I pm: anche il Ministero sapeva delle criticità del Ponte Morandi

Autostrade attacca il Mit: “La relazione della commissione di inchiesta è inutilizzabile”.In una lettera, Castellucci scarica sul ministero tutte le responsabilità.

I pm: anche il Ministero sapeva delle criticità del Ponte Morandi

A due mesi esatti dal crollo del ponte Morandi, Giovanni Castellucci, ad di Autostrade, va all’attacco del Ministero delle Infrastrutture. Autostrade attacca, in particolare, la commissione di inchiesta del Mit che il 25 settembre scorso ha presentato la sua relazione sul crollo del viadotto che ha ucciso 43 persone accusando la concessionaria di aver utilizzato gli automobilisti come cavie a loro insaputa per testare la tenuta del viadotto.

La lettera di Castellucci: la relazione del Mit è inutilizzabile

La lettera, durissima, è indirizzata al direttore della Vigilanza sulle concessioni autostradali, Vincenzo Cinelli, “ironicamente indagato” insieme a Castellucci, scrive Il Fatto Quotidiano, per omicidio colposo per non aver vigilato sulle presunte carenze nella manutenzione del Morandi.

Diverse le argomentazioni che “precludono in fatto e in diritto l’utilizzabilità, a qualsiasi fine, della Relazione” e anche una minaccia nemmeno tanto velata ai cinque membri della commissione: sia “il metodo seguito” sia “il merito delle valutazioni effettuate” configurano “possibili profili di responsabilità in capo agli estensori”della relazione.

Il mancato rispetto dei canoni previsti dalle norme

I cinque esperti, sostiene Aspi, non hanno rispettato i canoni assegnati dalle norme: imparzialità, riservatezza e obiettività. Poiché hanno scritto che “non possono trarsi conclusioni definitive su quale sia stata la causa prima e sulla conseguente dinamica del crollo”, non avrebbero dovuto “avventurarsi in valutazioni meramente ipotetiche che non le erano richieste e non doveva formulare”.

Ai dirigenti ascoltati non sono stati mostrati i verbali con le loro dichiarazioni

Aspi lamenta anche che ai suoi numerosi dirigenti ascoltati dalla commissione non è stato sottoposto alcun verbale e che le stesse trascrizioni richiamate nella relazione non sono state messe a loro disposizione, impedendo loro, di fatto, il “riscontro ”. In pratica, Aspi ipotizza velatamente che le affermazioni dei dirigenti (tra i quali Castellucci) possano anche essere state distorte dalla commissione.

Non solo: la lettera afferma anche che delle considerazioni tecniche avanzate dai suoi dirigenti non vi è traccia nella relazione. Ma questo è un problema facilmente risolvibile, basterebbe che Toninelli ordinasse alla Commissione Mortellaro di rendere pubbliche le trascrizioni delle audizioni dei vertici di Autostrade per l’Italia.

Il collegio perfetto

Infine il punto su cui Aspi si sofferma maggiormente per dimostrare l’illegittimità della Commissione e della sua relazione: quello del cosiddetto “collegio perfetto”.

Secondo Castellucci la commissione poteva “operare legittimamente solo con la presenza e l’apporto diretto di tutti i componenti costituiti in collegio”, ma come sanno tutti, la commissione ha vissuto dimissioni e allontanamenti, in definitiva molte sostituzioni (prima fu rimosso dall’incarico Roberto Ferrazza, il suo presidente; alla vigilia del suo allontanamento si era dimesso Antonio Brencich; qualche giorno dopo si dimise anche Bruno Santoro e, infine, stessa decisione prese Michele Franzese; tutti per conflitti di interesse che minavano la credibilità della loro presenza all’interno della commissione, ndr).

Il presidente Mortellaro è stato nominato a fine agosto, ma la commissione ha raggiunto la sua composizione finale solo a inizio settembre e sono passati solo pochi giorni prima della consegna a Toninelli della relazione finale: un lasso di tempo giudicato troppo breve da Aspi e che prova definitivamente la sua “radicale illegittimità”.

“Una ‘radicale illegittimità’ – scrive Il Fatto – che, par di capire, se sostenuta abilmente e vigorosamente da un pool di bravi avvocati potrebbe portare alla dimostrazione che non è colpa di nessuno, e comunque non di Autostrade e Castellucci, se il ponte Morandi è crollato uccidendo 43 persone”.

