Come gioca la Juventus con Ronaldo

La forza d’urto e la gestione, il possesso palla e l’aumento dei tiri: come Allegri sta gestendo l’impatto di Cr7 sulla Juventus, in attesa del Napoli.

Come gioca la Juventus con Ronaldo

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La Juventus è rimasta fedele a sé stessa eppure è cambiata, sta cambiando. Il lavoro di Allegri è stato ed è fondamentalmente integrativo: inserire i nuovi in un tessuto funzionante, e da anni funzionale alla presenza di certi calciatori in rosa. Anzi, diciamola meglio: la Juventus ha i migliori calciatori e le migliori alternative, quindi gioca di conseguenza. Gioca su questo, almeno sulla lunga gittata. La singola partita viene influenzata da questo approccio, e allora si passa dal dominio alla gestione in base al numero di gol segnati e subiti.

Napoli-Juventus e Juventus-Napoli dello scorso anno, da questo punto di vista, furono una specie di saggio: al San Paolo arrivò una squadra che doveva vincere per non finire a sette punti di distanza – o restare a -4 -, allora il blocco alla manovra del Napoli fu accompagnato da un’intelligente strategia di transizione, con Dybala e Douglas Costa ad armare ripartenza e a gestire bene il possesso in fase di risalita. Allo Stadium, invece, la squadra di Allegri si presentò nella sua versione più conservativa. Era e fu una partita da 0-0, il Napoli la giocò benissimo e vinse meritatamente, ma solo con un episodio nel finale.

Determinare il contesto

Ecco, per dirla in maniera più semplice: la Juventus ha talmente tanta qualità e fisicità che riesce sempre a determinare il contesto. Quando però incontra squadre con una certa organizzazione, e/o con valori più elevati, allora può rischiare, perché l’atteggiamento speculativo e di gestione potrebbe non pagare. Del resto, la squadra di Allegri ha perso pochissime volte negli ultimi tre anni: con il Napoli, la Sampdoria, la Lazio e il Real Madrid lo scorso anno, ancora il Real Madrid due anni fa, il Bayern Monaco nel 2016.

Per quanto riguarda le altre partite (come quelle in questo avvio di stagione), il percorso di Allegri è praticamente perfetto. E si basa ancora sul dominio della partita a ritmi bassi o comunque mai troppo elevati lungo tutti i 90′, con fase difensiva compatta e libero sfogo ai talenti avanzati. Dal punto di vista pratico, questi principi si concretizzano in un possesso più accentuato rispetto al passato (60,4% di media, quota record in Serie A) e in una maggior predisposizione al tiro: i bianconeri, infatti, concludono verso la porta 21.8 volte ogni 90 minuti.

È l’influsso di Ronaldo, che da solo tocca quota 7.7. Più di un terzo dei tiri della squadra di Allegri sono tentati dal portoghese. Il contraccolpo difensivo è minimo, anche se la quota di tiri concessi per match (8.2) è identica a quella del Napoli di Ancelotti. Con la differenza che Allegri ha incrociato le armi con Chievo, Lazio, Parma, Sassuolo, Frosinone e Bologna. Il calendario degli azzurri, invece, è stato un po’ più complesso.

Il gioco

Gli sviluppi del gioco variano in base alle scelte di formazione (stiamo scoprendo anche a Napoli questa variabilità di sistema). Domani sera, è probabile che Allegri torni al modulo base 4-3-3 con Cancelo-Bonucci-Chiellini-Alex Sandro in difesa, Emre Can-Pjanic-Matuidi a centrocampo e Bernardeschi-Mandzukic-Ronaldo in avanti. Facile pensare a uno schieramento fluido, con Matuidi quarto di centrocampo a sinistra in fase difensiva, Bernardeschi “retrocesso” da attaccante a laterale e la coppia CR7-Mandzukic in avanti.

Insomma, sarà una partita che potrebbe giocarsi anche a specchio. Del resto, Emre Can e Pjanic hanno qualità e background adatti per interpretare le attribuzioni del regista, Matuidi ha giocato da mezzo esterno e i due laterali difensivi posseggono il dinamismo adatto per giocare in maniera offensiva in una catena tipica da 4-4-2. In avanti, la presenza di Ronaldo (vedi sopra per il conto tiri) e un avversario ostico richiederanno il supporto di un centravanti atipico come Mandzukic, bravo a lavorare in tandem per aprire spazi ai compagni. Il paradosso è che la miglior prestazione stagionale dei bianconeri sia arrivata a Valencia, senza Ronaldo. Come se i meccanismi di squadra non fossero ancora parametrati alla presenza totalizzante del portoghese (la pensano così anche ad Espn).

Il Napoli

Dal canto suo, il Napoli avrà un compito difficile. Intanto, reggere ad un confronto fisico a dir poco sbilanciato. Se la Juventus dovesse iniziare a ritmi alti, come di solito avviene in partite con valori più equilibrati, la tenuta del blocco difensivo sarà fondamentale, esattamente come la qualità nel ribaltamento. La prima fase di partita, per questi motivi, sarà davvero determinate, oltre la retorica.

Il resto sta nella (nuova?) personalità della squadra, che l’anno scorso impose i suoi principi ad una Juventus dall’intensità bassissima. Un approccio al gioco a cui la Juve tende in maniera “genetica”, e a cui potrebbe tendere nel corso della partita di domani, con lunghe fasi di possesso “a riposo”. Ecco, il Napoli dovrà cercare di giocarsi le proprie chance in quei momenti, attraverso i giochi offensivi, le combinazioni che abbiamo visto nelle ultime partite. Certo, ora anche per gli azzurri molto – se non tutto – dipende dalle scelte di formazione, riferimenti e sviluppi della manovra sono meno scontati. Però resta necessaria l’idea di una resistenza attiva alla forza d’urto della squadra di Allegri. Vedremo come Ancelotti proverà a gestire questa sfida, difficile eppure stimolante.

 

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