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Giorgetti: «Il calcio è un pretesto per questi violenti, attenti a enfatizzare mediaticamente»

SkySport 24 intervista il sottosegretario allo Sport: «Bisogna evitare il proselitismo, i calciatori siano d’esempio e il pubblico sano si faccia sentire»

Giorgetti: «Il calcio è un pretesto per questi violenti, attenti a enfatizzare mediaticamente»

Legittimazione mediatica

«Il problema della legittimazione mediatica esiste. Se si dà pubblicità anche a eventi violenti, in qualche modo si celebra e si esalta un rito che per questo tipo di tifosi violenti, diventa un mezzo di autostima per attrarre persone psicologicamente deboli che vedono così la possibilità di partecipare a fatti che diano loro un riconoscimento». Il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, Giancarlo Giorgetti, ne ha parlato a Skysport24 in un’intervista con il direttore Federico Ferri. «Enfatizzare queste situazioni rischia di essere controproducente».

Una posizione francamente molto scivolosa. Il diritto di cronaca deve marciare su binari diversi da quelli investigativi. Il giornalismo educativo può aprire scenari inquietanti. Se un episodio accade, va riportato. Altrimenti entriamo in un cono d’ombra che rischia di diventare pericoloso.

«Impedire il proselitismo»

Giorgetti prosegue. «Il principio della responsabilità oggettiva è un principio che è entrato nel diritto dello sport, ed è difficile che ne esca. Il tema dell’impegno da parte delle società sportive di contrasto al fenomeno degli ultras violenti credo che si sia già concretizzato visibilmente nel fatto che questi incidenti non avvengono all’interno degli stadi, ma fuori. La dimensione calcistica e sportiva è soltanto un pretesto per questi violenti per darsi appuntamento in determinate località e scazzottarsi, talvolta con situazioni luttuose come quella accaduta a Santo Stefano. L’impegno che ci deve essere da parte delle società di calcio, con la collaborazione delle Forze dell’Ordine, di isolare sempre di più e, io ho usato il termine “sterilizzare” questi violenti ed impedire che il proselitismo possa andare avanti nelle curve. Perché poi funziona così, è autoalimentato da nuove leve che arrivano e che vengono portare a partecipare ad episodi di violenza.

Il calciatore sia d’esempio

«Il calciatore rappresenta per il ragazzo forse l’elemento principale di emulazione e di esempio, più del professore a scuola, o magari più del genitore –  ha proseguito Giorgetti. – Chi vive questa dimensione deve percepire l’importanza dell’esempio che lui dà nel momento in cui è in campo».

Il pubblico sano reagisca

«Questo ha un effetto pervasivo su tutta la filiera – ha aggiunto Giorgetti – per il giovane calciatore come si comporta quando va nel campetto a giocare negli Esordienti o nei Giovanissimi, fino a quando poi va finalmente a vedere la partita. In queste occasioni, è importantissima la reazione dell’altra parte del pubblico che ha gli strumenti per soverchiare e per zittire quelli che si rendono responsabili degli “ululati”» ha aggiunto Giorgetti, commentando la proposta di Fabio Capello che siano i giocatori in campo, di entrambe le squadre a fermarsi se qualche loro collega sia oggetto di cori o versi discriminatori o razzisti. «Il mondo dello sport e quello del calcio sono uno strumento formidabile in termini formativi-educativi. Tutte le componenti del mondo del calcio devono capire che assolvono una funzione sociale incredibile».

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