Genova: i sospetti sui lavori al Morandi la notte prima del crollo

Le procedure utilizzate potrebbero aver dato il colpo di grazia alla struttura già compromessa. Demolita la pila 9 del ponte. I parenti delle vittime smentiscono Autostrade

Genova: i sospetti sui lavori al Morandi la notte prima del crollo

Nel mirino dei pm ci sarebbe l’installazione del carroponte da parte della Weico di Bolzano. I quotidiani, oggi, scrivono che secondo i consulenti della Procura proprio i lavori della ditta altoatesina potrebbero aver compromesso la stabilità del Ponte Morandi.

I lavori nella notte precedente il disastro

La notte del 14 agosto gli operai della Weico lavorano sotto l’impalcato del viadotto, proprio sulla pila 9 poi crollata. Stavano ultimando l’installazione del nuovo carroponte, ovvero la struttura mobile da utilizzare, in seguito, per le riparazioni, i controlli ed il monitoraggio.

Le lavorazioni erano state interrotte poco prima dell’alba. Come quelle della Pavimental (altra ditta del Gruppo Atlantia), specializzata in asfaltature, che pure quella notte era al lavoro sul Ponte. Da almeno una decina d’anni, scrive La Repubblica Genova, tutte le sere, alle 22, in quel tratto di A-10 si chiudeva il traffico su una carreggiata e lo si riapriva appunto alle 6 del mattino.

Crepe e spaccature sospette

Ebbene, scrive Il Secolo XIX, sui reperti del ponte e nelle parti ancora in piedi, i consulenti della Procura hanno trovato crepe, incisioni, spaccature e fenditure sospette che potrebbero essere state provocate proprio dai lavori di installazione del carroponte.

La possibilità che proprio i lavori per l’installazione del carroponte potessero essere all’origine del disastro era già stata avanzata dagli esperti della commissione del Mit. Dagli accertamenti e dall’analisi delle carte e delle fotografie acquisite tramite Google Maps, gli esperti del Ministero avevano scoperto la presenza di “una piastra di vincolo delle slitte del carroponte all’impalcato del sistema bilanciato che non era prevista in precedenza”. Nella relazione veniva anche evidenziato come “l’inserimento delle viti delle staffe di sostegno delle slitte alle travi di bordo sia un’operazione che può arrecare danni anche gravi”.

Nelle sue conclusioni, la commissione ispettiva sottolineava come “non sia stata documentata alcuna cura per evitare che durante la posa in opera degli elementi di sostegno ai carroponti non venissero tranciate in toto e in parte le armature lente e precompresse dagli elementi strutturali originali”.

Su questi aspetti la commissione aveva sentito alcuni dirigenti e funzionari di Autostrade. Tra questi Michele Donferri Militelli, direttore generale della manutenzioni per conto di Autostrade e Stefano Marigliani direttore del Primo Tronco, che però non avevano fornito elementi utili sul tema.

Ora, alla luce anche della documentazione acquisita la scorsa settimana nella sede della Weico, la questione del carroponte entra ufficialmente nell’inchiesta relativa al crollo.

Possibile concausa, secondo Cozzi

Non sarebbe tanto il peso del macchinario, di circa sette tonnellate, a costituire un problema, spiega l’edizione genovese di Repubblica, quanto le incisioni profonde praticate per la sua installazione su una struttura già compromessa.

Sotto l’impalcato, infatti, erano stati montati dei binari ancorati con grossi bulloni e staffe. Sono stati praticati fori e scavati solchi. L’installazione, insomma, sarebbe stata solo “il colpo di grazia” ad una struttura in stato già precario.

“Può essere una concausa – dice il procuratore capo Francesco Cozzi – Le fessurazioni hanno potuto contribuire alle infiltrazioni di acqua e quindi alla corrosione”.  E aggiunge, tuttavia, che “sia Autostrade che gli altri avrebbero dovuto mettere in conto anche questa concausa”.

Il carroponte – spiega La Repubblica Genova – da sei mesi attendeva il collaudo e non è mai entrato in funzione. Tant’è che le Fiamme Gialle hanno sequestrato documenti cartacei riferiti al progetto e all’appalto da 2 milioni e 700mila euro, mail e comunicazioni intercorse fra l’azienda altoatesina e Autostrade.

Gli interrogatori di oggi

Oggi in Procura sarà interrogato un altro dei 21 indagati, Mauro Coletta, attuale direttore generale per la Vigilanza sui Porti, ma dal 2014 al 2017 direttore della Divisione Vigilanza del Ministero delle Infrastrutture   e dei Trasporti. Prima del 2012 era al vertice dell’Anas, poi transitato al Mit.

I parenti delle vittime smentiscono Castellucci

Autostrade non ha erogato risarcimenti ai parenti delle vittime. In una nota stampa, il Comitato Parenti Vittime di Ponte Morandi conferma quanto detto lunedì scorso da Egle Possetti a “Genova nel Cuore”, scrive Repubblica Genova, smentendo le dichiarazioni rilasciate ieri dall’AD di Autostrade Castellucci al termine dell’interrogatorio in procura, quando aveva riferito che la società aveva già risarcito 150 eredi delle vittime del Morandi.

La Possetti, presidente del Comitato, non esclude che “possano esserci stati contatti fra i legali di Autostrade ed alcuni legali delle vittime”, ma dichiara che non ci sono tracce ufficiali di risarcimenti già erogati.

Gli inquilini dimenticati si organizzano

Si complica, intanto, l’affaire inquilini. Lo abbiamo già scritto nei giorni scorsi: la legge 130, ex Decreto Genova, si dimentica completamente di citare i locatari della zona rossa: tutte le poste di risarcimento sono destinate unicamente ai proprietari, anche se non residenti al momento del crollo. Una mancanza grave, a cui per ora non ha saputo rispondere neanche l’assessore comunale Pietro Piciocchi, che ha preferito chiedere l’opinione dell’Avvocatura dello Stato.

Per far sentire la voce dei dimenticati si medita, scrivono i quotidiani locali, di organizzare una grande manifestazione a Roma.

Le ruspe abbattono la pila 9 del viadotto

Il Secolo XIX riporta l’annuncio di Bucci su Facebook: “Demolita la pila 9 di ponte Morandi. Procedono spediti i lavori che permetteranno la riapertura di via Perlasca entro Natale”. Per la riapertura della strada però sarà necessario riasfaltarla per i danni subiti dal crollo.

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