Con Piovella sono 4 gli ultrà interisti arrestati. E siamo agli inizi

In manette anche Marco Piovella leader indiscusso dei Boys. È stata un’azione militare organizzata. C’è anche il primo pentito del mondo delle curve

Con Piovella sono 4 gli ultrà interisti arrestati. E siamo agli inizi

È stata un’azione militare

E sono quattro, finora. Quattro “squadristi” finiti in carcere per l’agguato di Santo Stefano contro i tifosi azzurri a un’ora dall’inizio di Inter-Napoli, a San Siro. Un’azione militare, in cui ha perso la vita, travolto probabilmente da due auto, un altro ultrà interista, Daniele Belardinelli. Pianificata, organizzata, preordinata dai capi della curva Nord, dai leader degli Irriducibili, dei Viking, dei Boys che hanno chiesto aiuto anche ai club “gemellati” di Varese e Nizza.

In carcere, dunque, Marco Piovella, il Rosso, leader indiscusso dei Boys. Chiamato in causa da uno dei tre fermati della prima ora, il ventunenne Luca Da Ros, il Gigante. A nulla è valso il tentativo di chiarire, di precisare, di ammettere di essere stato partecipe dell’agguato. Piovella, che ieri sera si è presentato agli uomini della Digos milanese guidati da Claudio Ciccimarra, è stato arrestato.

C’è stata una ferrea organizzazione

Ma non è finita. Prima della Befana, altri ultrà interisti potrebbero finire a San Vittore. Non certo i cento che parteciparono all’assalto militare, ma comunque un numero significativo. Per il momento, le accuse contestate dalla Procura di Milano sono quelle di rissa aggravata e lesioni.

Anche se con il procedere delle indagini emerge chiaramente che la dinamica degli scontri risponde a una logica di organizzazione ferrea. Ma per contestare il reato associativo occorre individuare ruoli e gerarchie interne. E gli investigatori pazientemente stanno cercando di ricostruire anche questo aspetto.

I capi degli ultrà hanno organizzato ogni particolare. Dalle macchine “taxi” per trasferire gli aggressori dal baretto dello stadio, al luogo dell’agguato. E poi le armi nascoste nel giardinetto.

Il primo pentito delle curve

Ma per gli investigatori c’è anche un altro aspetto da approfondire. Un qualcosa che non quadra, anomalo per certi versi. Perché dalla curva partono gli ululati contro Koulibaly? Il giocatore azzurro è vero che è nero, (“sono senegalese, francese napoletano: uomo”). Ma anche l’interista Asamoah è un giocatore di colore. E allora come interpretare quegli ululati? Un”segnale” alla società? Una manifestazione di pressione nei confronti di uno dei più forti difensori al mondo, Koulibaly? O effettivamente una manifestazione di discriminazione territoriale e razziale.

Luca Da Ros, temono gli inquirenti, potrebbe essere oggetto di “rappresaglie”. È in carcere, uno dei primi pentiti degli ultrà. Le sue dichiarazioni già stanno producendo novità clamorose. Foriere di nuove retate e indagati, rappresentano la rottura di un muro di omertà che ha sempre contraddistinto il mondo della violenza delle curve. Sui social Da Ros è il “traditore”. È lui il “Buscetta” degli ultrà? Di certo il terremoto che si annuncia, rappresenterà una svolta.

ilnapolista © riproduzione riservata