Ponte Morandi: quasi impossibile trovare periti che non abbiano avuto rapporti con Autostrade

Il caso di Bruno Santoro, sotto indagine e membro della commissione di inchiesta del Ministero. Le indagini si soffermano sul parere chiesto al Dicca da Autostrade

Ponte Morandi: quasi impossibile trovare periti che non abbiano avuto rapporti con Autostrade

Il colosso Autostrade. Un gigante con cui tutti, o quasi, i periti hanno avuto, in passato, a che fare.

È con questo che si trovano ad avere a che fare gli inquirenti, che non riescono a individuare periti super partes a cui affidare le verifiche e le indagini necessarie sul crollo del ponte di Genova. Sembra assurdo, ma a leggere i giornali, oggi, è la preoccupazione che emerge più forte.

La ricerca di un perito indipendente

“Trovare periti totalmente indipendenti è un’impresa! – dichiara un non precisato investigatore a Il Fatto Quotidiano – Qui tutti hanno lavorato o avuto consulenze per un colosso come Autostrade. Molti hanno paura di bruciarsi professionalmente, ma soprattutto c’è la necessità di trovare esperti davvero liberi da condizionamenti. Non sappiamo come fare. Finirà che dovremo rivolgerci all’estero”.

Basta leggere la lista degli indagati per rendersene conto, o prendere in considerazione la composizione della commissione di inchiesta ministeriale nominata subito dopo il crollo.

Ne facevano parte Antonio Brencich, dimessosi volontariamente per conflitto di interessi, Roberto Ferrazza, allontanato dall’incarico dallo stesso ministero e adesso anche Bruno Santoro, iscritto nel registro degli indagati che, come ha rivelato L’Espresso, ha svolto incarichi per Autostrade fino al 2013 e che, dal 2015 al 2018, è stato direttore della Divisione 3, Qualità del servizio autostradale, che fa parte della Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali e, sei mesi fa, è diventato anche direttore della Divisione 1, Vigilanza tecnica e operativa della rete autostradale in concessione.

Tutto legale, ma che pone una grave questione di opportunità a sceglierlo, oggi, come membro di una commissione che dovrebbe indagare, per conto del ministero, sul crollo di un ponte gestito da Autostrade.

Le dichiarazioni spontanee di ingegneri e professori universitari

Con il colosso hanno siglato accordi decine di ingegneri ed enti universitari. Tanto che – a riportarlo è sempre Il Fatto – “nei giorni scorsi in Procura a Genova si sono presentati spontaneamente tecnici per chiarire subito di aver siglato accordi con Autostrade”.

Come Giovanni Solari, del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale dell’Università di Genova (Dicca), non coinvolto nell’inchiesta, che ad inizio agosto aveva siglato una convenzione con Autostrade per esaminare le condizioni del ponte.

Gli investigatori indagano proprio sui rapporti tra consulenti e Concessionario: sono stati concessi contratti o consulenze a persone che poi si sarebbero dovute occupare di controllare progetti e lavori?

Il parere del Dicca

Sul parere richiesto da Autostrade al Dicca si concentrano ora le indagini.

Lo scorso luglio, pur avendo già il progetto di rinforzo del ponte Morandi in fase esecutiva, cioè con tutte le autorizzazioni pronte, Autostrade chiese all’università di Genova (al Dicca) di rifare i conteggi della “relazione di calcolo”, ovvero, scrive La Repubblica, “il cuore di qualsiasi progetto di ingegneria. La fase in cui, attraverso calcoli matematici, viene verificato e garantito che l’opera progettata risponda alle norme di sicurezza vigenti in tema di statica e sismica”.

Tutto ciò a un mese dal crollo. “’L’ipotesi — spiega al quotidiano una non meglio precisata fonte qualificata — è che la società, dopo i precedenti studi che avevano segnalato criticità, avesse forti perplessità sulle condizioni dei tiranti’ e volesse quindi sottoporre a un ennesimo check up il gigante malato di calcestruzzo e acciaio”.

Il professor Solari chiarisce che il Dicca rifiutò di fare la nuova relazione di calcolo “perché si tratta di un compito progettuale e non vogliamo sostituirci agli ingegneri liberi professionisti”. Il compito del Dicca doveva essere, per il professore, “di valutare il progetto nella sua interezza, fare assistenza alla fase di esecuzione ed eventualmente eseguire prove di laboratorio”.

Lo studio sarebbe partito proprio a settembre, sarebbe durato otto mesi per un compenso di 45mila euro. Dice Solari: “Effettivamente, è insolita una consulenza del genere per un progetto esecutivo, ed è anche per questa ragione che mi sono presentato in procura per rilasciare dichiarazioni spontanee”.

Solari e gli altri docenti del Dipartimento verranno sentiti in settimana come persone informate dei fatti. Oltre a loro, saranno ascoltati anche i docenti del Politecnico di Milano che nell’autunno scorso consegnarono una relazione che segnalava anomalie degli stralli.

La posizione del Cesi

Nuove audizioni sono previste anche per i tecnici di Cesi, che nella consulenza del 2016 consigliavano di “aumentare la frequenza di alcune ispezioni e di implementare un sistema di monitoraggio dinamico”, scrive La repubblica. Sul Cesi incombe anche la misteriosa ed inquietante questione delle mail scambiate la notte del crollo.

Si allarga il raggio di azione dell’inchiesta

Gli investigatori stanno esaminando il materiale informatico sequestrato finora alla ricerca di parole chiave specifiche (pericolo, sicurezza, criticità, ponte, Morandi, strallo), scrive Il Fatto. Sono stati isolati trenta telefoni cellulari, di cui 15 appartenenti a dipendenti di Autostrade. La Procura ha adesso deciso di esaminare anche “migliaia di mail di centinaia di dipendenti delle società interessate ai lavori sul Morandi”.

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