Tre bambini nei bagni del San Paolo: «papà, è solo una pipì»

Un genitore alle prese con le dure prove della vita. Le sue ansie, ingigantite dalla narrazione di quei terribili luoghi. E, infine, la rivelazione dei pargoli

Tre bambini nei bagni del San Paolo: «papà, è solo una pipì»

Tre povere anime indifese

Quando i miei tre figli di nove, sette e cinque anni mi chiedono, nell’intervallo di Napoli Sampdoria, di andare al bagno, mi sento crollare il mondo sotto i piedi. Non una, non due ma ben tre pipì nei gabinetti del San Paolo, tre pipì di povere anime indifese contro stuoli di germi armati, nel cuore dei distributori automatici di tifo e salmonellosi.

Ho tentato di approntare un veloce discorso sulle condizioni delle infrastrutture a Napoli, i servizi cittadini e lo Stato assente, il presidente e il suo interesse unico al proprio portafogli, il sindaco e la lotta di affrancamento del sud, le banche del mezzogiorno depredate dai Savoia, ma mio figlio cinquenne, alla sua prima allo stadio, si è appena scolato una buona pinta di Coca Cola e le mie parole cadono vane nel vuoto.

Ciaccarelle

Mi faccio dunque coraggio e, strette le loro mani, mi avvio nel ventre dell’impianto, in questo budello oscuro che porta alle comuni latrine, con l’epico slancio della Magnani nelle sue scene migliori. Qui scorgo, con sgomento, che all’altezza del petto del simbolo della donna stilizzata affissa sulla porta dei bagni femminili qualche facinoroso ha attaccato due seni di plastilina e qualcun altro ha scritto “Ciaccarelle” a fianco a “Donne”. La interpreto come una chiara risposta alla teoria gender e cerco di coprire gli occhi delle mie due figlie, ma è troppo tardi.

Nessuno ha il coraggio di fiatare

In fila ci sono diverse persone. Ci guardiamo negli occhi. Ne ammiro il coraggio. La forza interiore. Orinare al San Paolo richiede spirito di sacrificio, ambizione, sconsideratezza. Vedo alcuni entrare e non uscire più. Vorrei chiedere dove finiscono ma nessuno ha il coraggio di fiatare, neppure io.

Di ritorno, sulle scale che portano ai nostri posti, interrogo mia figlia. Hai toccato i bordi? Era alla turca? Ti sei lavata le mani? Hai avuto paura?

Lei mi fissa, un po’ mi pare sorrida.

“Papà, è solo una pipì”.

Il candore dei bambini è così. Vedono l’orrore e non lo riconoscono. Io spero solo che questa vergogna cessi. Che cessi questo mondo che dimentica i bambini. Che cessi, cessi, cessi.

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