Ponte Morandi: la procura bolla l’atteggiamento dei testimoni come “poco collaborativo”

La commissione di inchiesta del Mit continua a perdere pezzi: si dimette anche Michele Franzese. Fissato per il 24 settembre l’incidente probatorio

Ponte Morandi: la procura bolla l’atteggiamento dei testimoni come “poco collaborativo”

Atteggiamento poco collaborativo. È così che la procura sintetizza i risultati dei primi interrogatori svolti sul crollo del viadotto Polcevera.

Omissioni, amnesie e contraddizioni

Sembra che, a nemmeno un mese dal crollo del ponte Morandi, – scrive La Stampa – i primi testimoni ascoltati, legati ad Autostrade e alle società satelliti, abbiano già dimenticato chi fossero gli interlocutori con cui avevano parlato della situazione del viadotto ed il contenuto delle conversazioni. Anzi, qualcuno addirittura “prende le distanze da testi scritti e partiti dal proprio indirizzo mail”.

La funzionaria di Autostrade che sei mesi prima del crollo, in una mail, aveva segnalato la criticità del viadotto, ha detto di non ricordare molti particolari riguardanti quello scambi di informazioni.

Chiara Murano, addetta commerciale di Cesi, che la notte del 14 agosto, sempre in una mail, assolveva Autostrade da qualsiasi responsabilità in merito al crollo, ascoltata dai finanzieri, non ha saputo fornire molte spiegazioni.

Enrico Valeri, funzionario di Autostrade, destinatario della mail della Murano, ha sminuito quella missiva definendola di “importanza zero”.

Un atteggiamento, appunto, poco collaborativo, che in alcuni casi potrebbe complicare la posizione di alcuni testimoni.

Ieri è stato sentito per due ore Antonino Galatà, amministratore delegato di Spea Engeneering, la società controllata da Autostrade incaricata di eseguire ispezioni, monitoraggi e controlli. Ha dichiarato di essersi sempre fidato di quanto dicevano i suoi tecnici e di non avere motivi per dubitare del loro lavoro.

Il divario tra comunicazioni ufficiali ed informali

La convinzione che si sta facendo strada tra gli investigatori, scrive La Stampa, è che “ci sia un divario importante tra le comunicazioni ufficiali e quelle informali: come se, nelle prime, le criticità del viadotto fossero ammorbidite”.

La posizione di Stefano Marigliani

La posizione più complessa, scrive La Repubblica, è quella di Stefano Marigliani, l’ingegnere direttore del tronco genovese di Autostrade iscritto nella lista degli indagati per disastro colposo, omicidio stradale colposo plurimo e omicidio colposo con l’aggravante della violazione della normativa antinfortunistica.

Marigliani ribadisce di non aver mai riscontrato, prima del 14 agosto, alcun segnale di un possibile crollo, ma ammette che le decisioni relative al ponte spettassero al suo ufficio, compresa quella di chiudere il traffico, totale o parziale.

Sempre a lui sarebbe spettato fare pressione sulla direzione Manutenzioni per calendarizzare prima l’intervento di ristrutturazione delle pile 9 e 10.

L’inchiesta continua tuttavia nella ricerca di altre responsabilità, nelle posizioni più di vertice. L’attenzione si concentra soprattutto sui due anni di ritardo nell’avvio del progetto di ristrutturazione.

Perde ancora pezzi la commissione di inchiesta del Mit

Viene meno ancora un pezzo nella commissione di inchiesta del Mit. Dopo Antonio Brencich (dimissionario) e Roberto Ferrazza (rimosso) e le dimissioni di Bruno Santoro tre giorni fa, si dimette anche Michele Franzese, appartenente alla Direzione vigilanza del Mit, tra i 25 nomi segnalati alla magistratura perché sulla sua scrivania non possono non essere transitati documenti che raccontavano la criticità del ponte crollato.

Al posto di Franzese e Santoro, il ministero ha nominato Camillo Nuti , professore di Tecnica delle costruzioni dell’Università Roma Tre e il magistrato Francesco Lombardo, già vice procuratore generale della Corte dei Conti. Speriamo non saltino fuori altre consulenze.

L’incidente probatorio

È stata finalmente fissata l’udienza per discutere l’incidente probatorio legato alla demolizione dei monconi del ponte. Si terrà il 24 settembre.

Gli ad di Fincantieri e di Ansaldo Energia se la ridono sotto al Ponte

Sicuramente una foto di cattivo gusto.

autostrade

La pubblica Il Fatto Quotidiano, riprendendola da The MediTelegraph. Giuseppe Bono, ad di Fincantieri, ride spassosamente con Giuseppe Zampini, ad di Ansaldo Energia. È scattata alla fine di un’ispezione al ponte Morandi, il 23 agosto scorso. Pacche sulla spalla e grasse risate. Erano passati neanche dieci giorni dalla tragedia. Nei giorni scorsi la foto era stata ripresa dal giornale on line Gli stati generali.

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