Repubblica “celebra” Guardiola: «Un tecnico perfetto, forse troppo: il mondo è cambiato»

Dieci anni fa l’esordio come tecnico del Barça, oggi un’analisi della rivoluzione di Guardiola: «Lui è un passo avanti, gli imitatori sono un problema».

Repubblica “celebra” Guardiola: «Un tecnico perfetto, forse troppo: il mondo è cambiato»

Dieci anni di Tiqui-Taca

Repubblica apre la sua sezione sportiva con un lungo articolo su Pep Guardiola, a dieci anni dalla sua deflagrazione come fenomeno tecnico-tattico. In questi giorni, nel 2008, il tecnico catalano esordì da allenatore del Barcellona senior dopo l’apprendistato nella seconda squadra, iscritta ai campionato inferiori. Con Guardiola sulla panchina azulgrana, si consolidò una tendenza tattica già “avviata” in precedenza dal calcio spagnolo, quella del Tiqui-Taca. I successi in serie di Messi e compagni (nel 2009 il primo Triplete dell’era moderna) finirono per legittimare definitivamente questo approccio al gioco, fino agli albi d’oro più importanti.

Scrive il quotidiano romano: «Dieci anni dopo, al Mondiale in Russia, quel sistema è andato in frantumi. Il possesso palla è diventato una zavorra, un limite smascherato dalla vorace rapacità del calcio verticale. A un certo punto sono arrivati gli imitatori di Guardiola, e allora il possesso è diventato un dogma, l’unico parametro di riferimento. Quando invece lo stesso Pep, che è un visionario, si era già staccato prima dai radicalismi: nell’anno sabbatico tra Barcellona e Bayern aveva già iniziato a studiare un calcio diverso, ugualmente sofisticato ma più evoluto». Ora il Manchester City è il risultato di questa ricerca tattica, che ovviamente va molto al di là del tiqui-taca o del possesso palla.

Spiega ancora il quotidiano romano: «I cardini filosofici sono rimasti gli stessi: un giocatore non deve mai fare più di cinque metri per recuperare il pallone, e in attacco il concetto di riferimento è quello dello svuotamento, più che del riempimento. Solo che ora al centro del sistema ci sono i terzini, in modo che gli esterni possano tentare il dribbling in situazioni di uno contro uno».

Il gioco verticale

In realtà, almeno secondo Repubblica, il nuovo Guardiola non sta facendo scuola. Perché «la verticalità è il nuovo mantra, ma anche perché in realtà oggi si sta affermando il “gioco dei giocatori”. Poiché lo squilibrio economico concentra i migliori in poche squadre, gli allenatori non possono che assecondarli. Juventus, Barcellona e soprattutto Real Madrid hanno sposato questa tendenza, che però a Guardiola non basterà mai: lui vuole un genio collettivo, un burattinaio immaginario che muove i fili da dietro. Per questo sarà sempre un passo avanti, trascinandosi dietro imitatori che non lo capiscono e si lasciano buggerare da un contropiede qualunque».

L’ultimo concetto è sposato anche da Claudio Ranieri, intervistato a corredo di questa analisi: «A me emoziona il calcio verticale, è questione di gusti. Il tiqui-taca resta uno strumento ottimo, ma devi avere calciatori di classe sopraffina. Che errore imitare l’approccio di Guardiola senza giocatori di qualità».

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