De Laurentiis: « Al San Paolo ho paura di andare al bagno. A Napoli non facciamo network, impossibile comprare un terreno dove costruire una academy»

De Laurentiis: « Al San Paolo ho paura di andare al bagno. A Napoli non facciamo network, impossibile comprare un terreno dove costruire una academy»

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis è interventuo al convegno che si è tenuto questo pomeriggio per la ricorrenza del trentennale della scomparsa di Eduardo De Filippo presso il Maschio Angioino, sul tema del disagio giovanile e il pericolo della devianza.

Questi gli interventi del presidente:
«Ci si dimentica che bisogna essere imprenditori sempre nella vita. Fare impresa significa educare. Io dico sempre che non mi interessa il fine economico. Penso solamente all’economia di scala per poter riuscire nel mio intento. Vengo da una famiglia di Torre Annunziata, ricordo che davanti a uno stufato di ziti o di candele si risolvevano tutti i problemi. Per questo sono ottimista. Se avessi vissuto la vita nell’ottica dei romani, sarei scappato immediatamente da Napoli. In questa città le istituzioni non ti aiutano»

Che ne pensa di questa lentezza nel crostruire così forte e perchè c’è tanta ostilità nei confronti dell’idea di Eduardo? 
«Da bambino frequentavo Eduardo De Filippo, perchè mio padre era in affari con lui. Me le sono fatte tutte le commedie di Eduardo. Quando Luca mi ha invitato a questo convegno, alla riflessione sul perchè la politica è assente, ho subito colto l’occasione. Noi abbiamo un apparato burocratico macroscopico. Renzi cercherà di smantellarlo, perchè questi apparati bloccano tutto. Come dice Eduardo, proprio nel suo discorso al Senato, il mondo cambia ma deve confrontarsi con leggi vecchie. Certe leggi sono piene di voglia di fare, ma poi rimangono lettera morta perchè nessuno le attua. Pensate alle commissioni che legiferano: si passano la palla da una parte all’altra, scambiandosi favori. Speriamo che questo Stato immobile diventi mobile, ho molta fiducia in Renzi perchè ha dato una ventata di gioventù. Il problema è che il 55% degli italiani non va a votare, e questo è gravissimo»

Sul San Paolo.
«È un cesso e continuo a chiamarlo cesso. Vi racconto una storia: vengo a Napoli, vado da un giudice fallimentare, verso 33 mln e mi danno un pezzo di carta. In due anni, partendo dalla C2, ho sborsato altri 100 mln. Dal nulla, siamo arrivati ad essere l’unica squadra presente in Europa quest’anno e la 15esima squadra più importante d’Europa. Mi vergogno quando il Bayern Monaco viene qui al San Paolo. Ma io al San Paolo sono ospite. I tornelli li ho pagati io. Noi diciamo che siamo al 90esimo anno. Questa squadra è nata nel 2004, altro che 1926. Il Napolo non esisteva più, questa squadra potevo anche chiamarla Partenope. Sono andato da Caldoro, ho chiesto i fondi europei per mettere a posto lo stadio. Non l’ho visto più da allora. Ora abbiamo il nuovo presidente della regione che è molto in gamba. Ho bussato al sindaco di Pompei e di Ercolano perchè lì c’è la cumana, volevo fare un’accademia. Volevo costruire dieci campi regolamentari, una scuola, un albergo, palestre, piscine. Avevo semplicemente chiesto di darmi il terreno. Volevo investire 8 milioni di euro. Non ho più visto neanche loro. Il privato è sempre più veloce della pubblica amministrazione, ma deve essere messo in condizione di lavorare. È vero, gli italiani hanno la mano lunga, ma avrebbero potuto mettere dei supervisori a controllare il mio lavoro».

Sulla costruzione di dieci campi di calcio.
«Secondo voi perchè voglio fare dieci campi da calcio? Perchè voglio fare un’accademy di 5000 ragazzi da far crescere con i miei allenatori»

Sul progetto.
«Tengo molto a riportare questi ragazzi non solo alla legalità, ma anche all’integrazione. Per i bambini è fondamentale fare tesoro delle parole che Eduardo ci ha lasciato in eredità»

Il gran finale del presidente Aurelio De Laurentiis: 
«Io sono andato a vedere Soccavo, e poi l’altro grosso campo di Marianella. Premesso che lì c’è ancora di mezzo il Comune fino al 2019, ma c’è anche un soggetto che fa delle aste che chiede cifre non idonee. Sapete perché? Perché sa bene che soltanto il calcio Napoli può investire su quel territorio. Non è così semplice trovare una soluzione per fare campi da calcio. Bisogna riflettere prima di parlare. Quando il sindaco dice che voglio investire solo 20 milioni nello stadio, voglio dire che i miei soldi si basano su lavori basilari da fare allo stadio. In primis, penserei a risolvere il problema delle stalattiti di escrementi. Io non devo dimostrare niente a nessuno, mi fanno ridere quando mi dicono che devo dimostrare di avere i 20 milioni. Poi, io ho offerto 20 milioni, ma ci sono altri privati che farebbero arrivare la cifra a 50 mln. Vorrei rendere Fuorigrotta una zona vivibile non solo ogni 15 giorni. Volevo mettere a disposizione miei dottori per fare una clinica a disposizione della città e non mi è stato concesso. Da un giorno all’altro, mi posso anche stancare e ritirare l’offerta. Se la legge non funzione, andiamo da Renzi, e chiediamogli cosa dobbiamo fare per uscire da questo immobilismo. La mia parola è sacra, ho promesso al sindaco di fare la pista d’atletica da un’altra parte e gli farò anche nuove palestre al Collana. Vorrei fare anche una squadra femminile. Ammiro il sindaco perchè anche lui ha i suoi problemi all’interno della giunta. Invece di contrastarci, dovremmo parlare. De Laurentiis vuole il bene della propria squadra. Voglio che quando compro un top player non mi vergogni di portarlo allo stadio. Alcuni si lamentano perchè le mogli non possono andare in bagno a fare pipì. Io non vado mai in bagno al San Paolo, ho paura»

Al termine c’è stata una stretta di mano tra De Laurentiis e De Magistris. E anche con Luca De Filippo. 

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