Alle origini dei Decumani di Napoli

Perché i Romani, conquistata la Neapolis greca, non fecero piazza pulita di quel che c’era (come accadde altrove)

Alle origini dei Decumani di Napoli

Le tre grandi arterie

Alcune strade del Centro Storico di Napoli hanno, ormai, perso da un po’ di tempo il loro nome per essere genericamente definite “I Decumani”, con buona pace della storia della città. Si potrà obiettare che, invece, conoscendo la Storia, sappiamo che i decumani erano le tre grandi arterie (superiore, media ed inferiore) che attraversavano in senso est-ovest le città romane; che i Romani avevano conquistato la colonia greca di Neapolis e che, sempre i Romani, dove arrivavano, facevano piazza pulita di ciò che preesisteva al loro arrivo: eppure a Neapolis le cose andarono in maniera diversa.

Ma andiamo con ordine. Innanzi tutto, prima di affrontare questo tema, cerchiamo di capire come funzionasse il sistema viario antico, dando un’occhiata all’impianto urbano: la città moderna ha mantenuto pressoché inalterato quello della città antica – dobbiamo lavorare solo un po’ di fantasia per immaginarcelo un po’ più accidentato (non perché messo peggio ma in quanto caratterizzato da una serie di alture) rispetto ad oggi – rappresentato da tre grandi strade tagliate ad angolo retto da strade più strette, che davano origine ad isolati di forma rettangolare. Questo tipo di impianto, detto ortogonale, aveva origini molto antiche e sacre ma veniva utilizzato particolarmente negli accampamenti militari ed era, comunque, comune a varie popolazioni.

Quando i Greci giunsero in Italia se ne servirono per effettuare un’equa distribuzione delle proprietà ai coloni: un lotto in città, dove costruire la casa ed avere un piccolo orto per coltivare i generi di prima necessità (insomma, già allora la filosofia del “km 0” andava alla grande!) ed un lotto in campagna per coltivazioni più intensive.

Nacque il Piano Regolatore!

Durante la prima metà del V sec. a.C., l’urbanista Ippodamo da Mileto ne fece la base per la progettazione delle città, organizzando, all’interno di questo impianto viario, quelle che erano le aree sacre (per lo più l’acropoli con il tempio principale), pubbliche (la piazza principale o agorà) e quelle produttive (per lo più ai margini cittadini): era, praticamente, nato il Piano Regolatore! In realtà, Ippodamo non fece altro che regolamentare una pratica già, come detto, ampiamente utilizzata ma si finì per attribuirgli la fondazione di città sorte prima di lui o molto dopo la sua morte e questo tipo di impianto venne definito ippodameo.

A Neapolis, sorta nel primo quarto del V sec. a.C., pur senza lo zampino di Ippodamo, troviamo tutte le caratteristiche della sua città ideale: il tempio principale dedicato a Demetra sull’acropoli (la collina di Sant’Aniello a Caponapoli), l’agorà nell’area tra piazza San Gaetano e la sottostante via San Biagio dei Librai, mentre officine di ceramisti sono state individuate verso l’attuale Corso Umberto I, in prossimità dell’antico porto (piazza Municipio); infine, l’impianto viario caratterizzato da tre grandi arterie, dette plateiai, con direzione est-ovest, posizionate in corrispondenza dei salti di quota tra un rilievo e l’altro, tagliate da strade più strette, stenopoi, con direzione nord-sud.

Dopo questo sguardo generale all’impianto urbano di Neapolis e dopo averne delineato a grandi linee l’antefatto, occorre fare un’altra premessa per capire come si innestò la presenza romana sulla città greca.

Agli inizi del V sec. a.C., la Grecia e, in particolare Atene, con la vittoria sui Persiani del 480, era all’apice della potenza; in quello stesso anno, i Siracusani (quindi, la città greca all’epoca più potente in Sicilia) vincevano gli etruschi: quell’anno viene, in pratica, considerato come un esaltante momento di vittoria della civiltà sulla barbarie! Poco dopo, i Cumani, con l’aiuto dei Siracusani, vincono nuovamente gli Etruschi proprio nelle acque di Cuma. Come a voler sancire una sorta di alleanza tra queste tre grandi potenze greche, le tre città si uniscono per dar vita alla fondazione di Neapolis. Poco per volta, però, la Grecia, dopo la fulgida stella di Alessandro Magno, comincia politicamente a decadere; le grandi città greche della Sicilia e della Magna Grecia vengono conquistate da altre popolazioni. Solo Neapolis, nonostante la conquista sannita, continua ad essere considerata come l’unica città greca degna di tale nome in Occidente. Inoltre, il prestigio dell’arte e della cultura greca continua ad essere altissimo e fonte di ispirazione e, soprattutto, di imitazione da parte di altri popoli.

I Romani

Arriviamo, finalmente, ai Romani: questi, dopo aver conquistato e depredato la Grecia e le città greche della Sicilia e dell’Italia meridionale, non volendo far la parte dei barbari distruttori di una tale civiltà, si presentano, anzi, a Neapolis, come i paladini e salvatori della grecità e, accanto ai simboli della romanità, salvaguardano i culti, alcune istituzioni come le fratrie, ma soprattutto la lingua e arrivano ad istituire dei giochi isolimpici, cioè una specie di Olimpiadi, che culminano con la lampadedromia, vale a dire la corsa di notte con fiaccole lungo la spiaggia fino alla tomba della sirena Partenope.

Non è un caso allora se Nerone venisse a suonare nel teatro di Neapolis: il suo non era amore per il karaoke (non ancora inventato) ma il desiderio di compiacere la comunità greca della città, dal momento che per i Greci le rappresentazioni teatrali avevano un carattere sacro, e probabilmente scambiò per l’entusiasmo dei fans l’improvviso traballare del teatro, dovuto, invece al terremoto che, ben 17 anni prima, preannunciava la devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Dunque, i Romani non sostituirono la lingua greca, che si continuò a parlare ancora a lungo, tanto che nel Medioevo si continua a trovare, tra le altre, la denominazione platea e, per quanto il termine “decumano” possa apparire più evocativo dell’antico, si può dire, per assurdo, che a Napoli i decumani non sono mai esistiti!

ilnapolista © riproduzione riservata