Juve-Napoli non è stata Davide contro Golia, il destino è ancora in mani bianconere

Una vittoria meritata, anche da un Napoli non brillantissimo. Ora un finale tutto da vivere, con avversari che daranno filo da torcere e con arbitri finalmente sereni.

Juve-Napoli non è stata Davide contro Golia, il destino è ancora in mani bianconere
Photo Matteo Ciambelli

Nulla di miracoloso

È importante smantellare subito un luogo comune: come già scritto da Massimiliano Gallo, non c’è stato nulla di miracoloso nella vittoria del Napoli a Torino, se non nell’aver spezzato una lunga tradizione sfavorevole. E non è stata la vittoria di Davide contro Golia. A meno di non considerare ancora una volta il Napoli come l’eterna sorpresa, un intruso nell’alta classifica, e non invece una realtà consolidata, forte della seconda rosa della Serie A come valori di mercato, e già legittimamente in testa a questo campionato per ben 24 giornate.

Non c’era modo migliore per vincere. Forse non c’era nessun altro modo che segnare all’ultimo minuto. In una sorta di contrappasso per le troppe volte in cui il finale di partita contro la Juventus era stato sanguinoso per il Napoli. Anche perché il gol di Koulibaly è stato mortifero, non ha lasciato ai bianconeri neanche il tempo di riorganizzarsi, in una partita nella quale la Juventus non ha mai dato l’impressione di essere veramente organizzata e preparata a vincere la gara più importante della stagione. La squadra di Allegri, come poi confessato dallo stesso tecnico, sperava nell’occasione singola, nella giocata casuale.

Tante volte in questa stagione questa strategia aveva pagato. Stavolta no.

Meritarsi la fortuna

La palla della punizione di Pjanić, deviata sul palo da Callejon, in altre occasioni sarebbe finita dentro, condannando il Napoli all’ennesima fatica di Sisifo e probabilmente avrebbe già chiuso questo campionato, come già successo tante volte in passato.
Il CASO, da sempre convitato di pietra nelle partite più importanti, in questa occasione ha voluto dare una mano al Napoli. E forse proprio questo è stato il segno più tangibile di una serata diversa dalle altre del passato allo Stadium.

La fortuna bisogna meritarsela. E il Napoli, che NON ERA FISICAMENTE SCOPPIATO, e NON AVEVA MAI MOLLATO, se l’è meritata tutta.

Complesso esaurito

Si è mostrato tanto convinto dei propri mezzi quanto alleggerito nella testa e, soprattutto, non più ossessionato dal complesso d’inferiorità nei confronti dei bianconeri. Oddio, la partita è stata bruttina e carica di tensione. La stessa manovra del Napoli non è stata veloce come ad inizio stagione. E il possesso palla, tutto del Napoli, è stato alquanto sterile. La partita sarebbe finita 0-0 senza l’elevazione da campione NBA di Koulibaly. Ma queste partite sono così, un singolo gesto tecnico, frutto di allenamenti e applicazione, può risolvere una partita. Almeno secondo la tradizione del nostro calcio.

Tradizione comunque capovolta, visto che in più di 40 anni solo in un caso la prima in classifica era stata sconfitta a domicilio dalla squadra inseguitrice in una sfida scudetto. Ed era successo proprio al Napoli di Maradona, capace di farsi battere dal Milan di Sacchi alla terzultima del campionato 1987-88, sfaldandosi poi definitivamente nel finale di campionato. Cosa che speriamo accada ora alla Juventus, anche se contro i bianconeri nulla è garantito, abituati come sono a non perdere mai i duelli alla distanza, soprattutto quando sono in testa.

Nessun rimpianto

Il Napoli dovrà vincere sempre, per non avere rimpianti. Ma è bene non dimenticare che è ancora la Juventus ad avere il destino nelle sue mani. Sarà comunque complicato per i bianconeri invertire l’inerzia del momento. Come già ipotizzato da queste pagine prima della sfida di Champions contro il Real Madrid, l’eliminazione, maturata nella maniera più crudele al termine di una inattesa rimonta al Bernabeu, ha pesato nella testa dei giocatori di Allegri molto più dell’eventuale fatica per un ipotetico doppio impegno settimanale.

Una squadra che si autoalimenta con le vittorie rischia ora di andare in tilt. Anche perché la soluzione non potrà essere il gioco di squadra, ma solo il ricorso all’orgoglio, all’identità e alle giocate individuali. L’estrema marginalità dei risultati potrebbe non pagare più. La paura di non farcela, e di concludere una stagione senza titoli importanti, può diventare pesante, nella testa e nelle gambe.

Gli arbitri e gli altri

E, contrariamente al pensiero di molti tifosi del Napoli, non serve paventare presunti complotti di palazzo. L’arbitro Rocchi, inspiegabilmente temuto da buona parte della tifoseria partenopea, è forse stato il migliore in campo. Certificando una diversa serenità arbitrale, dovuta soprattutto all’avvento del Var. E che forse, contrariamente ai timori diffusi tra i tifosi azzurri, difficilmente la classe arbitrale avrà un peso decisivo in questo finale di campionato.

L’ago della bilancia resta quindi tutto nelle mani (e nei piedi) delle due squadre. La prossima giornata potrebbe già essere fondamentale. Il Napoli spera di trovare una valida alleata nella più acerrima rivale sportiva della Juventus. Quella Inter che, fermando i bianconeri, oltre a fare un grande passo avanti verso la qualificazione Champions, si toglierebbe pure qualche sassolino dalle scarpe.

Non aspettiamoci però che il Napoli trovi tappeti rossi al suo passaggio. Empatia e simpatia forse si. Dopo anni di egemonia juventina l’intero mondo del calcio non-juventino sembra aver voglia di cambiare aria. E di riconoscersi finalmente in un modo diverso di intendere il calcio.

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