Pagelle – A De Bruyne il pacileiano 3,5. Conte ridotto a Calzona
Nel salutare il contropiedista Sarri, ricordiamo che i remake sono sovente penosi. Conte e il tic populista di attaccare i giornalisti

Napoli's Belgian midfielder #11 Kevin De Bruyne controls the ball during the Italian Serie A football match between Napoli and Lazio at the Diego Armando Maradona stadium in Naples on April 18, 2026. Carlo Hermann / AFP
Le pagelle di Napoli-Lazio 0-2, a cura di Fabrizio d’Esposito
MILINKOVIC-SAVIC. La crisi energetica dello Stretto di Hormuz, provocata dalla guerra trumpiana contro l’Iran, colpisce addirittura il Napule contiano, del tutto molle, immobile, depresso, stanco e orrendo. Battute a parte, lo psicocalcio è questione antica e in questo caso è fisiologico: gli azzurri dopo aver ammainato il tricolore a Parma fanno diventare Conte come un Calzona qualunque. Succede. E così a distanza di un anno e mezzo dall’ultima sconfitta casalinga, la Lazio del sarrismo che rinnega se stesso, cioè senza possesso palla, vince per due a zero. Ma oggi avrebbero vinto anche il Pisa ultimo in serie A o il Venezia primo in classifica in serie B. Detto tutto questo, il barbuto Zio Vanja merita l’unica sufficienza odierna, se non altro per il rigore respinto – 6
BEUKEMA. Per tutti c’è nulla da commentare a livello tecnico, i giudizi sono lapidari. Ché la cabeza vuota è un fenomeno collettivo. Su Sam l’Olandese: dalle sue parti, Zaccagni fila che è una bellezza – 4
BUONGIORNO. Il rigore e il secondo gol della Lazio principiano da due suoi errori – 3
OLIVERA. Mati Lento Pede accumula ancora chilometri e vari errori – 4,5
POLITANO. Fa parecchia ammuina, dando l’illusoria sensazione di vitalità, ma la stragrande maggioranza dei suoi traversoni e corner è a schiovere – 5
MAZZOCCHI dal 72’. Il suo ingresso rassegnato è mazzarrismo puro – senza voto
LOBOTKA. Quant’è sciatto il suo passaggio per Buongiorno, quando i sarriti-lotitiani si vanno a prendere il rigore, sintomo estremo di una orizzontalità indecente che non porta da nessuna parte. Come ai tempi di Mister Veleno, e abbiamo detto tutto – 3,5
GIOVANE dal 63’. Viene da domandarsi perché anche il neofita Giovane sia senza energia, né voglia alcuna – 4
ANGUISSA. Da tappo (col Parma) a macigno che ostruisce ogni potenziale sentiero azzurro – 3,5
ELMAS dal 45’. Vagante senza meta. Si adegua al vuoto psicocalcistico dei compagni – 4,5
SPINAZZOLA. La sinistra effimera, e sempre in ritardo. La sua onestà gli fa onore, nel dopo partita: “Si è spenta la fiammella (per vincere lo scudetto, ndr) e abbiamo mollato”. Si era capito comunque – 4
GUTIERREZ dal 63’. Un’anticchia meglio rispetto a Zio Spina- 5
DE BRUYNE. Abulico – 3,5
ALISSON SANTOS dal 45’. Una scossa vana, anche se talvolta si perde nei suoi dribbling. In ogni caso guai a quella squadra che si aggrappa all’uomo della Provvidenza di turno – 5
McTOMINAY. Tristemente impotente – 4,5
HOJLUND. Non riesce mai a trattenere una palla che sia una. Imbarazzante – 3,5
CONTE. Quasi certamente il nuovo tormentone sul suo futuro ha dato un contributo importante alla depressione dei giocatori. Tuttavia, va precisato che è stato l’amico Aurelio (amico suo) a sfidarlo pubblicamente sulla permanenza o meno in panca. Di tutta risposta, Conte ha detto che gli parlerà in privato. Per il resto, un sibillino “Dio vede e provvede”. Fatto sta che il Napule di oggi è stato orrifico: le statistiche dicono che da 21 anni non faceva un tiro in porta in una partita casalinga. E i giornalisti non c’entrano nulla, prendersela con loro perché registrano indiscrezioni su di lui o sui giocatori “vecchi” è un tic da tifoso populista. A proposito di populismo. L’unica nota positiva della serata viene dall’ex esteta oggi contropiedista sulla panchina della Lazio: “Tornare a Napoli è un’eventualità molto remota”. A prescindere da come la si pensi, sarriti o no, i remake nel calcio sono sovente penosi. Fa piacere, però, che nel frattempo il presunto marxista Sarri si sia dato alla poesia. Interrogato per l’ennesima volta sui novantuno punti più belli della storia del calcio, “ma senza vincere nulla” per sua stessa ammissione, ha detto: “Conta il viaggio meraviglioso che abbiamo fatto”. Questo è il Kavafis di Itaca, laddove il viaggio prevale sulla meta. Poetico, appunto. Ma noi preferiamo comunque arrivare a Itaca. Dal 2023 a oggi è accaduto due volte ed è stato poetico lo stesso, persino con l’odiato e pragmatico Conte – 4
ARBITRO ZUFFERLI. Meno inglese degli altri, e questo è un bene – 6