I pm: anche il Mit sapeva

Dopo due mesi di indagini serrate, decine di interrogatori e migliaia di file e documenti analizzati, gli investigatori arrivano ad una conclusione importante, scrive Il Secolo XIX: “anche dirigenti e tecnici del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture sapevano delle condizioni di criticità e dei rischi del Morandi”.

Erano in possesso degli studi del Cesi-Ismes (2015) e del Politecnico (2017) che evidenziavano le chiare problematiche degli stralli, sapevano che all’interno del progetto di retrofitting che avrebbe portato al restauro del ponte c’erano report preoccupanti, “che dovevano mettere in allerta tutti quelli che si occupavano del ponte, eppure, secondo la Procura, nessuno nei vari uffici, dipartimenti o direzioni varie del Mit ha fatto qualcosa. Né in termini di vigilanza che di prevenzione”.

I prossimi interrogatori

Tutto questo sarà oggetto, la settimana prossima, di una serie di interrogatori che interesseranno proprio la dirigenza del Mit: i magistrati, infatti, “certi, a questo punto dell’inchiesta, del fatto che la documentazione allarmante sia arrivata a Roma, vogliono capire chi l’abbia vista, chi l’abbia vagliata, chi ne avesse le responsabilità e chi non abbia avvertito chi di dovere.

Proprio al Secolo XIX un inquirente spiega quanto sia difficile “muoversi nella giungla burocratica che contraddistingue questi uffici” per ricostruire ruoli e competenze di ogni dirigente.

Saranno ascoltati anche i big del Mit: Assunta Luisa Perotti, ad esempio, una super manager che guida uno dei due dipartimenti del ministero, quello per le Infrastrutture, dove è presente la direzione a cui era stata affidata la vigilanza del Morandi. Figura importantissima del Mit, è stata scelta per questo incarico a metà luglio scorso direttamente dal ministro Danilo Toninelli: prima era capo di gabinetto del presidente dell’Autorità di regolazione dei Trasporti.

“La sua nomina è troppo recente per essere in qualche modo legata al crollo del viadotto – scrive il quotidiano – però la Perotti potrà aiutare i magistrati a ricostruire le varie figure e posizioni all’interno del Mit”.

Con lo stesso fine sarà sentita la manager immediatamente sottoposta alla Perotti, Maria Lucia Conti, architetto che ricopre l’incarico di responsabile della direzione generale per “le strade e le autostrade e per la vigilanza e la sicurezza nelle infrastrutture stradali”.

I pm sentiranno un altro importante dirigente del ministero: Giovanni Proietti, che al ministero dirige la quarta divisione della vigilanza autostradale. Assistito dall’avvocato Giovanni Rizzuto, Proietti è l’ultimo in ordine di tempo dei 21 indagati per il crollo del Morandi: “davanti ai magistrati ha già fatto sapere di «voler rispondere e chiarire la sua posizione.

Ricordiamo che per il Mit, oltre a Proietti, sono iscritti nel registro degli indagati: Vincenzo Cinelli (capo della direzione generale sulla vigilanza), il suo predecessore Mauro Coletta e Bruno Santoro (direttore della prima divisione).

La settimana prossima, forse, il rientro in casa degli sfollati

Il commissario Bucci lo ha annunciato direttamente agli sfollati: potranno rientrare nelle loro case giovedì prossimo, al massimo il giorno successivo. Le operazioni dureranno dai quindici ai venti giorni secondo le modalità che abbiamo già raccontato.

Intanto, riapre finalmente al traffico via 30 Giugno, la prima strada sulla sponda del Polcevera che “correva” sotto il tratto di ponte crollato a riaprire: un primo collegamento tra la Valpocevera ed il resto della città. Dopo il dissequestro del gip – racconta Il Secolo XIX – i lavori sono stati fatti a tempo di record e la strada è stata riaperta con due corsie ieri poco dopo le alle 19: “nella via è stato introdotto il doppio senso di marcia e verranno installati semafori collegati ai sensori che controllano i movimenti dei tronconi del ponte, per fermare i veicoli in caso di movimenti anomali”.

Altri 106 milioni per Genova

Nel decreto per Genova sono stati aggiunti 106 milioni per sfollati, porto e imprese. Ma i conti non tornano ancora, scrive Il Secolo XIX. le richieste sono state soddisfatte solo a metà e restano ancora da risolvere i dubbi su porto, autotrasporto e imprese.

 

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