Quindici anni fa Autostrade voleva demolire il Ponte Morandi: o lo riteneva a rischio o obsoleto

Pronto il piano per il recupero dei beni degli sfollati: sei ore a testa per portare via anche i mobili in 50 scatoloni a testa

Quindici anni fa Autostrade voleva demolire il Ponte Morandi: o lo riteneva a rischio o obsoleto

Quindici anni fa Autostrade voleva demolire il Ponte Morandi. A scriverlo sono La Repubblica e Il Fatto Quotidiano.

I contatti con un’azienda di demolizione

Tra il 2001 e il 2003, Autostrade contattò una società esperta del settore chiedendo costi, tempi e modalità di esecuzione e ricevette anche un preventivo di spesa. Ma non se ne fece nulla.

La notizia, confermata dalla procura della Repubblica, viene fuori dalla documentazione sequestrata in questi giorni dai finanzieri negli uffici romani e milanesi di Autostrade e riveste una grande importanza per gli investigatori: se Aspi già quindici anni fa pensava di radere al suolo il viadotto vuol dire che lo riteneva “se non a rischio immediato di crollo, quantomeno obsoleto e pericoloso da tenere in piedi”.

Il piano per gli sfollati

Pronto il piano per permettere agli sfollati di recuperare i loro effetti personali dalle abitazioni abbandonate il 14 agosto. A dettagliarlo sono La Stampa e Il Secolo XIX.

Gli sfollati avranno a disposizione sei ore a testa, in turni da 120 minuti e saranno aiutati da vigili del fuoco e protezione civile.

Potranno tirare fuori dagli appartamenti tutto ciò che vorranno, “comodini, lampadari, anche qualche mobile se riusciranno a smontarlo, noi non abbiamo messo limiti” spiega Sergio Gambino, consigliere delegato alla sicurezza per il Comune di Genova.

Ognuno di loro avrà a disposizione 50 scatoloni, tutti schedati con il nome della famiglia: “Potranno posizionarli sulle piattaforme mobili che arriveranno al piano fuori dalla finestra e poi scenderanno a terra, per caricare i camion grazie all’aiuto dei volontari”.

Oltre agli scatoloni, gli sfollati potranno portare con sé anche delle borse da riempire.

Tutto sarà poi trasferito in un grande magazzino, ancora da individuare. Le operazioni di recupero potrebbero iniziare il 15 ottobre, meteo e dati dei sensori montati sui monconi permettendo.

In caso scattasse l’allarme mentre gli sfollati sono nei loro appartamenti ci saranno 240 secondi per scappare. Un tempo calcolato non sulla fuga reale di una persona che corre, spiega Gambino, ma “sul tempo che serve ai vigili del fuoco a portare via di peso una persona che venga presa dal panico, o che cada”.

Gli accessi saranno quattro o sei contemporaneamente. Se ci saranno quattro scale da trasloco serviranno 42 giorni in totale. Se invece le gru saranno sei ci vorranno 30 giorni.

Alcuni sfollati hanno già fatto sapere di volere mandare qualcuno, perché non se la sentono di rientrare in casa. “Saranno ore durissime, gli psicologi sono già stati mobilitati”.

L’incidente probatorio

Il Secolo XIX torna sull’esclusione dei legali dal sopralluogo a ciò che resta del ponte stabilita in un primo momento dal giudice Angela Maria Nutini.

La gip è tornata sui suoi passi e li ha riammessi, “a patto di non interagire con i lavori, cosa che possono fare del resto già i consulenti tecnici di parte”.

I difensori di alcuni imputati avrebbero ravvisato in questa decisione una violazione del diritto alla difesa.

Le dichiarazioni di Toninelli

Il Secolo XIX e La Stampa riportano le dichiarazioni di Toninelli alla vigilia del suo ritorno a Genova.

Il ministro dichiara che sarà lo Stato ad anticipare i soldi dei risarcimenti agli sfollati, che poi si farà rimborsare a Autostrade.

C’è, inoltre, un’apertura sulla modifica al decreto per Genova per quanto riguarda l’articolo 1 che al punto sette stabilisce: “Il commissario straordinario affida progettazione, demolizioni, conferimenti in discarica, espropriazioni e ricostruzione del sistema viario ad una società che non abbia alcuna partecipazione, diretta o indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio, ovvero sia da queste ultime controllata o, comunque, ad esse collegate”. È una norma anti Pavimental (la società controllata di Aspi) ma che di fatto esclude gran parte dei big del settore in Italia.

Toninelli conferma la volontà di escludere Autostrade ma apre alla possibilità di coinvolgere le altre imprese: “Autostrade non ricostruirà quel ponte che ha fatto cadere per sete di profitto. Questo è certo, è un dato politico essenziale. Vedremo se non restringere troppo il raggio d’azione ad altri”.

Per quanto riguarda invece l’iter che sta seguendo la procedura di revoca della concessione ad Autostrade, Toninelli dichiara: “I nostri uffici stanno lavorando e preparando la documentazione e le repliche. Ma la procedura va avanti e l’obiettivo resta quello: non è possibile lasciarla a chi ha commesso un gravissimo inadempimento, come mostra anche la relazione della commissione d’inchiesta ministeriale, dimostrando di non essere capace e facendo crollare un ponte. L’obiettivo è chiaro e penso anche raggiungibile”.

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