Il Napoli a Milano, la noia, la perdita della leggerezza

Milan-Napoli, la partita non guardata: lo 0-0 di San Siro può essere, Sarri, i colpevoli e un meccanismo scambiato per circo.

Il Napoli a Milano, la noia, la perdita della leggerezza
Foto Ssc Napoli

L’importanza ella noia

Si scriverà qui di seguito un pezzo sulla noia, e quindi con arte ma senza parte; un pezzo che di conseguenza, per discendenza diretta, non potrà far altro che nascere, crescere e morire noioso. Lo leggerete? Lo abbandonerete prima della fine di questo paragrafo? E quando finirà il primo paragrafo? E chi lo sa, a voi la scelta. Se abbandonerete non saprete mai se questo pezzo sulla noia e quindi noioso diventi il più bello della stagione. Potrebbe succedere, può darsi che per per un’intuizione, o per una o due circostanze fortunate il pezzo mi riesca benissimo, pur non perdendo di vista l’idea di partenza. Non trascuriamo l’importanza della noia.

E come si fa? Ci viene in soccorso la partita disputata ieri, che ha avuto come conseguenza uno 0 a 0 senza ragione di esistere, totalmente inutile per le sorti di entrambe le squadre; partita che riesco a immaginare soltanto noiosa, appunto. Ma già contro questo mio pensiero si fanno avanti alcuni amici milanisti che mi parlano di una bella partita. Bella? Fermi tutti! Bella e noiosa possono stare vicine? Rimanere incluse nello stesso pezzo, a braccetto? Non lo so, non ne sono certo, ma poi che importa, non sono d’accordo: non può essere stata una bella partita. Che presuntuoso, penserete, neanche l’hai guardata. Scusatemi, vi rispondo, e da quando per stabilire se una partita sia stata bella o meno bisogna averla guardata? Ma dove vivete, per favore; basta immaginarla. E io la immagino noiosa così come questo pezzo. Siete ancora qui? Bravi, siamo già alla fine del secondo paragrafo.

Non è solo stanchezza

Pochi tiri, pochi passaggi illuminanti, una sola parata decisiva, pochi ammoniti, né grinta né aggressività, brividi solo per inutili sequenze di calci d’angolo, un colpo di tacco non sfruttato, tiri mosci, tranne uno. La sto immaginando per accumulo e non sto mettendo insieme niente, perché niente è stato, e comunque è stato. Immagino bene? Qualcuno di voi fa sì con la testa. Qualcosa ci è sfuggita di mano, non è solo stanchezza, non è solo debolezza mentale, è una sorta di straniamento; è la perdita della leggerezza.

Il tipo di leggerezza che ti permette di avanzare inesorabile, di tentare e di riuscire nella giocata improbabile, di coniugare la bellezza al risultato, che non ti fa avvertire la pressione, che fa sì che tu incuta timore. Ecco cosa abbiamo perso per strada, e non può essere di certo un pezzo noioso a svelare tutti gli arcani.

Vincere, giocano bene

Napoli è una città misteriosa, anche Milano lo è, ma questo mistero non si è rivelato su San Siro. Chissà cosa direbbe oggi il poeta Milo De Angelis, milanista, lui di certo l’ha guardata, e da qualche parte lo sa che è stata piatta, con un grado di emozioni prossimo allo zero, chissà cosa direbbe lui che ha visto giocare Rivera e poi Van Basten e che ha scritto versi come questi:

Gli occhi non si chiudono contro le cose, fermi
dove un millennio oggi ha esitato
tra cedere e non cedere
perdendosi sempre tardi, e con intelligenza.

Che noia penserebbe, e non chiuderebbe gli occhi contro le cose. Il Napoli non sta giocando bene e il Napoli quando non gioca bene, alla lunga, non vince, mi dispiace ma è così, ne sono abbastanza certo e da qui non ci si muove di un passo, o riprendiamo a giocare bene o accontentiamoci del punteggio straordinario che stiamo facendo quest’anno, che non è ancora finito, anche se il primo posto ora è ben distante.

Per allontanarci dalla noia per un attimo, potrei qui raccontare la stupenda parata di Donnarumma su Milik, e a che scopo, se non a quello di risultare noiosi ricordandoci – tra le altre cose – che i portieri nati in Campania, se possono, il miracolo contro il Napoli lo fanno. Ribatterete con il colpo di tacco di Insigne per Mertens, e a che serve se non a rimandare per un attimo l’ultimo sbadiglio?

Il copione e il colpevole

Di chi è la colpa? In molti hanno già deciso che il colpevole sia Sarri, anche questo aspetto fa parte del copione, è comprensibile e non è detto che non sia così; ma io non ho ancora capito e non so se vi siano colpe, quindi per ora sull’argomento taccio; mi stupisco però del fatto che persone delle quali ho stima riducano tutto all’insulto e quindi Sarri diventa “bancario” “maestro elementare” o ha “un atteggiamento tracotante da camorrista”.

Che noia e che noia il bel gioco, per carità, meglio guardare brutte partite e non vincere niente comunque, perché così è l’alternativa. Il pezzo da noioso sta diventato altamente retorico, un pezzo vuoto. Napoli mio, come mi fai scrivere male certe volte. E poi, è colpa di Mertens, anzi di Hamsik, anzi di Insigne, anzi di Callejón.

Il meccanismo-Napoli

Ah, sì? Io credo sia pure un po’ colpa mia a questo punto, non so tifare bene, non so incazzarmi, non mi so sfogare. Nessuno dei calciatori del Napoli è in grado di vincere le partite da solo, siamo d’accordo su questo? Il Napoli non è mai stato un circo ma un meccanismo in grado di produrre un bellissimo gioco, un divertente gioco, un efficace gioco. Bisogna che il meccanismo si rimetta in moto, che si riacquisti un po’ di lucidità.

Che noia, vero? Potete, però, sempre correre a leggere un pezzo che parli della Juventus, chi ve lo impedisce?

Da ieri sera si coniugano verbi al passato, e si usano parole come “finito” “concluso” o “terminato”, mentre si dovrebbe provare a tacere, o forse, se fosse possibile, guardare al futuro.

Note a margine

  • La Fiesole di ieri ha vinto tutto.
  • Non usciremo mai più dal loop “arbitro senza cuore”.
  • Mertens torna dentro la divisa.
  • È anche colpa nostra che continuiamo a controllare su Wikipedia prima di scrivere: Ghoulam.
  • #IoStoConSarri allenatore, non bancario, non meccanico, non maestro elementare, non camorrista.
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  1. Io continuo a pensare che sia anche colpa della società. In momenti difficili, infatti, è la società che riesce a fare la differenza. L’approssimazione della nostra gestione, non la capacità spesa, pesa.

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