alla cultura, senza tralasciare il calcio e il Napoli di cui la Ranieri è partner commerciale da alcuni anni. Il Napoli, una passione che Pasquale Ranieri non nasconde, anzi mette subito in chiaro, ma anche molti punti in comune col il presidente De Laurentiis. Da tifoso imprenditore come giudica il suo lavoro che viene da molti criticato?

«Io penso che non sia assolutamente un pessimo presidente, riesce da anni a mantenere la società a quei livelli. Basta guardare la storia del Napoli, cosa ha fatto e cosa continua a fare. Sono molto tifoso e vorrei anche io uno sforzo in più per poter vincere finalmente qualcosa, vorrei il Ronaldo della situazione, però mi rendo conto che tenere sotto controllo i bilanci non è semplice. Lo sforzo di Ferlaino per portare Maradona a Napoli fu eccezionale , ma dovette acquistare anche altri giocatori di livello e poi senza tenere sotto controllo i bilanci. L’azienda è basilare, De Laurentiis ha creato e riportato in auge una squadra che era finita. Il calciomercato, le spese si possono fare fino ad un certo punto. Io noto che intorno a De Laurentiis non c’è molto. Il problema stadio è un problema importante. La Juventus, l’Udinese e adesso forse anche la Roma, sono riusciti a risolverlo. All’estero lo stadio è la base di un’azienda calcio, ma Napoli è Napoli»

Il problema stadio è fondamentale quindi per la crescita del Napoli come squadra e come società?

«Certo. All’estero è alla base. Il calcio Napoli potrebbe non solo costruire lo stadio, ma riqualificare tutta l’area di Fuorigrotta, ma torniamo al discorso principale per cui a Napoli non si riesce a mettersi d’accordo per il bene della città. L’amministrazione non riesce a comprendere che il Napoli potrebbe rappresentare uno sprone e un biglietto da visita per la città. Senza dimenticare che oggi il Napoli si presenta con la serietà di Ancelotti che è un personaggio unico.

Lei pensi che oggi soltanto in tribuna è possibile sedersi al proprio posto. Non è una richiesta impensabile, eppure in altri settori non si riesce a garantire il rispetto del posto. Se ci fosse la possibilità di darsi delle regole e farle rispettare, sarebbe tutto diverso»

ilnapolista © riproduzione riservata