“Noi siamo il Napoli”. Ed è proprio il napolicentrismo il problema

Ritenersi il luogo più bello al mondo fa scattare un meccanismo perverso: tutto è dovuto. Incluso avere la squadra di calcio più forte del mondo

“Noi siamo il Napoli”. Ed è proprio il napolicentrismo il problema
Tifosi del Napoli a Dimaro (foto Ciambelli)

Il pubblico più bello del mondo

Il pubblico più bello del mondo. Lo stadio più caldo del mondo. Il panorama più bello del mondo. La città più bella del mondo. Il cibo più buono del mondo. Potrei già chiudere qui, fermarmi, sorriderci su. Invece credo che sia necessario riflettere su come la visione napoletanocentrica sia diventata nel tempo una distorsione della realtà che rischia di sovradimensionare e creare aspettative inesistenti. Anche nel calcio.

“Il mondo non si è fermato mai un momento” (Cit.). Non solo Napoli è in movimento. Le tradizioni di una città vanno tutelate e Napoli ne è ricca. Ma ci sono realtà che viaggiano più velocemente di Partenope, tanto a livello nazionale quanto europeo o mondiale. Città dove vengono costruiti stadi nuovi senza interessi particolari o di quartiere ma solo per il bene della collettività. Città che ti consentono prenotazioni e visite mediche in strutture pubbliche senza appuntamenti a cinque mesi (se sei fortunato). Città dove la criminalità esiste ma che non hanno generato una delle organizzazioni malavitose più potenti al mondo. Nell’utopica città più bella del mondo, chiunque farebbe fatica ad inserire questi aspetti. A Napoli si giustificano in nome di una palma d’oro alla bellezza che dovrebbe lenire ogni disservizio. Ma chi ha dato a Napoli la medaglia d’oro nella classifica planetaria di Miss Città? Oltre ai napoletani stessi, qual è la fonte di tale (auto)celebrazione?

Un meccanismo perverso

La letteratura da viaggio ha consentito l’approdo, nella Napoli Capitale, delle grandi menti pensatrici. Che hanno conosciuto anche Vienna, Praga. O Londra e Parigi. Madrid. Lisbona. Roma. Berlino. Mosca. Nessun letterato ha mai stilato una classifica: è stata lasciata da ognuno di loro una meravigliosa pennellata d’autore per ogni luogo visitato. Nessun podio. Solo racconti di bellezze e storture. Ritenersi il luogo più bello al mondo, dove per logica tutti dovrebbero fare la corsa a viverci ma in pochi poi concretamente lo fanno (l’emigrazione è ancora verso Nord a causa della disoccupazione) fa scattare un meccanismo perverso: tutto è dovuto. Incluso avere la squadra di calcio più forte del mondo.

Forse è anche questa la causa di una psicosi collettiva che si scatena ad ogni sessione di calciomercato. “Noi siamo il Napoli”. Come dire “Noi siamo Vienna, Capitale dell’Impero Austroungarico e per questo meritiamo di più”. La distorsione è compiuta. Con l’aggiunta dell’ormai stereotipo del pubblico più caldo del mondo (e Belgrado? E Atene? E Istanbul? E Buenos Aires?) automaticamente si perde il contatto con la realtà. In un panorama economico difficile, tanto nel calcio quanto negli altri settori, il Napoli è un’isola felice. Cresce. Si fortifica, ma lo fa in base al proprio potenziale. È la realtà calcistica migliore d’Italia, davanti c’è “solo” la Juventus. Dimensioniamoci, ricollochiamoci. Solo così, con una realistica comprensione del gradino occupato, potremo essere più sereni. Felici di una squadra e di un club che fanno viaggiare la N nel mondo.

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