Koeman: «In Olanda ora abbiamo capito che il calcio è cambiato»

L’intervista del ct olandese a L’Equipe: «Altri paesi come la Germania o il Belgio sono progrediti, noi siamo rimasti indietro».

Koeman: «In Olanda ora abbiamo capito che il calcio è cambiato»

L’intervista a L’Equipe

Il movimento italiano ha avuto un compagno di sventura nella crisi degli ultimi anni: l’Olanda non si è qualificata agli ultimi Mondiali, ma neanche agli Europei francesi del 2016. Insomma, una crisi ancora più profonda, che oggi sembra essere in via di risoluzione. Almeno, questa è la sensazione dopo aver visto giocare la selezione di Ronald Koeman, monumento del calcio Oranje e ora possibile messia salvifico per i Paesi Bassi. Anche se lo stesso Koeman minimizza il suo impatto in un’intervista a L’Equipe, che riportiamo per sottolineare la validità dei contenuti: «Siamo sulla strada giusta, la vittoria contro la Germania è il risultato che serviva per chiarire che la direzione intrapresa è quella buona. Quando sono stato assunto come commissario tecnico, c’era sfiducia e indifferenza intorno all’Olanada. Abbiamo cercato di lavorare per cambiare l’immagine della nazionale, e ci stiamo riuscendo».

Un lavoro che parte anche dalle strutture: «Invece di allenarci a Noordwijk, su terreni indegni abbiamo spostato i raduni a Zeist. Abbiamo un nuovo hotel in cui i giocatori sono insieme, il nostro obiettivo è creare una mentalità nuova, diversa, vogliamo che provino orgoglio per indossare la maglia della nazionale. Noi storicamente abbiamo avuto sempre molti elementi con grande talento. Solo che ogni ciclo di successi è stato seguito da un periodo di carestia tecnica, dopo i Mondiali 2010 e 2014 abbiamo superato la crisi. C’era una generazione di grande qualità: Van der Vaart, Sneijder, Van Persie, Robben, Huntelaar, Kuyt. Ci siamo resi conto che non potevamo più fare affidamento su di loro, che dovevamo fare spazio ai giovani, insieme a giocatori come Van Dijk, Wijnaldum, e Depay che si sono imposti negli ultimi anni. Insieme a loro, anche dei diciottenni. Se sono pronti, giocheranno. Non abbiamo paura. De Ligt, De Jong, Dumfries e molti altri. Il nostro futuro è brillante».

Cambio di menatlità

Koeman passa a parlare di un tema sempre molto importante per la cultura calcistica olandese: la qualità del gioco. Secondo il ct, i Paesi Bassi hanno vissuto un periodo di stagnazione: «C’è stato un tempo in cui i nostri vicini, la Germania, il Belgio, sono venuti a casa nostra per studiare e imparare dalla scuola olandese. Potremmo aver pensato per troppo tempo che eravamo i migliori. Di conseguenza, abbiamo smesso di evolvere. Nel frattempo, altri paesi come la Germania o il Belgio sono progrediti, hanno imparato da noi e ci hanno superato. Dobbiamo reagire. Sulla parte atletica, sull’intensità, per esempio. Nei Paesi Bassi, siamo rimasti in un approccio al gioco basato sul possesso e sull’uso della palla. Ma non sempre hai la palla».

«Dobbiamo pensare a come recuperarlo, ad essere più reattivi dal punto di vista atletico. Abbiamo trascurato questo aspetto. Il miglior esempio è la Francia e come è diventata campione del mondo. Forse il Belgio, la Croazia ha sviluppato un gioco più attraente. Ma il suo lavoro collettivo, la sua coesione tattica ha fatto la differenza. Quando la squadra di Deschamps non aveva la palla, era capace di formare un blocco, faceva correre anche Griezmann e Mbappé. Non possiamo prepararci come abbiamo fatto trent’anni fa. Platini, Romario, Van Basten, Guardiola o Koeman sarebbero ancora stelle oggi, ma il calcio è cambiato. Dobbiamo adattarci».

«La Francia – insiste Koeman – ci ha insegnato come vincere. E che quella è la cosa più importante. Il tuo compito è trovare uno stile in cui il tuo gruppo sia più a suo agio. Certo, cerco di trovare un’organizzazione attraente per gli spettatori. Ma so che non ci saranno critiche se ci qualifichiamo per gli Europei. Nel calcio,  risultati sono la legge. Anch’io preferisco avere la palla che correre all’indietro, ma è importante anche la fase difensiva».

 

 

 

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