Tagliavento: «Il Var è una manna dal cielo, i problemi sono fisiologici»

L’intervista dell’ex arbitro a Repubblica: «È uno stravolgimento del nostro modo di arbitrare. Io ero scettico, ma dopo 45 minuti ho intuito le potenzialità del mezzo».

Tagliavento: «Il Var è una manna dal cielo, i problemi sono fisiologici»

L’intervista a Repubblica

Paolo Tagliavento intervistato da Repubblica è un segnale di come il vento stia cambiando. Gli arbitri o gli ex esponenti della categoria si stanno esprimendo in maniera positiva sul Var. E il fatto che dall’Italia pare sia partita una richiesta (a Collina e Rosetti) per modificare il protocollo deve essere accolto con estremo favore. Intanto, Tagliavento. Parole dolcissime sulla tecnologia di supporto: «Io ero uno dei grandissimi scetticidel Var: è arrivato nel mio ultimo anno, ho arbitrato senza per 14 anni andando sempre abbastanza bene. Era uno stravolgimento. Ma dopo 45 minuti della prima partita ne ho capito le potenzialità. Sento però molti giudizi di gente che dietro quel monitor non ci è stata mai. Dubbi o resistenze? Più che altro all’inizio c’era qualche dubbio, legittimo: sui tempi d’attesa, ad esempio».

C’è una crisi del Var? «L’anno scorso è stato un anno di successo. Tante federazioni lo avevano adottato per la prima volta, Germania, Olanda, Portogallo, e tutte avevano avuto molti problemi. Noi li viviamo quest’anno. Ma le problematiche sono fisiologiche, l’eccezionalità è stata l’anno scorso. È uno stravolgimento della storia arbitrale, e nel momento in cui stravolgi è normale che ci siano incidenti di percorso. È solo un anno e mezzo che lo usiamo. All’inizio anche gli addizionali furono un’introduzione drammatica. Gli errori faranno sì che, tra un altro anno e mezzo, il Var sia quasi perfetto».

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«Ho visto l’episodio sul telefonino, quindi molto male. Ma non è così facile vedere qualcosa dal monitor: ci sono paletti del protocollo, e applicarli guardando un’immagine televisiva non è automatico. Tutti noi abbiamo arbitrato per una vita in campo, mentre è poco che ci si è abituati a decidere dalla tv. L’arbitro di Serie A ha un solo desiderio: non sbagliare, soprattutto nelle situazioni che possono alterare il risultato. Avere la soluzione con un mezzo elettronico è manna dal cielo».

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