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Genova: la Finanza negli uffici di Spea. Gli sfollati: una nuova via Porro costruita da Autostrade

La Liguria chiede di utilizzare l’accisa sulla benzina per l’emergenza post crollo. Come funzionano i sensori sul Morandi

Genova: la Finanza negli uffici di Spea. Gli sfollati: una nuova via Porro costruita da Autostrade

Ancora una volta, tutte le notizie che abbiamo oggi sul Ponte Morandi provengono da Il Secolo XIX. A partire da quelle che riguardano il nuovo blitz della Finanza negli uffici genovesi della Spea Engineering, controllata di Autostrade.

Il sequestro di documenti relativi ad un altro viadotto

I finanzieri hanno requisito documenti riguardanti un intervento straordinario avvenuto sul viadotto Pecetti, a Mele, sulla A26.

Il blitz è conseguenza delle audizioni dei primi giorni dopo il crollo quando sono emerse altre criticità sulla rete autostradale, su cui non erano state fatte segnalazioni particolari. Gli inquirenti stanno cercando di approfondire l’entità dell’intervento sul ponte Pecetti e la salute del viadotto nell’ottica di mettere a confronto le dichiarazioni raccolte durante le audizioni e le segnalazioni inviate da Spea Engineering.

Riguardo ai lavori in corso sul viadotto di Mele, fonti vicino ad Autostrade fanno sapere che l’intervento incorso è di tipo “locale” e mirato a una trave dell’impalcato. Sempre secondo la società, non si sarebbe trattato di una segnalazione straordinaria ad aver avviato l’intervento, ma del risultato dell’ultimo report trimestrale ordinario compilato da Spea.

I prossimi interrogatori

La settimana prossima riprenderanno gli interrogatori. Domani sarà il turno di Mario Bergamo, ex direttore delle manutenzioni di Autostrade, che, nel 2015, avviò l’iter per approvare il progetto di retrofitting del Morandi.

Mercoledì sarà sentito Michele Donferri Mitelli, successore di Bergamo.

La Liguria chiede di utilizzare l’accisa sulla benzina

I fondi per l’emergenza post-crollo non bastano. La Liguria chiede di poter utilizzare anche per il 2019 l’imposta sulla benzina (5 centesimi in più per ogni litro di benzina erogato), che ormai da anni (dal 2011) i liguri pagano per finanziare le opere di ripristino delle tante alluvioni che hanno dovuto sopportare dagli anni Novanta ad oggi.

L’imposta porta nelle casse della Regione circa 7 milioni l’anno che farebbero molto comodo per sopportare i costi dell’emergenza post-crollo. Occorre, tuttavia, l’ok del governo, perché l’accisa è contestata dalla Commissione Europea secondo cui la tassa non persegue alcun fine, ma va a coprire esigenze di bilancio.

Il cammino del decreto per Genova

Il cammino del decreto dovrebbe riprendere domani pomeriggio alla Camera, con tutte le incognite legate ai capitoli relativi alla ricostruzione post- terremoto di Ischia.

Il timing ratificato dalla presidenza della Camera prevede che il testo sia approvato dall’Aula (con gli emendamenti) alle 14 di mercoledì in modo da passare al Senato perla lettura definitiva.

Bucci – che fino alla conversione del decreto è un commissario dimezzato, poiché non può scegliersi i collaboratori che vuole (è obbligato a restare nel perimetro delle amministrazioni pubbliche) e non può coinvolgere nella ricostruzione tutte le principali aziende del settore italiane, perché legate, in un modo o nell’altro, a concessionarie autostradali e quindi escluse dalla possibilità di ricostruire il viadotto sul Polcevera – sta comunque valutando le proposte e i progetti ricevuti per la ricostruzione del ponte.

Il sogno degli sfollati: una nuova via Porro costruita da Autostrade

Il presidente del Comitato sfollati, Franco Ravera, lavora per il sogno di chi ha dovuto lasciare la propria casa: ricostruire via Porro in un’altra zona della città. Per questo motivo si stanno sondando terreni e cercando consensi. Il progetto sta prendendo forma con contatti con progettisti e architetti. Ma, soprattutto, gli sfollati pensano ad un possibile costruttore: Autostrade. E con la società ci sarebbero già stati contatti in tal senso.

La proposta è ancora in via di definizione ma Ravera la disegna a grandi linee: gli sfollati potrebbero rinunciare a parte dell’indennizzo che riceveranno dall’abbattimento delle loro abitazioni e metterlo a disposizione della creazione di un nuovo quartiere. Servirebbero almeno 120, 150 famiglie disponibili. Anche così, Autostrade dovrebbe investire altri soldi, ma, anche se onerosa, l’operazione avrebbe certo un ritorno d’immagine, dopo la tragedia.

Come funzionano i sensori sul Morandi

Il sistema di monitoraggio della stabilità del Morandi ha retto nonostante la pioggia incessante che ieri si è abbattuta su Genova: i dati sono regolarmente arrivati alle centraline.

I sensori, forniti dalle ditte Field srl e Agisco, sono di tre tipi: ottici e cablati, questi ultimi sono accelerometri e inclinometri.

I “prismi” ottici (una specie di specchietto) vengono “letti” costantemente da una stazione topografica con un raggio laser che rimanda indietro le risposte sui tre assi di movimento in grado di evidenziare uno spostamento di decimi di millimetro. A monte e a valle del Ponte sono state montate quattro stazioni, collegate via internet ad una centrale operativa in remoto.

I prismi sono dieci per ogni lato e per ogni pilone nel lato ovest e quindici per ogni lato sulla pila est. Le stazioni sono posizionate a 70-100 metri dal ponte.

Gli altri sensori installati sul Morandi sono gli inclinometri, che misurano la rotazione su due assi della struttura. Sono inseriti nei piloni dall’uno all’otto (sul lato ovest) mentre sulla pila 10, quella considerata più a rischio, sono state messe le “elettrolivelle”, più sensibili, lungo l’intero sviluppo verticale della struttura, sino alla cima del pilone. Sono tredici sul lato sud e altrettante sul lato nord.

Infine, ci sono gli accelerometri, una sorta di mini-sismografo dalla forma simile ad una piccola scatola. Ne sono stati montati sei per lato sulla pila 10 lungo gli stralli.

Per tutti questi sistemi la commissione regionale sul Morandi ha stabilito una serie di soglie di movimento oltre le quali scatta il sistema di allerta, con i messaggi inviati a tutto il personale interessato, per Protezione civile e vigili del fuoco. E anche la chiusura automatica (con semafori) per via 30 Giugno.

Per impallarli, spiega a Il Secolo XIX l’ingegnere Stefano Pinasco, uno degli esperti della commissione regionale, “deve verificarsi una condizione di simil-nebbia o di pioggia davvero fortissima” e finora non è mai successo nonostante dei falsi allarmi legati all’effetto di un riflesso del sole.

 

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