La cena e le interviste raccontano la serenità dell’ambiente-Napoli

Parole e immagini che evidenziano la consapevolezza del Napoli rispetto alla propria forza: i calciatori parlano di scudetto, si respira un’aria lontana dall’autodefinizione di outsider.

La cena e le interviste raccontano la serenità dell’ambiente-Napoli

Dichiarazioni e suggestioni

Abbiamo osservato con attenzione le foto della serata a Villa D’Angelo, la cena di Natale anticipata nell’unica settimana certamente senza impegni – il Napoli giocherà martedì prossimo in Coppa Italia, poi eventualmente di nuovo tra Capodanno ed Epifania. Poi abbiamo letto le interviste di questi giorni, Diawara ieri e Mertens e Callejon stamattina. Insomma, abbiamo fatto due più due, sommando i dati di fatto delle dichiarazioni alle sensazioni. E non possiamo avere dubbi: il Napoli, inteso come corpus squadra-società, vive un momento di grande serenità.

Strano ma vero, quasi incredibile a dirsi: Sarri e i suoi ragazzi non vincono da tre partite (campionato e Champions), hanno fatto un punto in due match al San Paolo e sono stati “retrocessi” in Europa League. Non è un bel momento, anzi è probabilmente il primo vero periodo di difficoltà da un anno a questa parte. Eppure, tutto è vissuto con grande tranquillità, con equilibrio e realismo. Sì, perché rileggere le interviste di cui vi abbiamo parlato vuol dire anche trovare la consapevolezza rispetto a un momento complicato. Nessuno parla di calo fisico o di stanchezza, tutti però sottolineano di avere quasi “diritto” ad un periodo fisiologico di appannamento dopo un avvio a cento all’ora.

Insomma, il Napoli è un fronte comune. Nelle manifestazioni pubbliche, questa squadra è una squadra. Ieri, commentando le parole di De Laurentiis al Mattino, abbiamo applaudito la ricerca dell’armonizzazione da parte del presidente. Oggi apprezziamo ancora di più quanto questo sentimento di unione sia esteso, condiviso, quasi contagioso all’interno del Napoli. Il miglior viatico per continuare una stagione finora splendida, nonostante gli stop dell’ultimissimo periodo.

Scudetto

Proprio in virtù di questo, vogliamo andare oltre. E sottolineare come Mertens e Callejon (ma anche Diawara e tutti gli altri) abbiano di nuovo parlato in maniera chiara, limpida e puntuale di corsa-scudetto. Di lotta aperta, del Napoli come squadra candidata alla vittoria finale. Succede da inizio anno, ed è uno stagno in cui è facile e divertente sguazzare. Da anni l’ambiente napoletano coltiva la considerazione latente – ma sempre pronta – sull’eventuale successo tricolore, quest’anno c’è la storia del “patto” e allora la cosa si è ingigantita. Poi sono arrivati i risultati, quindici domeniche in testa alla classifica, insomma tutto è andato in una certa direzione.

Da parte del Napoli, però, abbiamo notato un atteggiamento nuovo, di assoluta consapevolezza rispetto alla possibilità di vincere. I tesserati del Napoli – forse solo Sarri è escluso da questo gruppo comportamentale – discutono con estrema lucidità di corsa-scudetto. Quasi come se la partecipazione del Napoli a questa gara nella gara fosse meritata, certa, addirittura scontata. È un comportamento forse rischioso, presuntuoso ma non arrogante. Che ci sorprende per ripetitività e sicurezza. Insomma, i calciatori azzurri sentono di esserci, di poter recitare un ruolo da protagonisti. Di avere la forza per farcela, quantomeno di poter essere all’altezza di correre fino alla fine. È una crescita non da poco, nata con il conforto dei risultati ma ancora non pienamente verificata a lungo termine, quando la pressione del primato diventa incalzante.

Come la Juventus

Eppure, proprio questo è il punto: il Napoli non è più in testa alla Serie A ma i calciatori parlano come se fossero della Juventus, hanno sdoganato le frasi del tipo “ci vediamo a maggio”. Come dire: sono consapevoli di avere gli strumenti non solo per tornare in testa, ma anche per restarci fino al termine del campionato. Gli uomini interni al Napoli sembrano impermeabili all’ambiente circostante e proseguono dritti lungo una strada lastricata di serenità, lucidità, coscienza rispetto alle proprie possibilità. È una condizione nuova, di isolamento rispetto a una città che fa sempre fatica a definirsi oltre la dimensione dell’underdog, dell’outsider. Anzi, che quasi abbraccia volentieri questo tipo di definizioni. Il Napoli, oggi come oggi, sta andando oltre questa configurazione. Per fortuna, ci viene da dire.

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